American Beauty [8] Sam Mendes [tv 32]

Lo rivedi e per prima cosa ti chiedi quando è uscito: pensavo nel 203 o nel 2004, invece è del 1999.
Oltre agli indimenticabili Kevin Spacey e Annette Bening, fanno parte del cast Thora Birch (la figlia dallo sguardo inquietante), Mena Suvari (la cheerleader che si finge disinibita), e Chris Cooper (ex marine, manesco e complessato).

32 American Beauty 1999 Sam Mendes“Questo è il mio quartiere, questa è la mia strada, questa è la mia vita. Ho 42 anni, fra meno di un anno sarò morto!”, dice Lester all’inizio.
Lester e Carolyn erano felici, lui almeno se lo ricorda, vivono agiatamente, ma la società li ha frustrati e spinti verso una cinica insoddisfazione, che l’adolescenza della figlia non fa che aggravare. Vivono nella solita realtà suburbana middle class, villette a schiera con il prato perfettamente rasato, le apparenze sempre preservate, ma arrivano nuovi vicini, la famiglia Fitts (ex colonnello, moglie succube, figlio spacciatore con la mania della videocamera, che tuttavia risponde “Sissignore!” agli ordini del padre). Lester perde la testa per Angela, la migliore amica della figlia, ed è come se venisse tolta un’incrostazione che regge tutta l’impalcatura. La vita deraglia. Resta da capire chi premerà il grilletto.

Di notevole eleganza formale, l’esordio di Sam Mendes fu acclamato e pluripremiato. A distanza di tempo, è impossibile non notare un certo manierismo, un eccesso di simbologia che enfatizza il dramma e lo rende quasi caricaturale, senza la freddezza del successivo (e da me preferito) Revolutionary Road.
Ognuno dei personaggi nasconde qualcosa e spreca un’infinità di energie per sembrare quello che non è. La più lucida è Angela, novella Lolita che si finge provocante e invece è ancora vergine, ma sa perfettamente quel che non vuole: “Non c’è niente di peggio che essere una qualunque”.
Resta emozionante il momento in cui il ragazzo mostra alla ragazza il filmato con il sacchetto di plastica che volteggia fra le foglie, portato dalle correnti d’aria.

2 Responses to American Beauty [8] Sam Mendes [tv 32]

  1. alexdoc says:

    Ha alcuni bei momenti, ma nel complesso lo trovavo molto sopravvalutato anche all’epoca, con troppi stereotipi (il fascista gay represso su tutti). Non ho mai trovato emozionante nemmeno il sacchetto di plastica, poi parodiato all’infinito. Molto furbo nel creare l’identificazione del pubblico, specialmente la scena di Lester che ricatta il boss ottenendo così una superliquidazione, una delle meglio costruite del film.

  2. Pingback: Lolite | RUDI

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