Enigma, la strana vita di Alan Turing, Tuono Pettinato e Francesca Riccioni, Rizzoli/Lizard, 2012

Suicida a 41 anni, mordendo una mela avvelenata. Basterebbe questo a suscitare curiosità intorno alla vita di Alan Turing, nome sconosciuto ai più (compreso il sottoscritto), nonostante sia stato uno scienziato, un genio matematico, che prima ha contribuito a decrittare i messaggi in codice che assicuravano la superiorità sottomarina ai nazisti, e poi abbia posto le basi per quelle macchine di cui non possiamo più fare a meno, per la loro intelligenza artificiale.

Enigma COPInglese, di famiglia agiata, studia nelle migliori scuole e università dell’Impero di Giorgio V. Sottoposto a rigida repressione, arriva presto a capire che ribellarsi alle autorità scolastiche non gli porterà alcun vantaggio – è trasparente la citazione del grido scandito dai bambini in «Another Brick in the Wall». Si appassiona alle speculazioni sulla logica matematica (da Leibniz a Frege, da Hilbert a Gödel, fino a Bertrand Russell). Quando il suo unico, grande amico muore di tubercolosi, Alan diventa ateo e prende coscienza della propria, pericolosa omosessualità.
Arriva a concepire la possibilità di costruire una macchina che sappia eseguire qualsiasi tipo di calcolo, dunque in grado di pensare.

Nel 1938 esce «Biancaneve» di Disney, un film verso il quale svilupperà una profonda ossessione. Turing non smette di interrogarsi sulle implicazioni morali della sua ricerca. Immagina una macchina intelligente, istruita dai comandi dell’uomo, “ma in grado di rielaborare le nozioni apprese e farne qualcosa di nuovo e originale”.
Lo scoppio della Seconda guerra mondiale impone un’altra priorità: la superiorità nazista sopra e sotto i mari è garantita da Enigma, una macchina cifrante che tramite un codice può comunicare ai sommergibili U-Boat gli obiettivi da colpire e i movimenti delle navi inglesi. A Bletchley Park, settanta chilometri a nord di Londra, viene installata la base segreta dove verrà trovato il codice in grado di decifrare e scardinare Enigma. E nel parco di Bletchley Park, gli autori inseriscono un’altra citazione esplicita: Alan e la collega Joan Clarke parlano appoggiati a un muretto, nella posa di Charlie Brown e Lucy (ma Joan somiglia piuttosto a Marcie, l’amica brontolona di Piperita Patty).
A guerra finita, l’Inghilterra torna l’irremovibile baluardo della tradizione e delle convenzioni sociali. Un ambiente ostile per Turing. Che prova a mimetizzarsi, ma è incapace di farlo: quando le sue inclinazioni sessuali vengono scoperte, processate e condannate. A differenza di Oscar Wilde, chiuso in carcere fra il 1895 e il 1897, la pena gli viene commutata in ricovero medico. Deve curare la sua “malattia”: per un anno è sottoposto a castrazione chimica, tramite somministrazione di estrogeni. Si suicida nella sua stanza a Cambridge, l’8 giugno 1954; alla versione ufficiale del suicidio, si sovrappongono leggende, ombre, dubbi irrisolti.

In 114 tavole a colori, Francesca Riccioni (testi) e Tuono Pettinato (Andrea Paggiaro, con i suoi disegni che sembrano usciti da un Disney lisergico) riescono a restituire frammenti di una biografia lancinante, in cui si mescolano elementi psicologici e teorie matematiche, strepitose citazioni letterarie e lampi di enigmatica cultura pop. Alla Apple negano che il logo della mela morsicata e lo slogan “Taking a Bite of the Apple” siano un omaggio a Turing…

2 Responses to Enigma, la strana vita di Alan Turing, Tuono Pettinato e Francesca Riccioni, Rizzoli/Lizard, 2012

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