Quaderni ucraini, Igort

Partito con l’obiettivo di realizzare una storia su Cechov e i suoi luoghi prediletti, Igort scopre un paese che conosceva vagamente e che va precisandosi nei suoi contorni, “non più solo una nuvola appartenente al firmamento sovietico”. Si trattiene per molti mesi, fra il 2008 e il 2009, e decide di raccontare in prima persona alcuni dei suoi incontri, le parole che ha raccolto: interviste o meglio testimonianze, ognuna disegnata con uno stile diverso, come a voler trasmettere un diverso tono di voce. Scopre che l’Ucraina è piena di basi militari che risalgono all’epoca della Sovetsky Soyuz e della Guerra Fredda, e che oltre a quella di Chernobyl, ci sono molte altre centrali nucleari.

IgortIgort impara “col tempo, ad ascoltare senza giudicare”. Resta sbalordito di fronte a tante sofferenze e alla forza di sopportazione delle vittime. Memorie dai tempi dell’URSS è il sottotitolo di questo reportage a fumetti, che si compone di quattro “storie” principali e di alcuni approfondimenti.

quadernicoverDnepropetrovsk, Ucraina orientale: Serafima Andreyevna, ottant’anni, racconta la terribile carestia del 1932, quando ci si cibava di foraggi, radici, pelle di cavallo essiccata; fino al cannibalismo.
La carestia fu provocata da Stalin per colpire i kulaki, i milioni di piccoli proprietari terrieri che non volevano piegarsi alla collettivizzazione. Il grano ucraino era la principale merce di scambio con l’Occidente; Stalin e Kaganovich intendevano distruggere le spinte indipendentiste e più in generale l’identità ucraina. Dagli archivi desecretati della Polizia Segreta sono emersi documenti che confermano l’esistenza di centinaia di casi di cannibalismo e necrofagia all’epoca della carestia.
Documenti ufficiali testimoniano che più di 131.000 kulaki (oltre 30.000 famiglie), furono arrestati e deportati. L’occasione servì anche a risolvere rivalità familiari: regolamenti di conti tramite delazioni alla Polizia Segreta. Interi villaggi che si opposero al piano di collettivizzazione furono trattati come prigionieri di guerra. Il famoso corrispondente del New York Times, Walter Duranty (Premio Pulitzer nel 1932) non si accorse di nulla: eppure, fra il 1928 e il 1934 “scomparvero” più di cinque milioni di kulaki.
Un buco nero, chiamato “holomodor”, un autentico genocidio di cui si stanno perdendo le ultime tracce…

Igort percepisce “un velo cupo, di profondo dolore”, che avvolge l’Ucraina. Un paese alla deriva, in cui si sopravvive senza nutrire speranze di un futuro migliore. E nelle tavole conclusive non manca di ricordare il trauma epocale che ha colpito queste terre: gli abitanti lo chiamano “radiazia”, gli effetti a breve e lungo termine della nuvola di Chernobyl.

2 Responses to Quaderni ucraini, Igort

  1. Fabio says:

    Ciao Rudi, dove posso trovarlo ?

  2. Pingback: 5 è il numero perfetto, Igort, il fumetto | RUDI

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