London 2012, la Quindicesima
11 agosto 2012 Lascia un commento
Russia-Bulgaria, prima semifinale del volley: accendo quando i russi hanno già vinto il primo set, stanno 15-11 nel secondo, e arriva un altro muro pesantissimo, l’ottavo dice il telecronista; seguono altre schiacciate micidiali (Mikhaylov, Tetyukhin, Khtey), finisce 25-15. Ai bulgari non entra una battuta, finora erano stati i migliori in questo fondamentale.
Ufficialmente, l’allenatore dei bulgari è Naydenov, ma nei time-out è un altro a parlare: si chiama Camillo Placì, è italiano, anzi salentino, e appare tutt’altro che remissivo. Al suo miglior battitore, Sokolov, che non ne azzecca una, dice: “Tanto vale se colpisci quel giornalista antipatico, in fondo alla sala”. I suoi ridono, forse la partita non è finita. Infatti, il terzo set viaggia in alternanza (10-13, 16-15, 18-20, 22-22), finché sul primo set point il bulgaro Nikolov piazza un ace.
Passo alla pallanuoto, la Croazia è praticamente in finale, 7-3 sul Montenegro verso la fine del terzo quarto.
Di nuovo sul volley, l’allenatore russo ha cambiato palleggiatore (il biondo Grankin mi sembrava ottimo), i bulgari rimontano tre punti di scarto, pareggiano a 18, poi a 22, ma un paio di muri scavano il solco decisivo: 25-23.
I russi sono bravi. Sono battibili. Spero di poter tifare Bulgaria per il bronzo.
Un’altra Russia gioca la semifinale del basket, contro la Spagna dei Gasol.
Il primo tempo è una fiera degli orrori: 12-9 per i russi, 3/15 al tiro per gli spagnoli.
Taekwondo, so solo che si prendono a calci: Mauro Sarmiento perde la semifinale contro lo spagnolo Garcia, che gli infligge il colpo decisivo a 2” dalla fine.
Fra Russia e Spagna, il punteggio dice tutto: 31-20 alla fine del secondo quarto, gli spagnoli non vedono il canestro, la difesa degli uomini di Blatt è ossessiva, ma non aver chiuso la partita a questo punto si rivelerà catastrofico.
Infatti, nel terzo quarto, la Spagna comincia a insaccare triple (5 su 7), segna 26 punti in 10’ e pareggia a 46 (Ettore Messina ha già capito benissimo come andrà a finire).
Anton Ponkrashov è il cambio di Shved, gioca molto meglio del titolare, ma nemmeno lui è in grado di arginare Calderòn, Kirilenko sbaglia l’impossibile, la Spagna scavalca, allunga, va a vincere con facilità irridente.
Comincia la partita-clou della giornata: Italia-Brasile per arrivare alla finale del volley. Comincia male, con 4 attacchi vincenti di uno dei brasiliani meno celebrati (Wallace), l’Italia reagisce, 6-6, poi 10-10…
4×100 maschile semifinali: Italia ottava (cioè ultima), Giamaica 37”39 senza Bolt…
Bruno trasforma in alzate qualunque cosa, Sergio raccoglie ogni palla vagante, l’antipatico Dante mura, Murilo è una certezza, Wallace la sorpresa: il Brasile scappa: 17-21, infine 20-25 su servizio sbagliato di Savani.
5000 donne: 3 etiopi contro 3 kenyane, favorite Dibaba e Cheruyot, gara tattica fino ai 3400, quando Dibaba prende la testa e il gruppo si sfilaccia, si staccano una alla volta, restano in sei, le sei che si prevedeva, quel che non si prevedeva è che andasse a vincere Meseret Defar, l’etiope che aveva trionfato ad Atene, otto anni fa (Cheruyot seconda, Dibaba terza).
Il secondo set del volley è un massacro: 12-25, di nuovo la chiusura coincide con una battuta sbagliata di Savani… Comincia il terzo, temo sarà l’ultimo, però l’Italia parte bene: 8-6. Solo che dall’altra parte c’è Murilo, il Kiraly dei nostri tempi, Bruno ora lo cerca più spesso, Lasko e Savani si fanno murare uno dopo l’altro, Zaytsev è in una di quelle sere in cui lo sguardo diventa acquoso. Sul 16-21, timida reazione, ma finisce 21-25, proprio su ace di Murilo. Una disfatta.
4×100 donne, qui il duello è fra giamaicane e statunitensi, e c’è un record da cancellare, il 41”37 corso dalle ragazze della DDR nel lontano ottobre 1985.
Vincono le “rosse” americane (Tianna Madison, Allyson Felix, Bianca Knight e Carmelita Jeter): Felix corre una curva spettacolosa, lanciata la Jeter è insuperabile, le quattro chiudono con uno stupefacente 40”82. sei decimi (6 metri) meglio delle giamaicane.
Tatyana Lisenko, russa, stravince il lancio del martello.
Arriva la notizia dalla pallanuoto: il Settebello ha battuto anche la Serbia e giocherà la finale con la Croazia di Rudic.
Strano si corrano a distanza di mezzora, le finali dei 1500 e dei 5000, due gare non così diverse. La differenza si vede nel risultato: clamorosa doppietta delle mezzofondiste turche, Cakir Alptekin precede la connazionale Bulut, terza la Jamal, una delle due etiopi che ha preso la nazionalità del Bahrein.
Nel salto con l’asta, il favorito francese Renaud Lavillenie sembra senza concorrenti già a 5.85, invece una coppia di tedeschi (Otto e Holzdeppe) scavalca a sorpresa i 5.91, che Lavillenie sbaglia. Costretto a giocarsi tutto sui 5.97, il francese sbaglia il primo salto, ma azzecca il secondo, e trionfa.
Sul podio, Defar piange mentre suono l’inno etiope, piange come Felix Sanchez, il dominicano dei 400 hs, con cui condivide la rarissima esperienza di aver rivinto il titolo olimpico a otto anni di distanza.
Si chiude con la 4×400 uomini, ed è il quartetto delle Bahamas a rinsaldare il dominio caraibico sulla velocità, scavalcando gli Usa che erano primi fino ai 370 metri; terzi, i corridori di Trinidad e Tobago, ultimo il Sudafrica di Pistorius.
Il Dream Team II giocherella contro l’Argentina, Carmelo Anthony allarga il fossato con tre triple consecutive, queste esibizioni di strapotenza ormai mi annoiano.
Un bronzo afgano e un bronzo per il Bahrein, un oro lettone e un oro per le Bahamas: mente gli Usa staccano la Cina, la Russia scavalca la Corea del sud, l’Italia tiene a fatica il decimo posto, i Paesi medagliati sono già 82, e la possibilità di superare Pechino (88) torna a farsi concreta.

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