The Imitation Game [id.], Morten Tyldum [cine5] – 8

Un cinematografo gelido e un inizio macchinoso mi hanno fatto vacillare; ma presto assistiamo all’intelligenza applicata a scoprire un segreto devastante, ai dilemmi morali che accompagnano la verità, alla “mostruosa” sensibilità del protagonista, e ne derivano emozionanti ondate di calore.
Diretto da un norvegese, con musiche francesi (Desplat) e fotografia spagnola (Oscar Faura), ha raccolto 8 candidature all’Oscar. Fatica a ingranare perché l’impianto del racconto si sviluppa in tre diversi momenti: gli anni del collegio (1926-28), Bletchley Park (1939-44), e la denuncia per omosessualità (1952), che porterà all’umiliazione, alla castrazione chimica, al suicidio del protagonista.

The Imitation Game

Brillante matematico ed esperto di crittografia, il quarantenne Alan Turing viene interrogato da un agente di polizia che non sa che ruolo abbia svolto nel corso della guerra. Era a capo di un progetto segretissimo, finalizzato a decrittare Enigma, il sistema ideato dai nazisti per comunicare le loro operazioni militari in un codice inaccessibile. È negli anni del collegio che Alan, sollecitato dall’amico Christopher, ha cominciato a decifrare linguaggi, enigmi, rebus, e a credere nella possibilità costruire una macchina intelligente.

“Sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare”: frase-chiave, che passa da Christopher a Alan, a Joan.
Benedict Cumberbatch recita la parte di una vita; notevoli anche Matthew Goode (il più affascinante nel gruppo di Bletchley Park), Mark Strong (l’impassibile funzionario dei servizi segreti) e Charles Dance (l’ottuso militare), mentre Keira Knightley (la fidanzata Joan) mi è parsa ricalcare “Espiazione”.
Asociale, quasi incapace di affettività, Turing respinge il prossimo, ma ha un prodigioso talento per i numeri, la logica, la semplificazioni delle variabili in campo. Questo biopic può ricordare altre storie sulla sofferenza del genio (A Beautiful Mind, Will Hunting, The Social Network, I ragazzi di via Panisperna), ma le sovrasta tutte. Mostra come l’origine dell’intelligenza artificiale discenda da sofferenza e affetto.

2 Responses to The Imitation Game [id.], Morten Tyldum [cine5] – 8

  1. arancioeblu says:

    Tocca darti ragione in tutto.
    Aggiungo solo che chiamare la macchina “Christopher” e citare i piselli verdi che non possono toccare le carote gialle, mi sono sembrati omaggi, meritati, all’autismo raccontato ne “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon.

  2. Pingback: Alan Turing finirà sulle banconote | RUDI

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