Arkås, Voli radenti 2 e 3

Arkås, Voli radenti 2 e 3
2. Passero sarai tu!, Lavieri comics, 1992

Irriconoscente, sempre più pestifero, il passerotto continua a cercare una via d’uscita dal suo destino, rifiuta la sua specie perché “non c’è futuro nell’essere un passero!”.
Nel secondo volume dei “Voli radenti”, si sviluppano nuove occasioni di confronto fra padre e figlio, in un battibecco continuo che li porta a sfiorare questioni essenziali, senza che l’approccio pedagogico produca gli effetti sperati. Le favole che il padre gli racconta sono troppo lunghe, lo annoiano, vanno accorciate: ed ecco che nella trama di Biancaneve restano solo sei nani.

Spirito ribelle, indisponibile a riconoscere qualsiasi autorità, il passerotto non capisce perché i coetanei ubbidiscano ciecamente ai genitori. La sua teoria è che “i genitori servono a superare quei problemi che non avresti se fossi orfano”. Di fronte a un figlio così scontroso e aggressivo, il padre medita di risposarsi, per l’utilità che può avere una figura femminile in famiglia. Ma il passerotto non crede possa esistere qualcuno così stupido da voler vivere accanto al padre.

Arkas - Voli radenti
3. Onora il padre…, Lavieri comics, 1993

La reputazione bisbetica del passerotto è ormai così diffusa, che quando plana vicino ad altri uccelli, questi volano via: “Potrebbe fare carriera come spaventapasseri”…
Gli sforzi del padre si rivelano vani: eppure ha fatto tutto il possibile, vive solo, senza una donna, senza amici, dedicando ogni energia alla crescita del figlio, e lui non gli mostra la minima gratitudine. Per spiegare a un altro uccello che tipo sia il figlio, lo definisce come “un’incredibile miscela di innocenza e volgarità”.

Stanco di un’esistenza così monotona, l’indisciplinato, intelligentissimo passerotto decide di partire verso sud, alla ricerca della madre. Pigro com’è, si stanca presto a volare, e si fa trasportare da una cicogna; poi, da uccello di città, si perde nel bosco. Scopre i pericoli nascosti nelle pieghe di quella strana realtà, e decide che è preferibile rientrare a casa. La città, per lui, è la vera natura, quella in cui nessuno ha avuto la pessima idea di abbattere case per piantare alberi, di coprire l’asfalto con la terra.

Screanzato, politicamente scorretto, il passerotto di Arkås ha qualche parentela con Mafalda e la Lucy dei Peanuts. Nei disegni compaiono solo uccelli, non c’è altra presenza vivente, meno che mai figure umane. L’uomo incombe, con le sue tracce di scarto.

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