425, mi ricordo
1 marzo 2013 Lascia un commento
Mi ricordo il ritorno in scena dei Tuxedomoon nel piccolo teatro di Longiano.
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1 marzo 2013 Lascia un commento
Mi ricordo il ritorno in scena dei Tuxedomoon nel piccolo teatro di Longiano.
17 febbraio 2013 7 commenti
Non so quanto costi un cd appena uscito, una ventina di euro o qualcosa di più. Ma, come sapete, salvo rare eccezioni non saprei cosa acquistare.
Invece, per 17,45 euro complessivi, mi sono fatto spedire 4 album – anzi 4 ristampe masterizzate con bonus tracks – usciti fra il 1968 e il 1970; eccoli, in ordine di uscita:
“Aretha: Lady Soul” è l’album che contiene “Chain of Fools” e “A Natural Woman”; in quel 1968 Aretha comincia a vincere i Grammy, lo farà per otto anni consecutivi, e il nativo Stato del Michigan finirà per dichiarare la sua voce «una meraviglia della natura».
“The Band”, invece, è il secondo album del gruppo di Robbie Robertson e Garth Hudson; esce nel 1969, facendo seguito a quel “Music from Big Pink”, registrato insieme a Dylan in una grande casa rosa di Saugerties, New York. Di questo secondo album fanno parte, fra l’altro, “The Night They Drove Old Dixie Down” e “Up on Cripple Creek”.
Poi, ecco “Live/Dead”, 75 minuti dei migliori Grateful Dead, sei lunghe suite incanalate da Jerry Garcia e Phil Lesh verso l’immortalità dei live, suggellata dal caleidoscopio cangiante di “Turn On Your Love Light”, fino a chiudersi con un breve, struggente traditional, “And We Bid You Goodnight”.
Infine, fra questi il mio preferito: “Stephen Stills”, primo album solista del texano uscito dai Buffalo Springfield, collocato fra “Deja vu” e “Four Way Street”, con la partecipazione straordinaria di Hendrix e Clapton, Ringo Starr e Rita Coolidge, Crosby e Nash.
Senza polemiche, per 17,45 euro che musica del XXI secolo avrei dovuto preferire?
1 febbraio 2013 20 commenti
Un tempo ero un appassionato di musica, leggevo riviste, spendevo metà paghetta in dischi, andavo a concerti. Cosa ascoltavo?
Possiedo 30 album di Dylan e Robert Wyatt (Soft Machine, Matching Mole), 27 degli U2, 26 di Springsteen, 24 di Beatles e Pink Floyd, 19 di Peter Gabriel e Genesis, 14 di Fripp e King Crimson, 13 di Strummer e Clash, 12 di Nick Cave, Dead Can Dance e Radiohead, 11 di Johnny Cash, Pearl Jam, Lou Reed e Velvet, Rolling Stones, The Who, 10 dei Cocteau Twins, e citerò alla rinfusa i Tangerine Dream (9), Leonard Cohen (9), Wim Mertens e Rickie Lee Jones (8), Tom Waits (8), Joni Mitchell (7), e a seguire Joy Division, Tuxedomoon, Laurie Anderson, Roy Orbison, Popol Vuh, Presley, Traffic, Wilco, The National, Arcade Fire… ho anche qualcosa di Madonna, Prince, Michael Jackson, tante colonne sonore, un po’ di jazz e di classica.
Si arriva così a 2196 album.
Nessuno di John Bon Jovi e dei nomi oggetto di sondaggio.
Avrete capito cosa ascoltavo, cosa amavo, cosa escludevo dalla mia discografia.
È evidente che con il passare degli anni, le mie qualità di ascoltatore sono degradate.
Conosco pochissimo della musica migliore del XXI secolo, e sono esposto a “sbandate” come quella provocata dal concerto al Madison Square Garden per l’uragano Sandy (“12-12-12”) dove ho “scoperto” Bon Jovi.
Musica facile, immediata, di impatto subitaneo.
Musica di fronte alla quale, venuti a cadere i parametri coltivati per un trentennio, mi viene da concludere: compro un disco…
Non so se mi sono spiegato, e mi chiedo se è un problema solo mio. Attendo commenti.
25 dicembre 2012 1 commento
Ore e ore. Avrò sentito un centinaio di canzoni. Ne ho identificate 15, che per me racchiudono il meglio della loro parabola. Sono quelle che anche quando sei quasi immobilizzato a letto, non puoi fare a meno di muoverti…
My Generation, I Can’t Explain (1965)
A Legal Matter (1966)
Pinball Wizard (1969)
The Seeker, See Me, Feel Me (1970)
Baba O’Riley, My Wife, Behind Blue Eyes, Won’t Get Fooled Again (1971)
Love, Reign Over Me (1973)
Pure and Easy (1974)
Squeeze Box (1975), They Are All in Love (1975)
You Better You Bet (1981)
Alla fin fine, Daltrey è un’icona, Entwistle un genio, Townshend uno dei 4-5 più grandi compositori del rock’n’roll, ma la mia passione per gli Who deriva innanzitutto da Keith Moon. Il mio batterista preferito.

La timeline che ho ricavato da wikipedia non fa che visualizzare l’ovvio, e cioè che la band ha dato il suo meglio quando Moon le guardava le spalle, e le assicurava una potentissima base ritmica.
In appena undici anni, tralasciando live come quelo a Leeds, sono concentrati sei album favolosi: The Who Sell Out (1967), Tommy (1969), Who’s Next (1971), Quadrophenia (1973), The Who by Numbers (1975) e Who Are You (1978).
Sulla copertina di quest’ultimo, uscito poche settimane prima della morte di Mad Moon, a 32 anni, lui sta seduto su una sedia su cui sta scritto “Da non portare via”.
11 novembre 2012 Lascia un commento
Ho scelto una di quelle che ho scartato più a malincuore – la fotografia stilizzata che annuncia Creuza de mā, scattata da Jay Maystel – per segnalare che nel download testi ho raccolto quelle di cui ho scritto in queste settimane.
8 novembre 2012 Lascia un commento
Lo studio Hipgnosis ha creato le copertine dei primi album solisti di Peter Gabriel e dell’ultimo dei Led Zeppelin, In Through the Out Door. Il nome dello studio è associato, innanzitutto, agli album dei Pink Floyd, da Ummagumma a Animals, da Dark Side a Atom Heart Mother.
Lance Mercer, Risa Zaitschek e Lisa Sparagnano sono gli artefici di Ten dei Pearl Jam.
Foto seppiate per i sei capitoli della serie American Recordings di Johnny Cash (Andrew Earl, Danny Clinch e Martyn Atkins, gli autori).
Ron Hugo è il fotografo della bambina sulla più famosa copertina dei Violent Femmes.
Per il suo Terra di nessuno, De Gregori scelse un dipinto di fine Anni Venti del tedesco Karl Hubbuch.
Dipinti di Daniele Galliano illustrano Ho ucciso paranoia (Marlene Kuntz).
Mimmo Pellino ha disegnato il salvadanaio per l’esordio del Banco del Mutuo Soccorso.
Il fiammifero che caratterizza un altro esordio, quello di Edoardo Bennato (Non farti cadere le braccia) l’ha inventato Fabio Berruti.
Per Roberto Vecchioni, Andrea Pazienza ha disegnato Montecristo, Il grande sogno, Hollywood Hollywood, Robinson.
7 novembre 2012 2 commenti
Bill Smith cura il sofisticato design di Boys Don’t Cry (Cure).
Jeff Ayeroff e Duane Michals hanno ideato la confezione del Synchronicity dei Police.
È di Jay Maystel la fotografia stilizzata che annuncia Creuza de mā, di Fabrizio De André.
David Larkham costruisce l’immagine blues-country di Tumbleweed Connection (Elton John).
David Stewart e Watal Asanuma impongono una delle più simboliche inquadrature, quella che avvolge Slowhand, di Eric Clapton.
7 novembre 2012 1 commento
Hendrix, per Electric Ladyland, dovette realizzare due copertine diverse: la foto di David Montgomery (impaginata da David King) venne proibita negli USA e uscì solo per il mercato europeo.
L’album in vinile offriva uno spazio di poco più di 30×30 centimetri, in cui fotografi, designer e pittori potevano dare sfogo alla loro ispirazione. Non è pop, ma va ricordata la casa discografica Blue Note, per il suo stile inconfondibile (foto di Francis Wolff, design grafico di Reid Miles).
Andy Warhol e Craig Bruan sono gli autori della scandalosa copertina di Sticky Fingers.
Già prima Warhol aveva imposto la sua celeberrima icona per Velvet Underground & Nico.
Don Hunstein cura i primi due album di Dylan, fra cui The Freewhelin’.
Dylan stesso dipinge le copertine di Planet Waves e Self Portrait, ma la più bella mi sembra quella per l’album della Band intitolato Music From Big Pink.
6 novembre 2012 2 commenti
Fra le altre copertine che preferisco, quella che Bernie Yeszin realizzò per Heat Wave (Martha & the Vandellas).
Un celebre illustratore, Norman Rockwell, ha prestato la sua opera a Mike Bloomfield e A Kooper per The Live Adventure…
Lo studio Lapislapis ha confezionato la copertina del Lindbergh di Ivano Fossati.
Poi, Elliott Gilbert per Blue Valentine di Tom Waits.
Caesar Monti per Lucio Battisti (Il mio canto libero, La batteria, il contrabbasso…)
Fabio Simion e Edoardo Sivelli per Arbeit Macht Frei.
Infine, un nome, quello di Barbara Wojirsch, designer di molte cover uscite per il marchio ECM (un solo esempio, The Koln Concert).
5 novembre 2012 1 commento
Ian MacMillan e Peter Blake sono gli artefici di Abbey Road.
Karl Stoeker e Nicholas DeVille sono gli autori di due magnifiche, sensuali copertine per i Roxy Music (For Your Pleasure e Stranded).
Con un bianco e nero scintillante, Richard Avedon lancia Bookends di Simon & Garfunkel.
Steven Meisel costruisce le immagini seducenti per Like a Virgin.
Brian Griffin ha costruito le inquadrature per almeno 4 album degli Echo & the Bunnymen.
Kirk Wedde (foto) e Robert Fisher (design) sono gli autori della foto subacquea di Nevermind.
Per Broken English, Dennis Morris cattura un primissimo piano di Marianne Faithfull mentre fuma.
4 novembre 2012 2 commenti
Sono della moglie pittrice, Alfreda Benge, alcune copertine di Robert Wyatt: ho scelto quella per la raccolta di 45 giri uscita nel 1981 per l’etichetta Rough Trade.
Alan Crackwell è l’illustratore che ha ideato le due talpe divenute simbolo dei Matching Mole.
Il corpo nudo di Joe Dallessandro (dal film Flesh, di Paul Morrissey) presenta il primo album degli Smiths (1983); una foto altrettanto potente di Jurgen Vollmer racchiude The World Won’t Listen.
Il fumettista Richard Corben disegna Bat Out Of Well per Meat Loaf.
Serge Clerc, cartoonist francese, compone la copertina d’esordio di Carmel, The Drum Is Everything.
Un dipinto di Burton Silverman presenta Aqualung.
Dei Jethro Tull va ricordato anche il finto quotidiano (St.Cleve Chronicle) che avvolge Thick As A Brick.
2 novembre 2012 3 commenti
Fra le tante copertine che Roger Dean ha realizzato per gli Yes, scelgo la coppia (esterno/interno) per Tales From Topographic Oceans.
Ken Veeder e il Capitol Photo Studio rafforzano l’immagine dei Beach Boys (Surfer Girl, Surfin’ Safari).
È del bassista John Entwistle il disegno che presenta The Who By Numbers.
Sono di Cat Stevens i disegni per Teaser and the Firecat, Tea for the Tillerman e Mona Bone Joke.
George Hunter e Ken Hollister sono gli artefici della copertina di Happy Trail, il più celebre album dei Quicksilver Messenger Service.
Jello Biafra riprende una foto apparsa su Newsweek per Frankenchrist dei suoi Dead Kennedys.
Richard Imrie fotografa l’esordio di James Taylor.
Per un altro esordio, quello dei Ramones, la potente foto in bianco e nero è di Roberta Bailey.
1 novembre 2012 2 commenti
Riprendo un commento di Emanuele, che giustamente sollecita l’inserimento di London Calling “soprattutto per quello che rappresenta. Colori e grafica sono gli stessi del primo album di Elvis, ma mentre nella copertina di quest’ultimo c’è Presley che imbraccia una chitarra acustica nell’altra c’è Paul Simonon che spacca il basso elettrico… È allo stesso tempo un omaggio e un pugno allo stomaco al vecchio rock‘n’roll”. La copertina è opera di Ray Lowry e Pennie Smith, lo scatto effettuato al Palladium di New York il 21 settembre 1979.
È Yoko Ono a fotografare John per Imagine.
Roberto Serra ha scattato la foto per Paolo Conte Live.
Mario Samarughi quella per l’album Dalla, il celeberrimo primo piano con la cuffietta.
Per Via Paolo Fabbri 43, Roberta Bacilieri e Ennio Antonangeli donano a Guccini la sua immagine totemica.
Alan Hall, Mike Brown e Edwards Coletta sono gli autori di In Rock (Deep Purple).
Con una specie di murales, Palombo e Diaz firmano il quarto capitolo europeo degli Inti-Illimani, Hacia la libertad.
Bob Thomas propone la corsa dei cani per Parklife dei Blur.
1 novembre 2012 2 commenti
Barry Godber inventa la versione pop dell’Urlo di Munch per l’esordio dei King Crimson.
David Byrne cura direttamente l’immagine di More Songs About Buildings And Food.
È di Mike Rock l’immagine grafica del Lou Reed di Transformer.
Gary Burden è il designer di Morrison Hotel, Deja vu, On the Beach, Blue (Joni Mitchell),
Il disegno sulla copertina di So Far è di Joni Mitchell, che ha disegnato o impaginato molti dei suoi album della maturità (Clouds, Hejira, Mingus…).
Gaucho degli Steely Dan è realizzata da René Burri (foto) e Susanne Walsh (design).
L’illustrazione di Night and Day (Joe Jackson) è di Philip Burke.
Per Parallel Lines dei Blondie, la grafica è di Edo e Martin Goddard. (2, segue)
31 ottobre 2012 5 commenti
Un regalo di compleanno e altri libri che già possedevo: mi sono ripromesso di selezionare le copertine più affascinanti degli ultimi 50 anni.
Intanto, qualche spunto dopo una prima “sfogliata” di pagine, e la prima delle mie 10: John Chase per Caravanserai.
Cheap Thrills, di Janis Joplin è disegnata da Robert Crumb.
Paul Whitehead ha realizzato le cover dei primi Genesis (Trespass, Nursery Crime e Foxtrot).
John Kosh realizza Bandstand (Family), Let It Be, Hotel California, Get Yer Ya-Ya’s Out.
Elliot Erwitt ha realizzato la foto poi manipolata per la cover di Physical Graffiti.
Robert Mapplethorpe fotografa Patti Smith per Horses.
Mickey Haggerty ha elaborato la cover di Breakfast in America.
Anton Corbijn è l’autore delle foto di The Joshua Tree e Achtung Baby.
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