Com’è possibile pensare che questo Paese uscirà dal baratro, quando milioni di suoi abitanti sono davvero convinti che gli scudetti sono 31?
5 maggio 2013 4 commenti
pensierini sull'Inter, la Sinistra, Bologna, musica, cinema, viaggi e letteratura
26 aprile 2013 6 commenti
La notizia è passata un po’ in sordina: Massimo De Santis – l’arbitro del gol annullato a Cannavaro (Parma, in Parma-Juve) per “fallo di confusione” e del clamoroso rigore negato a Ronaldo (Chievo-Inter) – si è visto respingere la richiesta di risarcimento presentata contro l’Inter per l’attività di dossieraggio e i pedinamenti nei suoi confronti.
De Santis aveva chiesto 21 milioni di euro.
Il giudice della prima sezione civile del Tribunale di Milano ha respinto la richiesta e gli avvocati hanno subito annunciato il ricorso in Cassazione.
Al di là della soddisfazione di non arricchire De Santis, la vicenda rimanda a un’epoca buia, di sospetti fondati e di impotenza nel trasformarli in atto di denuncia. All’Inter sentivano puzza di bruciato – Facchetti già nel 2002 invitò l’arbitro Nucini a rendere pubbliche le sue confidenze – ma le autorità calcistiche erano pienamente interne alla “associazione a delinquere” in seguito ripetutamente condannata (lo stesso De Santis è stato riconosciuto colpevole in sede penale, a Napoli)
Nel corso del 2003, l’arbitro e sua moglie sono stati seguiti, fotografati, i loro conti bancari sono stati violati… Resta l’oscurità sugli obiettivi dei pedinamenti effettuati da un ex investigatore privato, Emanuele Cipriani, su incarico del servizio di sicurezza di Telecom e Pirelli, allora sotto la guida di Giuliano Tavaroli. Il quale, durante un interrogatorio in carcere, avrebbe detto che i dossier illegali erano stati chiesti dall’Inter. Circostanza sempre smentita da Massimo Moratti.
Gli avvocati di De Santis contavano sul “precedente” legato a Christian Vieri, a cui il Tribunale, in primo grado, ha riconosciuto un risarcimento di un milione di euro da parte di Telecom e Inter (Vieri ne aveva chiesti venti volte tanto, ma questo è un altro discorso)…
10 aprile 2013 12 commenti
Dopo tre mesi passati a dire a Stramaccioni di non lamentarsi degli arbitri, Moratti sbotta e con un tono mai così gelido fa sapere di non credere più alla loro buona fede. Non di “sviste arbitrali”, dunque, si tratta, ma di intenzioni punitive.
Il passo più coerente, gli suggeriscono i nemici più perfidi, dovrebbe essere quello di abbandonare il mondo del calcio.
L’alternativa è aprire un conflitto duro, irriducibile, trasparente.
C’è la volontà di farlo? Ne dubito.
Dopo aver visto il nome di Facchetti lasciato in balia degli attacchi più volgari e l’incapacità di difendere una storia che ancora oggi Zanetti definisce “diversa”, spero tanto di essere smentito.
Non mi è piaciuta la tempistica delle parole di Moratti, coincidenti con la fine della speranza di agguantare la zona Champions (dietro al danno sportivo traspare un altro bilancio finanziario in profondo rosso).
E naturalmente non mi è piaciuta la fragilità psichica della squadra: come ammette Stramaccioni, questa Inter non è più forte degli episodi. Oggi si squaglia, a novembre ribaltava la partita allo Juventus Stadium.
Solo qualche ora prima, la Fiorentina di Montella sapeva rimontare una clamorosa ingiustizia, giocando per un’ora con un uomo in meno. Leggi il resto dell’articolo
8 aprile 2013 7 commenti
Nel 2003, Roberto Bettega – persona di buon gusto – aveva speso 1,2 milioni di euro per “Le nu au bouquet”, di Marc Chagall.
Non sapeva che un anno prima quel dipinto era stato rubato a Savona dallo yacht di un facoltoso cittadino americano.
Dal pezzo che segue – Gazzetta on line – prego notare le ultime righe:
“Andiamo con ordine: nella casa di Bettega a Torino è stato ritrovato dai carabinieri il quadro di Chagall rubato 11 anni fa. Bettega lo aveva acquistato da una galleria di Bologna nel 2003 per 1.200.000 euro, pagati 175.000 in contanti, il resto cedendo alcune sue opere d’arte. Il tutto in buona fede. Ecco quindi che ora Bettega è parte lesa nell’inchiesta insieme al vecchio proprietario statunitense dell’opera. Grazie ai certificati prodotti dal gallerista (quello vero ma ottenuto con l’inganno dalla Fondazione Chagall di Parigi che attesta l’autenticità del quadro e quello falso sull’identità del venditore), Bettega era stato convinto che a vendere il quadro, mediante la galleria, fosse un collezionista bergamasco, anch’egli ignaro dell’accaduto. Il ritrovamento è avvenuto nell’ambito di un’altra inchiesta che aveva coinvolto, anche in questo caso come vittima di un raggiro da parte della stessa galleria, sempre l’ex calciatore juventino.
L’ex giocatore, estraneo ai fatti, aveva acquistato i Chagall nel 2003 – secondo quanto ricostruito dalle indagini coordinate dal pm torinese Giuseppe Ferrando – da una galleria bolognese con tanto di certificato autentico. Decisamente sfortunato con le opere d’arte, Bettega: i carabinieri scoprirono nel 2006 che aveva acquistato una natura morta di Giorgio Morandi, rivelatasi poi una riproduzione fotografica fissata su tela, e altre sei opere d’arte che si erano rivelate dei falsi. Allora aveva perso 500.000 euro”.
18 gennaio 2013 6 commenti
Un amico milanista mi spedisce un’email, istigandomi a rilanciare questa immagine emblematica…
Nel giorno in cui Beretta viene incredibilmente rieletto presidente della Lega Calcio (Galliani vice, Lotito kingmaker), viene voglia di abbandonare ogni speranza , è un mondo putrido, incistato di connivenze e convenienze, fossi in Moratti avanzerei domanda di iscrizione alla Premier o alla Bundesliga.
Un solo esempio: che dire della regolarità di una competizione – la Coppa Italia – in cui l’andata della semifinale si gioca in gennaio e il ritorno tre mesi dopo?
Quanto alla truffa del doping, a complemento di questa immagine provocatoria, mi limito a suggerire una lettura: bausciacafe
19 dicembre 2012 12 commenti
Cagliari-Juventus si giocherà allo stadio Tardini di Parma (si è rivelata inagibile la prima scelta, il Nereo Rocco di Trieste).
Niente record d’incassi all’Is Arenas di Quartu Sant’Elena, dopo che il Prefetto di Cagliari ha ritenuto che non sussistano i presupposti per il rilascio del nulla-osta, per l’indisponibilità del Sindaco a concedere ulteriori licenze d’uso dell’impianto sportivo.
Più di 15.000 tifosi cagliaritani avevano già acquistato il biglietto: quanti di questi se ne andranno a Parma, venerdì sera?
Le vicissitudini dello stadio avevano già provocato un’altra distorsione, lo 0-3 tavolino con 3 punti incassati dalla Roma senza colpo ferire. Ora, Parma dista un paio d’ore d’auto da Torino: non sarà nemmeno un “campo neutro”.
Poi ci sono le squalifiche di Cannavaro e Grava e i 2 punti di penalità al Napoli.
Per gli stessi reati, Christian Bertani è stato squalificato per un anno, mentre Stefano Mauri è ancora in attesa della sentenza della giustizia sportiva, e nel frattempo gioca (bene) nella Lazio.
Con la nazionale agli Europei, la sorte di Bonucci e Criscito è stata opposta, e faceva specie vedere Prandelli arrampicarsi sugli specchi.
Poi ci sono le squalifiche di Tosel, il più improbabile dei giudici sportivi. Quello che fece finta di niente vedendo gli juventini circondare e strattonare l’arbitro, a Catania, fino a ottenere l’annullamento di un gol – valido – 55 secondi dopo averlo convalidato. Quello che, invece, squalifica Guarìn per aver tenuto un atteggiamento “aggressivo e intimidatorio”, a partita finita. Quello che multa la Juve con poche migliaia di euro per uno striscione su Superga, di cui ha dovuto vergognarsi persino Andrea Agnelli…
6 dicembre 2012 12 commenti
Per motivi di lavoro, entro in contatto con una cospicua “mazzetta” di giornali – 9, per la precisione – e oggi ho fatto un piccolo, semplice esperimento: contare quanti avevano messo nel titolo la parola “condanna” e quanti la parola “sconto”.
Mi riferisco al processo di appello, a Napoli, per Antonio Giraudo, uno degli artefici della “associazione a delinquere” che ha inquinato il calcio italiano per un numero imprecisato di anni.
Giraudo è stato di nuovo condannato, ma con un forte sconto di pena, ridotta da 36 a 20 mesi.
La parola “condanna” sta in 2 titoli, la parola “sconto” (con la variante “riduzione”) in 7: è agghiaccciaaante.
Fra società e tesserati, la Juventus tocca oggi Quota 21 Schiaffoni Giudiziari (e non considero il doping e il dottor Agricola, tantomeno le scommesse e Antonio Conte). L’elenco completo sta qui.
Ma è un altro l’aspetto davvero pessimo della sentenza d’Appello: l’assoluzione di una serie di arbitri condannati in primo grado.
Avviene a poco più di un mese di distanza dalla condanna a pagare un forte risarcimento alla Federcalcio, comminata dalla Corte dei Conti agli arbitri condannati per Calciopoli; l’accusa è quella di ”danno all’immagine”, con risarcimenti alla Federcalcio per un importo complessivo di quasi 4 milioni di euro.
I giudici vorrebbero forse farci credere che Moggi e Giraudo hanno fatto tutto da soli?
17 ottobre 2012 7 commenti
È di pochi minuti fa la notizia che la sezione giurisdizionale del Lazio della Corte dei Conti ha condannato gli arbitri coinvolti nello scandalo di Calciopoli del 2006 a pagare un forte risarcimento alla Federcalcio.
Secondo quanto si apprende, l’accusa sarebbe quella di ”danno all’immagine”, con risarcimenti alla Federcalcio per un importo complessivo di 3,970 milioni di euro.
La condanna al risarcimento riguarderebbe 14 ex arbitri; la richiesta più pesante (un milione di euro) sarebbe per Paolo Bergamo, ex arbitro e designatore, fino ai 10.000 euro di condanna per Claudio Puglisi e Fabrizio Babini. Condanna per 800.000 euro per Pierluigi Pairetto, per 700.000 euro per Innocenzo Mazzini. Mezzo milione per Tullio Lanese e Massimo De Sanctis, 100.000 euro per Salvatore Racalbuto… Ovviamente gli interessati possono ora presentare ricorso.
16 ottobre 2012 9 commenti
Ecco uno dei commenti al forum organizzato da Tuttosport con Andrea Stramaccioni: “evitiamo di avere contatti con gli interisti, capisco le pubbliche relazioni ma loro non cambieranno mai, appena gli giri le spalle cercano subito di accoltellarti – noi juventini abbiamo il dente avvelenato contro di loro e non accettiamo nessun tipo di dialogo finché ci saranno moratti e tronchetti provera.
Ho ricopiato quello più signorile.
6 ottobre 2012 7 commenti
Anziché perdere tempo con le “anticipazioni” e i cavilli che hanno consentito al Tnas di ridurre a 4 mesi la squalifica di Conte, mi sarebbe piaciuto vivere in un Paese in cui chi costruisce l’opinione pubblica avesse avuto il coraggio di scrivere che l’allenatore della Juve è stato ritenuto colpevole una, due, tre volte.
E che gli è andata bene: poteva essere accusato di illecito sportivo – e non solo di omessa denuncia – in relazione alla gara Albinoleffe-Siena.
L’effettività della squalifica è sempre apparsa ridicola, il mestiere di allenatore si svolge durante la settimana, le sostituzioni si preparano prima e si comunicano via telefonino, non vedo quali danni abbia sofferto la Juve senza Conte in panchina.
Anzi, azzardo che ne abbia ricavato solo vantaggi (a cominciare dai 4 rigori a favore fischiati nelle prime 5 partite), per quel genere di compattezza che viene dal considerarsi vittime. Entrare nei panni delle vittime è forse la cosa che Agnelli sa fare meglio.
Con il ritorno di Conte – segnatevi questa – la Juve peggiorerà il rendimento avuto con Carrera.
24 agosto 2012 4 commenti
Da Alex Zuelle nel 1999 a Ivan Basso nel 2005, passando per Joseba Beloki (2002) e Andreas Kloden (2004), con ben tre secondi posti, sull’aureo podio del Parco dei Principi per Jan Ullrich (2000, 2001, 2003).
Riscrivere l’Albo d’Oro del Tour de France, cancellando il nome di Lance Armstrong, può provocare qualche inconveniente, se si considera che anche Basso e Ullrich hanno avuto squalifiche per doping.
Giocando a fare lo stesso con il decennio della Triade, prima che scoppiasse Calciopoli, quando l’armadietto conteneva 256 medicinali diversi e la Juve festeggiava 5 scudetti, in quegli anni finivano al secondo posto, rispettivamente, Lazio, Parma, Inter, Roma e ancora Inter.
Così, per la cronaca.
20 agosto 2012 1 commento
Non ho un’opinione sull’impianto accusatorio della Procura federale: mi pare di capire che si fondi sulle confessioni di alcuni pentiti, e che la Commissione Disciplinare, in primo grado, abbia creduto ad alcuni pentiti e non ad altri.
Qualcuno ha scritto di “demolizione di Palazzi e del suo impianto accusatorio”; altri di sostanziale accoglimento, con rare eccezioni, delle richieste della Procura; tutti parlano di rifondare la giustizia sportiva, riscriverne le regole, annullare il principio dell’onere della prova a carico dell’accusato e la “responsabilità oggettiva” delle società.
Neanche a dirlo, i casi più spinosi riguardano la Juventus – per fatti avvenuti quando i tesserati non erano ancora juventini (forse studiavano per diventarlo): la condanna a 10 mesi di Antonio Conte e l’assoluzione per Leonardo Bonucci, per il quale erano stati chiesti 3 anni e mezzo di squalifica.
Oggi comincia l’Appello presso la Corte Federale, a cui seguirà immancabilmente il Tnas, tribunale dell’arbitrato, ultimo grado della giustizia sportiva (quei giudici potrebbero esprimersi entro metà settembre, mentre i verdetti d’appello sono previsti per giovedì 23).
Leggendo i fondi di caffè, i commentatori prevedono un doppio abbassamento delle pene per Conte – fu così per la Juventus, il Milan, la Fiorentina e la Lazio, al tempo di Calciopoli – e magari si tornerà a quei 3-4 mesi che Palazzi era disposto a concedere nella forma del patteggiamento.
Il processo d’appello sarà brevissimo; l’appuntamento è per le 14, le difese potranno parlare non più di 5’ per ogni incolpato, gli interventi dei legali di Conte saranno due: prima prenderà la parola l’avvocato Antonio De Renzis, poi Giulia Bongiorno.
Aggiungere Giulia Bongiorno al carro degli avvocati di Conte, e sentir dire dall’ex ministro Sacconi che i magistrati esorbitano dal ruolo, come sarebbe dimostrato dalle intercettazioni del Quirinale, dalla vicenda dell’Ilva di Taranto e dall’accanimento verso la Juventus, mi pare un’ottima sintesi dello stato della Giustizia italiana nella torrida estate 2012.
17 agosto 2012 9 commenti
Diventare adulti è faticoso, a volte doloroso. Perciò, poter confrontare i propri pensieri con quelli di Johnny Elkann è utilmente terapeutico. Puoi scrollarti di dosso quella quarantina d’anni di troppo, e tornare bambino. Dispettoso e impudente (finché qualcuno più grosso di te, te la fa pagare).
Johnny Elkann sostiene di avere 36 anni. In effetti, i documenti dicono che è nato a New York il primo aprile, dunque la sindrome da burlone ha una spiegazione immediata.
Ieri, parlando di Zeman e dei suoi commenti alle sentenze su Scommessopoli, Johnny ha detto, amabilmente: “Carrera in una partita sola ha vinto più di lui in tutta la sua carriera”.
Facile rispondergli che in una sola partita Carrera e i suoi hanno rubato più di Zeman in 35 anni di carriera. Ma anche l’infantilismo deve soggiacere alla capriola logica, al salto mortale doppio e carpiato con triplo avvitamento, che Johnny ha poi esibito.
A proposito della mancata partecipazione dei derubati (il Napoli) alla cerimonia pechinese in cui si premiavano Carrera e i suoi, se n’è uscito con la seguente enormità:
“Lo spirito sportivo è quello olimpico. Gli atleti italiani, soprattutto nel pugilato, si sono comportati secondo le regole e portano a riflettere su come lo spirito olimpico dovrebbe regnare anche nel calcio”.
Come può cianciare di “spirito olimpico” chi esibisce sulle magliette la famosa, juventinissima frase di Boniperti: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”?
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