Cinque cerchi e una stella, Andrea Schiavon, add editore

Shaul Ladany è un caso unico, un superstite, un sopravvissuto. Ha attraversato alcune delle grandi tragedie del Ventesimo secolo e ancora oggi a oltre settant’anni non smette di marciare. La sua strada ha incrociato quelle di Adolf Eichmann, Yitzhak Rabin, John Carlos e Mark Spitz. La sua è una vita così faticosa e avventurosa, che è facile correre il rischio dell’agiografia.

Da bambino, nel 1944, Ladany è stato deportato a Bergen-Belsen. Da soldato, ha partecipato a tre guerre. Da atleta, era nella palazzina del Villaggio olimpico sulla Connollystrasse, il 5 settembre 1972, fra gli israeliani coinvolti dall’attacco terrorista di Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco. Per la seconda volta, Ladany riesce a sopravvivere alla Storia.
Cinque-cerchi-e-una-stella_copAll’alba di quel martedì, Ladany aveva appena corso la sua gara, i 50 chilometri di marcia: diciannovesimo all’arrivo. Mentre alcuni suoi compagni erano trattenuti in ostaggio, il simbolo di quei Giochi, Mark Spitz, d’origine ebrea, veniva frettolosamente trasferito a Londra.
La polizia tedesca non riuscì nemmeno a definire con esattezza il numero dei terroristi, un aspetto che si rivelerà decisivo nel fallito tentativo di liberare gli ostaggi. Quella notte, all’aeroporto, si dovette concludere la contabilità del massacro: 17 morti, 11 israeliani, 5 palestinesi, un tedesco.
Qualche settimana dopo , i tre terroristi superstiti furono scambiati con altri ostaggi, ma sarebbero stati eliminati dal Mossad nel corso dell’operazione autorizzata dal primo ministro Golda Meir, ricostruita nel film di Spielberg, Munich.

Nel Villaggio olimpico di Città del Messico, Ladany conosce l’etiope Abebe Bikila e il tunisino Mohammed Gammoudi. Conclude al 24esimo posto, la gara della 50 km di marcia, condotta senza assistenza: la sua maglietta è bianca, la scritta Israel l’ha aggiunta lui con l’inchiostro della biro.
La marcia ha due semplici regole: non bisogna mai staccare entrambi i piedi da terra e il ginocchio deve rimanere bloccato, altrimenti diventa corsa. Nato a Belgrado il 2 aprile 1936 da una famiglia assai benestante, Shaul Ladany “ha trasformato il suo resistere in un esistere scandito dai chilometri”. Fra l’altro, ha vinto tre volte – 1970, 1971, 1973 – la Londra-Brighton, una marcia di 85 km. Poco dopo, combatte anche la Guerra di Yom Kippur, di nuovo partendo dagli Stati Uniti, pagandosi biglietto aereo, il fucile e l’attrezzatura.
A Schiavon, Shaul Ladany consegna queste parole: “Oggi a 76 anni ho costruito un mio cammino pacificato. Nei miei sogni nessuno mi dà la caccia. Non ho incubi”.

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