Ultimate Spider-Man. Curva d’apprendimento

La seconda raccolta contiene sei storie uscite nel 2001 – quelle comprese fra l’8 e il 13 – e il primo Marvel Team-Up, disegnato da Matt Wagner e con protagonisti Wolverine e Sabretooth.
Nell’introduzione, Bill Jemas ricorda come il nuovo inizio sia nato dall’esigenza di svecchiare personaggi nati come teen-agers e cresciuti fino ad avere moglie e figli. Back to the Roots (ritorno alle radici) è la formula che sintetizza la linea Ultimate, finalizzata a interpretare la modernità senza rinunciare all’intuizione originale: “supereroi con superproblemi”. È il senso di colpa a muovere questi personaggi; l’attualità sta nel fatto, ad esempio, che il ragno che morde Peter Parker non è radioattivo (l’incubo dei primi anni Sessanta) ma “geneticamente modificato”.

Brian Michael Bendis e Mark Bagley hanno la possibilità di attingere alle storie delle origini dilatandone e comprimendone i tempi. Quello che Lee e Ditko raccontarono nelle prime 20 tavole, lo ripresentano in 140, offrendo molto più spazio al contesto e alle caratterizzazioni dei personaggi di contorno. Ma lo scrittore sorprende il lettore anticipando un punto nodale dell’epopea, quando Peter confessa il suo segreto a Mary Jane.

Peter Parker vive con la zia rimasta vedova, avverte il bisogno di aiutarla guadagnando qualcosa, le chiacchiere dei compagni di classe lo spingono a vendere fotografie dell’Uomo Ragno al Daily Bugle. Già al primo appuntamento al giornale, Bendis trova il modo di legare il protagonista a quell’ambiente con un piccolo contratto da webmaster (aiuta Betty Brant, che non ha grande dimestichezza con il computer). Molto efficace la telefonata senza parole della zia May a J.J. Jameson.
Frequentando il Bugle e potendo consultare gli archivi, Peter si rende presto conto che la malavita newyorkese è dominata da Wilson Fisk, detto Kingpin, e che questo criminale appare intoccabile. Capisce, altresì, che la figura dell’Uomo Ragno va attaccata sempre e comunque, secondo J.J. Jameson.
Di Bagley non mi piacciono i volti, i segni che definiscono i lineamenti, ma il suo Kingpin risulta molto potente.
Il primo combattimento dell’Uomo Ragno contro Electro, sgherro di Kingpin, finisce in una catastrofica sconfitta. Smascherato, gettato da una finestra del grattacielo di Kingpin, si salva a stento, e comincia a capire che l’impulsività va governata, deve smetterla di essere presuntuoso e superficiale, deve imparare ad analizzare le situazioni, a prevenire i pericoli, a cogliere gli avvisi che gli manda il “senso di ragno”…

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2 risposte a Ultimate Spider-Man. Curva d’apprendimento

  1. Pratt scrive:

    Con un tipico snobismo da true believer ho sempre rifiutato di seguire la linea Ultimate. Anzi, dirò di più; qualche giorno fa ho maturato l’idea che l’universo Marvel in realtà è terminato con Onslaught . Niente Rinasciverso (orrore), niente Civil War nè Secret Invasion (peccato, era una buona idea però). Bucky l’ho conosciuto solo tramite flash back della ww2 e non può essere sopravvissuto, tenuto in animazione sospesa dai russi, per poi farsi uccidere nei panni di Cap dalla figlia del Teschio Rosso. Norman Osborn è morto quando ero ragazzino, e non può essere diventato l’uomo più potente della terra. Peter ha coronato il suo sogno d’amore con MJ e non è mai intervenuto Mefisto a cancellare tutto con uno schiocco
    di dita. No, i super eroi hanno chiuso la loro storia nel 1996, insieme alla mia lunga adolescenza. Le storie successive sono solo un interminabile What if.

  2. Rudi scrive:

    Invidiabile punto di vista.
    Riuscire a datare la fine della propria adolescenza, è una conquista non da poco.

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