Capitale umano nell’industria, a cura di Urs Stahel per la Fondazione MAST

La fatica e la stanchezza, l’abilità e l’intelligenza, la dignità e la concentrazione, la classe. Operaia…
Oltre 200 fotografie dagli archivi della Fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) di Isabella Seràgnoli, selezionate e presentate da Urs Stahel, rimandano a un passato non troppo lontano, e tuttavia quasi inconcepibile al giorno d’oggi.

La Fondazione MAST – in via Speranza – è una delle cinque cose più belle da vedere a Bologna.

Max Alpert, OperaioFra gli autori delle immagini esposte, alcuni sono anonimi, altri erano collaboratori delle fabbriche, ma con il tema del lavoro industriale si sono confrontati fotografi famosi come Ansel Adams, Ugo Mulas, August Sander, Larry Sultan, Jakob Tuggener, Sebastião Salgado, Robert Doisneau, Erich Lessing, Margaret Bourke-White, Max Alpert… “La mostra racconta il lavoro dell’uomo nelle miniere, nei grandi impianti delle industrie metallurgiche, meccaniche e nelle fabbriche tessili, ma anche nei cantieri stradali, ferroviari e navali e nelle centrali elettriche, mettendo a confronto strumenti, metodi e condizioni di lavoro dall’Ottocento ad oggi. Il ritratto realistico che l’Occidente offre del mondo del lavoro si contrappone alla rappresentazione esaltante ed euforica che giunge dall’Unione Sovietica”.

La fabbrica ha regolamentato il tempo, scandito e quantificato con precisione le ore del lavoro. Alcune grandi fabbriche si sono strutturate come vere e proprie comunità operative; al loro interno si esercitano i più diversi mestieri e si formano eserciti di apprendisti. Il vitto è offerto nelle mense o nei ristoranti aziendali. Risalgono all’inizio del XX secolo le prime Wohlfahrtshäuser, le case del popolo per il personale delle aziende, che offrivano ai lavoratori non solo docce e bagni, ma anche occasioni di svago, intrattenimento e formazione. Alcune squadre di calcio portano il nome di un’azienda: il Bayer Leverkusen è un esempio tra tanti.
La storia dell’industria è anche una storia di sfruttamento, di lotte e scioperi per ottenere migliori condizioni lavorative, di immigrazione: “Abbiamo chiesto forza lavoro, ma sono arrivate persone”, scrisse Max Frisch.
“Per la fotografia industriale, la fonderia è l’equivalente del tramonto per il fotografo paesaggista”.
Concepire l’industria senza lavoratori sembrava impensabile. Poi è venuta la svolta dell’automazione…

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