Arkås, 1. Guarda papà, sto volando

Arkås, 1. Guarda papà, sto volando
Lavieri comics, 1991

In una città senza alberi e piena di immondizia, una coppia di passeri – padre e figlio – si ferma a chiacchierare, appollaiata su fili della luce, cornicioni, segnali stradali, ringhiere e antenne televisive.
Abbandonato dalla madre, che ha preferito fuggire con una rondine, il passerotto non ha un buon rapporto con il padre, vorrebbe trasformarsi in cacciabombardiere per mitragliarlo. Petulante e dispettoso, non esita a nutrirsi di ciò che trova nella spazzatura. Il padre cerca di fornirgli un’educazione, ma la sua autorità è ai minimi termini. Il passerotto non fa che rivolgergli domande sul senso della vita, lo tormenta, lo sfinisce. Non intende diventare un fallito come suo padre… Non gli piacciono le favole, le trova stupide, vorrebbe evolvere in uccello migratore e al tempo stesso invidia il canarino, che sta chiuso in gabbia e ha sempre tanto cibo.
Due piccioni – che il passerotto interrompe mentre cercano di accoppiarsi – gli domandano perché non vuole bene al suo papà, e lui risponde: “Non lascio che i sentimenti interferiscano con la mia carriera”.

La traduzione dal greco è di Priscilla Maddaloni, per questo piccolo editore di Sant’Angelo in Formis (Caserta), che a partire dal 2005 ha cominciato a pubblicare queste storie a fumetti, in albi da 64 pagine a colori, componendo la collana “Voli radenti”.
Da wikipedia ricavo che Arkås è lo pseudonimo di un autore greco, di cui non si conoscono il vero nome e la provenienza (probabilmente è ateniese); famosissimo in patria, in più di venticinque anni di attività non ha mai rilasciato interviste. Le sue storie a fumetti sono pubblicate in Inghilterra, Francia e Germania. Il suo stile è inconfondibile: per il grosso naso che contraddistingue i personaggi, e per l’umorismo che si sovrappone alle metafore sulla società e sulla psicologia umana.

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