Arkås – Voli radenti 4 e 5

Arkås – Voli radenti 4 e 5
4. Le gioie della paternità, Lavieri comics, 1994

Figlio unico, il passerotto continua a combinare guai, a disubbidire al padre, a mancare di rispetto agli adulti. Svogliato, dormiglione, privo della minima istruzione, è sincero fino all’insolenza. Il padre sa di essere troppo permissivo, ma lo fa per i sensi di colpa (pensa sia colpa sua, fra l’altro, perché la moglie se n’è andata con una rondine). Si riverberano i temi classici delle tragedie greche: il figlio sogna di uccidere il padre e al contrario, ammira la mamma: uno, perché se n’è andata; due, perché pare si sia accoppiata con tantissimi uccelli.
È un amore unilaterale, quello del padre per il figlio, ed è altrettanto unilaterale l’anaffettività del passerotto, che vorrebbe solo liberarsi dalla figura paterna. In realtà, vorrebbe un altro padre, magari con le piume di colori vivaci e una vita avventurosa come quella dei migratori.

“Ti piaccia o no, rassegnati! Io sono il tuo vero padre!”
“Va bene, ma non urlare! Non è necessario che lo sappiano tutti!”.
Vedono un uccello vecchio e spelacchiato, il padre parla di quanto è tragico invecchiare soli, senza qualcuno che si prenda cura di te, e si dice sicuro che il suo unico figlio non gli farà mancare un po’ di sollievo e un bicchier d’acqua. La risposta è: “Se ti riferisci a me… Farai bene ad evitare cibi salati”.
La conflittualità del rapporto arriva al punto da ritenere necessario l’ausilio di uno psichiatra infantile (un uccello, ovviamente). Esaminato attentamente il caso, lo psichiatra conclude di potersi ritenere molto contento. Perché non è lui, il padre.

Arkas - Voli radenti5. Prendilo al volo, papà!, Lavieri comics, 1995

Il passerotto non nasconde di voler crescere solo per potersene andare (non senza aver prima chiuso il padre in ospizio). Sfacciato e maleducato, offende continuamente il padre, che mostra una pazienza sovrumana.
“Il mio errore è che cerco di esserti amico e così ti ho concesso troppa confidenza”; proprio all’opposto di quanto fece suo padre, sempre freddo e distante, lontano da casa. E il passerotto comincia ad ammirare il nonno.
La sua ultima fissazione è diventare un fenicottero rosa. Vuole così, perché gli sembrano belli, perché gli piacerebbe vivere in Africa ed essere fotografato per poi finire sui cartelloni pubblicitari e, soprattutto, “Voglio essere una specie protetta”.
Il crudele sarcasmo verso il padre è sintetizzato dalla reazione al racconto dei suoi sogni giovanili:
“ – Volevo diventare un attore famoso. Volevo vedere il mio nome scritto in tutti i teatri con lettere luminose.
– Eh, allora avresti dovuto cambiare nome. E farti chiamare Toilettes”.
Finalmente, il padre trova un’altra femmina con cui rifarsi una vita, sembra davvero un’anima gemella, ma l’incontro con il figlio non può che essere distruttivo. Ecco il primo impatto:
“ – Le hanno mai detto che ha dei begli occhi?
– No, ragazzo mio.
– Non me ne stupisco”.

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