Gatsby e il Sogno Americano (4): da Fitzgerald a Redford, a DiCaprio

Le vicende raccontate nel romanzo sono ambientate nell’estate del 1922, due anni prima era stato approvato il XVIII emendamento, innescando il Proibizionismo, il divieto di vendere, produrre e importare bevande alcoliche.
Siamo in piena Età del jazz, nei Roaring Twenties, i “ruggenti Anni Venti”, un’epoca di impetuoso sviluppo industriale. Fitzgerald sembra cogliere in anticipo il senso di fine di un’epoca, la perdita di illusioni di una generazione, proprio mentre quell’epoca sfolgorava di luci e nessuno pensava che il benessere potesse bruscamente finire.

Nick Carraway – la voce narrante – si è trasferito vicino a New York per lavorare in Borsa. Abita in una piccola casa a Long Island, accanto al magnifico palazzo edificato da Jay Gatsby, un uomo ricco quanto misterioso, celebre per le sue magnifiche feste, ogni sabato sera.
Le leggende sull’origine della ricchezza di Gatsby si colorano di tinte fosche (omicidi, spionaggio, eredità misteriose), ma nessuno sa davvero chi sia e da dove provenga.

Fitzgerald scrive che, nel corso della festa, mentre Nick gira fra le stanze del palazzo, a un tratto, un coetaneo attira la sua attenzione; le loro facce si erano già incrociate, sul fronte francese, nel 1918.
È Gatsby. “Sorrise con un’aria comprensiva, molto più che comprensiva. Era uno di quei sorrisi rari, dotati di un eterno incoraggiamento, che si incontrano quattro o cinque volte nella vita”.
Fin da principio, Gatsby chiama Nick “vecchio mio”. Più tardi, rimane a parlare a lungo con Jordan Baker. Nell’andarsene, Nick vede quanto sono ubriachi alcuni partecipanti alla festa.
“Perdetti un po’ di vista Jordan Baker; poi, verso la metà dell’estate, la ritrovai. Dapprima fui lusingato di andare in giro con lei perché era una campionessa di golf e tutti la conoscevano. Poi vi fu qualcosa di più. Non ero proprio innamorato, ma provavo una specie di tenera curiosità”.

Tobey-Maguire-e-Elizabeth_Debicki-Il-grande-Gatsby

Jordan riservava al mondo “una faccia altera e annoiata”, “evitava per istinto gli uomini intelligenti e scaltri” ed era “incurabilmente disonesta”. La reciproca attrazione è evidente;. Nick sa di conservare un debole legame sentimentale con una ragazza del suo paese, e scrive una lettera per troncarlo: “Ciascuno si sospetta dotato di almeno una delle virtù cardinali, ed ecco la mia: sono una delle poche persone oneste che io abbia mai conosciute”.

ROBERT ARMSTRONG. Giornalisti al cinema 87: BIG NEWS. 1929 Gregory La Cava

87 Robert Armstrong - Big News - 1929 Gregoy La Cava

MICHAEL CAINE. Giornalisti al cinema 86: THE QUIET AMERICAN. 2002, Philip Noyce

86 Michael Caine - The Quiet American - 2002 Philip Noyce

Gatsby e il Sogno Americano (3): da Fitzgerald a Redford, a DiCaprio

Ho visto ieri sera – ne scriverò presto – il Gatsby di Baz Luhrmann, e mi è piaciuto. A parte il pretesto narrativo, peraltro ininfluente, si tratta di una versione assolutamente fedele a Fitzgerald.
DiCaprio appare dopo 27 minuti.
Singolare coincidenza: sia DiCaprio che Redford avevano circa 38 anni quando interpretavano Jay Gatsby.

the-great-gatsby-character-mapNick Carraway conosce presto l’amante di Tom; è lo stesso Tom a volergliela presentare. Si chiama Myrtle, è sposata da undici anni con un meccanico, Wilson, non ha una briciola del fascino di Daisy, “era sui trentacinque anni e leggermente grassa ma aveva un portamento sensuale … c’era in lei una vitalità subito percepibile come se i muscoli le vibrassero di continuo sotto la pelle”. L’unico a non sapere come stanno le cose sembra, appunto, il marito.

A New York, Nick è coinvolto controvoglia (finirà ubriaco, per la seconda e ultima volta in vita sua) in una serata con Tom e Myrtle, la sorella di lei, Catherine, e un’altra coppia, nell’appartamento che Tom ha affittato per i loro incontri.
Appare inconcepibile che Tom e Myrtle proseguano la loro vita di sotterfugi, quando è evidente che non amano più i rispettivi coniugi.
L’alcool e l’atmosfera surriscaldata portano Tom e Myrtle a litigare, lei urla più volte il nome di Daisy, lui “le ruppe il naso col palmo della mano”.

Ci avviciniamo all’entrata in scena del misterioso protagonista: “Nelle notti estive giungeva la musica dalla casa del mio vicino. Nei suoi giardini azzurri uomini e donne andavano e venivano come falene fra bisbigli e champagne e stelle”.
La piscina, la grande spiaggia privata, l’enorme villa, le luci sfavillanti, i principeschi banchetti, le casse di arance e limoni, le orchestre… un incredibile scialo di denaro. “La prima sera che andai nella casa di Gatsby ero probabilmente uno dei pochi ospiti veramente invitati. Le persone non erano invitate: andavano … A volte arrivavano e partivano senza neanche aver conosciuto Gatsby, venivano alla festa con un’ingenuità che costituiva da sola il biglietto d’ingresso”.

CHARLIE CHAPLIN. Giornalisti al cinema 85: CHARLOT GIORNALISTA. 1914, Henri Lehrman

85 Charlie Chaplin - Charlot giornalista 1914 Henry Lehrman

Gatsby e il Sogno Americano (2): da Fitzgerald a Redford, a DiCaprio

Fitzgerald nacque a St. Paul (Minnesota) il 24 settembre 1896, da una famiglia di commercianti; cattolico (abbandonò la religione a ventun’anni); non era uno studente brillante e non riuscì a laurearsi a Princeton, che frequentò dal 1913 al 1917; divenne sottotenente ma non partì per il fronte.
Nel 1918 conobbe Zelda Sayre, se ne innamorò, ne fu lasciato, la riconquistò (nel 1920). L’unica figlia, Frances Scott (detta Scottie) nacque nell’autunno 1921. Fra il 1922 e il 1924 vissero a Long Island. Poi si stabilirono in Francia. La prima edizione de Il grande Gatsby uscì nel 1925.
Zelda Sayre e Francis Scott Fitzgerald

Nel 1930, il primo ricovero di Zelda, nel 1932 la diagnosi: schizofrenia. Dopo aver vissuto per anni al di sopra dei loro mezzi, la coppia finì quasi in miseria. Nel ‘37, Fitzgerald accettò un lavoro a Hollywood, dove morì il 21 dicembre 1940; Zelda morì il 10 marzo 1948, nell’incendio della clinica dove era reclusa.

Nel romanzo, Nick Carraway descrive la sua giovinezza, la solida educazione ricevuta, la laurea, la volontà di andarsene a New York, dove trova lavoro come agente di Borsa. Non dispone di grandi mezzi, e trova casa lontano da Wall Street, sulla spiaggia di Long Island, accanto a un’enorme villa, che si rivelerà essere di Jay Gatsby.
Nick riceve un invito dalla cugina Daisy e dal marito, Tom Buchanan. Entrambi ricchissimi, si erano sposati quattro anni prima e avevano una bambina. Tom era stato un campione di football, all’Università; ora vivevano nel lusso, sul lato opposto della baia, “sospinti qua e là, irrequieti, dovunque qualcuno giocasse al polo e fosse ricco”.
Tom è un uomo massiccio, muscoloso, che emana potenza e aggressività; Daisy e la signorina Jordan Baker appaiono a Nick “vestite di bianco e con le gonne fluttuanti e drappeggiate come se fossero appena ritornate da un breve volo intorno alla casa”.
Jordan è dotata di un notevole fascino, “snella e dal portamento eretto”, di solito stava “col mento sollevato come se vi tenesse in equilibrio qualcosa in procinto di cadere”; gioca a golf. È da Jordan che esce per la prima volta il nome di Gatsby; Nick, Daisy e Tom non sanno chi sia, ma tutti hanno sentito parlare delle sue leggendarie feste. Rientrato a casa, Nick intravede Gatsby.

Gatsby e il Sogno Americano (1): da Fitzgerald a Redford, a DiCaprio

Nick Carraway, trentenne che viene dal West (Minnesota, come Fitzgerald) racconta l’indimenticabile estate in cui conobbe Jay Gatsby, a Long Island, New York. Nick descrive un mondo che non gli appartiene, ma al quale aderì spensieratamente, nei tre mesi in cui frequentò il misterioso Gatsby, Daisy e Tom, e gli parve di essere innamorato di Jordan Baker.
The Great Gatsby coverFranco Cordelli, in un’acuta introduzione al romanzo, scrisse che Gatsby “assume su di sé la colpa – e la sua espiazione – dell’impossibile sogno americano: coniugare ricchezza e innocenza”.

La struttura della storia: nove capitoli, divisi in tre parti.
Nella prima parte, Nick definisce la cornice, fa entrare in scena i personaggi e anticipa la conclusione; la seconda parte è concentrata su Gatsby, chiarisce il suo passato, illumina il suo sogno di riconquistare Daisy; la terza parte è la fine del sogno, e il ritmo, fino ad allora languido e sognante, diventa concitato.
Nick è un “testimone coinvolto nell’emozione … il pendolo tra le due metà dell’anima americana – la complessità dei sentimenti e la semplicità delle azioni e della concezione della vita”.
Gatsby emerge come un “eroe enigmatico, non positivo né negativo, un goffo, sgargiante paladino romantico”, che tenta di inserirsi nel mondo dorato di Daisy, ma ne viene tragicamente respinto.

KATRIN CARTLIDGE. Giornalisti al cinema 84: NO MAN’S LAND. 2001, Boris Tanovic

Katrin Cartlidge - No Man's Land - 2001 Boris Tanovic

JASON PATRIC. Giornalisti al cinema 83: SLEEPERS. 1996, Barry Levinson

Jason Patric - Sleepers - 1996 Barry Levinson

PETER BRECK. Giornalisti al cinema 82: IL CORRIDOIO DELLA PAURA. 1963, Samuel Fuller

82 Peter Breck - Il corridoio della paura - Samuel Fuller 1963

Iron Man 3 [7] Shane Black [XVI]

Filologi e malati di continuity impazziranno davanti al capovolgimento di senso del Mandarino, il più antico dei nemici di Iron Man, ma questo terzo capitolo si rivela pieno di idee, gli autori si sono presi dei rischi pur di rinnovare la bontà della messa in scena di questo supereroe marvelliano.
Uno dei più monocordi – sulla carta. Giustamente infragilito, grazie a ottime scelte di sceneggiatura e di casting – Rebecca Hall e Guy Pierce, oltre a Robert Downey jr., Don Cheadle e Gwyneth Paltrow: quanto a Ben Kingsley, parodia di terrorista islamico, può finalmente divertirsi a gigioneggiare…

Iron Man 3

Tecnologia e autoironia sono le cifre su cui si fonda l’alter ego di Tony Stark. E Shane Black – sceneggiatore di Arma letale 1 e 2 – sceglie di puntare più su Tony Stark che su Iron Man.
Dentro l’armatura è potentissimo, quasi invulnerabile, fuori può cadere in preda al panico, costretto a chiedere aiuto persino a un bambino (la cui famiglia ricorda quella di chi accolse E.T.).
Fra le tante trasposizioni supereroistiche, questa è quella che mostra di scegliere con più decisione il tono della commedia. Non mancano – né potrebbero mancare – le scene di battaglia computerizzate, esplosioni e raggi repulsori, gli effetti speciali da lasciare a bocca aperta (fantastica la distruzione della casa sull’oceano).
Altra scena mirabile, quella in cui Tony trascina l’armatura come Django trascina la casa da morto.

E non mi pare privo di senso che stavolta il patriottismo non ottenga alcuno spazio, anzi il fulcro del tradimento si annidi proprio al culmine del potere americano.

JEAN-LOUIS TRINTIGNANT. Giornalisti al cinema 81: L’ATTENTATO. 1972, Yves Boisset

Jean-Louis Trintignant - L'attentato - Yves Boisset 1972

Quando andavo a Cannes

Nel 1994 e nel 1996 sono andato al festival sulla Croisette.
Non avevo accrediti, facevo lunghe file per andare a vedere film che speravo sorprendenti alla Semaine de la critique o nella Quinzaine des réalisateurs. Ho imparato che i festival sono molto faticosi e che circola molta paccottiglia.
Nel maggio ’96 vidi 9 film in 2 giorni e mezzo (nessuno è mai uscito nelle sale italiane). Eccoli, con i voti da 1 a 5.

Le Mille et une recettes du cuisinier amoreux
Nana Djordjadze, Georgia – 1 h 40’
Pierre Richard, Nino Kirtadze, Michelinie Presle, Jean Yves Gautier
Un cuoco francese si innamora di una ragazza georgiana, il suo “fiuto” per gli odori salva la vita del Presidente e gli consente di aprire un meraviglioso ristorante a Tbilisi. Sono tutti felici, purtroppo arrivano i comunisti, brutti, sporchi e cattivi: requisiscono tutto, cantano l’Internazionale da ubriachi, perseguitano l’arte culinaria, e alla fine lui si suicida col mercurio. Voto: 1

Parfait amourParfait amour
Catherine Breillat, Francia – 1 h 50’
Isabelle Renauld, Francis Renaud
Una splendida quarantenne (chirurgo oculista) si innamora, ricambiata, di un giovanotto perennemente arrapato. Gelosie reciproche. Lei ha una figlia dell’età del ragazzo. La tragedia procede ineluttabile (pare sia una storia vera), nella meticolosa ricostruzione dei fatti, come una malriuscita ricopiatura del Kieslowski del Quinto comandamento. Lui la violenta con un manico di metallo, lei lo irride e lui le ficca 35 pugnalate. Voto: 2

Flame
Ingrid Sinclair, Zimbabwe – 1 h 30’
Marian Kunonga, Ulla Mahaka
Il contributo delle donne alla lotta di liberazione della Rhodesia. Quasi tutti i neri sono buoni, tutti i bianchi sono odiosi. Due amiche condividono la trincea, i pregiudizi e le avances dei “compagni” maschi, le delusioni del dopoguerra, ma hanno imparato a darsi forza reciprocamente. Ne deriva un femminismo un po’ retorico, ma spesso emozionante, specialmente quando i neri si mettono a cantare. Voto: 4

Pasajes
Daniel Calparsoro, Spagna – 1 h 30’
Najwa Nimri, Charo Lopez, Ion Gabella, Alfredo Villa
Prodotto dal fratello di Almodòvar, Agustin. L’ambiente è quello del sottoproletariato di una città portuale. La protagonista (lesbica) se la cava con piccoli furti, ma intanto sogna il grande amore: una donna con le scarpe col tacco (verdi). La trova. La convince a vivere insieme. Le circostanze le separano. Onirico, spesso a sproposito (ma non escludo di aver perso qualcosa nella traduzione). Voto: 2

Edipo Alcalde
Jorge Ali Triana, Colombia – 1 h 40’
Jorge Perugorria, Angela Molina, Francisco Rabal
Ennesima quanto inutile variazione sul tema del mito di Edipo, trasportato nel sudamerica delle guerre civili: persino Garcia Marquez ha collaborato alla sceneggiatura. Lui, l’Alcalde, era il protagonista di Fragole e cioccolato; lei è l’inconsapevole, sventurata madre. Un proiettile vagante è all’origine dell’incesto e dell’impazzimento che ne consegue. Voto: 2

Jeunesse sans Dieu
Catherine Corsini, Francia – 1 h 21’
Marc Barbe, Roland Amstutz, Samuel Dupuy, Estelle Perron
Fine degli anni Trenta, probabilmente in Alsazia: il solito insegnante democratico si trova a dover contrastare il nazismo incipiente. Fra gli allievi, ce n’è uno che mette in pratica il mito del superuomo, al di là del bene e del male. Uccide un compagno, fa ricadere la colpa su una povera ragazza, ma in realtà fa di tutto per farsi scoprire. Infine, dopo aver rivelato (anche lui) tendenze incestuose, si suicida. Voto: 2

Sous-sol
Pierre Gang, Canada – 1 h 30’
Louise Portal, Isabelle Pasco, Richard Moffat, Patrice Godin
L’oggetto d’amore di Cyrano, qui è la vicina di casa di una famiglia in cui il ragazzo, dodicenne, è rimasto traumatizzato dalla morte del padre: la sera prima, aveva spiato un rapporto sessuale con la madre, concludendo che era quella la causa della morte. Il ragazzo è molto simpatico, per come intralcia la madre nei suoi tentativi di rifarsi una vita. Voto: 3

Kids ReturnKids Return
Takeshi Kitano, Giappone – 1 h 47’
Ken Kanto, Masanobu Ando, Leo Morimoto, Hatsuo Yamaya
Una specie di Rusty il selvaggio: racconto corale, con una classe di liceali che cercano una collocazione sociale. Due di loro la trovano nel pugilato; altri in lavori mediocri; uno nella mafia yakuza. Voltandosi indietro, due sopravvissuti, ripetutamente sconfitti, si considerano tuttavia fortunati, pensano che ai più giovani non potrà che andare peggio. Il rock nipponico è quasi imbarazzante. Voto: 3

Le Cri de la soie
Yvon Marciano, Francia – 1 h 30’
Marie Trintignant, Sergio Castellitto, Anénome
Primi del secolo: uno psichiatra entra in contatto con uno strano caso di feticismo, una donna che arriva all’orgasmo solo strofinandosi con la seta. Lei è bellissima anche in manicomio. Lui la studia, se ne innamora, scrive libri sul rapporto fra erotismo, civiltà e abbigliamento, trova il tempo per fare la guerra in Marocco, fa innamorare la segretaria e una modella; infine diventa cieco. Melodramma che finisce in suicidio (il quarto, in nove film). Voto: 2

ORSON WELLES e JOSEPH COTTEN. Giornalisti al cinema 80: QUARTO POTERE. 1940, Orson Welles

Orson Welles e Joseph Cotten - Quarto potere - 1940 Orson Welles

STEPHEN DILLANE. Giornalisti al cinema 79: BENVENUTI A SARAJEVO. 1997, Michael Winterbottom

Stephen Dillane - Benvenuti a Sarajevo - 1997 Michael Winterbottom

CLARK GABLE. Giornalisti al cinema 78: CORRISPONDENTE X. 1940, King Vidor

Clark Gable - Corrispondente X - 1940 King Vidor

Laura, Otto Preminger, 1944

Ad appena un anno di distanza dall’uscita, il romanzo fu adattato per il cinema. Otto Preminger, allora produttore presso la Fox, riuscì a sostituire Rouben Mamoulian alla regia.

Laura è la meravigliosa, conturbante Gene Tierney.

Laura - Gene Tierney

Dana Andrews interpreta McPherson, la parte di Lydecker venne affidata a Clifton Webb, ex ballerino fino ad allora noto solo come interprete di testi teatrali, infine Shelby era Vincent Price, che in seguito diverrà famoso come protagonista di molti classici dell’horror. A dirigere la fotografia, Preminger volle Joseph LaShelle che portò a casa l’unico Oscar (cinque nominations).

Il 52enne Waldo non corrisponde all’attore che lo impersona: nel romanzo è alto un metro e 90 e molto voluminoso (“obeso” e “flaccido”). Nel film, il detective non zoppica per una ferita d’arma da fuoco. Anche il ritratto di Laura – appeso nel suo salotto – è descritto in modo diverso: scialbo e pretenzioso nel romanzo, molto bello e somigliante nel film.

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