Appunti dal mio corso per addetti antincendio

Di seguito, le 2494 parole con cui ho sintetizzato le lezioni e i quiz preparatori all’esame presso il Comando dei Vigili del Fuoco. Tutti promossi…

wpid-20150414_152339.jpgIl rischio di incendio è la probabilità che si verifichi un evento che produca danni fisici alle persone.

Misurare il livello del rischio di incendio è compito del datore di lavoro.
Suo anche il compito di prevedere un’adeguata formazione del personale, identificando figure specifiche: gli addetti alla sicurezza.
Compito del datore di lavoro è predisporre un Piano di Emergenza e garantire la presenza di idonei mezzi di estinzione.

In generale, il Rischio è definito da due fattori: Frequenza e Magnitudo. Ri = F x M.
Frequenza (F) è la probabilità che l’evento si verifichi in un determinato intervallo di tempo.
Magnitudo (M) è l’entità dei possibili danni.
In un grafico – avendo come Asse delle X la Magnitudo (in crescita) e sull’Asse delle Y la Frequenza – si definisce – in alto a destra – l’Area del rischio inaccettabile: la probabilità è elevata e il danno potenzialmente ingente.

Per un edificio, il livello del rischio può essere Basso, Medio o Elevato.
Per la Regione E-R, si tratta di Rischio Elevato per la molteplicità delle variabili in campo e per la gravità delle possibili conseguenze.

La prevenzione riduce la probabilità dell’evento
La protezione riduce i danni potenziali.
Prevenzione e protezione sono complementari.

Il triangolo del fuoco

Il fuoco è una reazione chimica: le sostanze in ingresso sono diverse dalle sostanze finali.
La combustione è la reazione chimica di una sostanza combustibile con l’ossigeno.
Nella combustione si sviluppano calore, fiamme, gas, fumo, luce; non sempre ci sono fiamme superficiali.

Perché si attivi una combustione, servono tre fattori concomitanti:
combustibile (solido, liquido o gassoso): nella composizione sono presenti Carbonio, Zolfo, Idrogeno…
comburente: l’Ossigeno contenuto nell’aria; il 20% dell’aria è O2, l’80% è N2, Azoto.
sorgente di calore o innesco (energia di attivazione)

L’incendio è un fuoco non controllato, senza limitazioni nello spazio e nel tempo.

Per spegnere un incendio, occorre agire su almeno uno dei lati del “triangolo del fuoco”.
togliere il combustibile (allontanarlo, diluirlo)
togliere il comburente (soffocare)
togliere il calore (raffreddare)
inibire la reazione chimica.

Nella curva di un incendio, si comincia con l’IGNIZIONE (100° C)
poi c’è la PROPAGAZIONE (100-600° C)
si arriva al FLASH-OVER, il punto di non ritorno, a cui segue l’incendio GENERALIZZATO, fuori controllo, con un rapido incremento delle temperature, che arrivano a 1200-1300° C.
L’incendio finisce con l’estinzione e il raffreddamento.
In caso di incendio è preferibile che le finestre siano aperte: non si accumula CO (monossido di carbonio) e la temperatura resterà più bassa. Il FLASH-OVER si produrrà più tardi.

Gli incendi vengono distinti in 5 classi, rispetto ai combustibili che bruciano:
A = solidi
B = liquidi
C = gas
D = metalli combustibili

F = oli e grassi vegetali per la cottura

A ogni sostanza/materiale corrisponde uno specifico estintore.

Sostanze estinguenti:
acqua (raffredda e soffoca, diluisce le sostanze infiammabili) – ideale per combustibili solidi, NON per impianti lettrici in tensione
schiuma (separa combustibile e comburente, e raffredda) – ideale per liquidi infiammabili, NON per impianti elettrici in tensione
polveri chimiche– (separano combustibile da comburente, raffreddano, inibiscono la combustione) – ideale per combustibili solidi, liquidi e gassosi, sì per impianti elettrici in tensione
gas inerti – Co2 a No2 (azoto), riducono la concentrazione del comburente
halon e idrocarburi alogenati – interrompono la reazione chimica della combustione

La fiamma non costituisce un ostacolo fisico.
Il colore della fiamma, nell’incendio dei combustibili gassosi, rivela la temperatura del fuoco (rosso è meno caldo, bianco lo è di più).
Le sorgenti di innesco:
accensione diretta: a contatto
accensione indiretta: per convezione, conduzione e irraggiamento termico
attrito: sfregamento di due materiali.
autocombustione: ossidazione, reazione chimica, fermentazione.

I fumi (4-500 C°) contengono particelle solide incombuste e liquide (vapore d’acqua)
Il calore è la causa principale di propagazione degli incendi: i fumi ne sono un tramite.

Scoppio = reazione fisica, cedimento di un contenitore
Esplosione = reazione chimica, modifica delle molecole pre-esistenti
Deflagrazione = reazione chimica di combustione che si propaga alla miscela infiammabile con una velocità minore di quella del suono.
Detonazione = reazione chimica di combustione che si propaga alla miscela infiammabile con una velocità superiore a quella del suono. È più pericolosa.

La temperatura di autoaccensione riguarda qualunque tipo di sostanza combustibile, quando inizia a bruciare spontaneamente, senza innesco.
Benzina 250° C
Gasolio 220° C
Carta 230° C
Metano 537° C

La temperatura di infiammabilità riguarda i soli combustibili liquidi.
È la temperatura minima alla quale un liquido combustibile emette vapori che prendono fuoco con una scintilla.
Più infiammabile la benzina (-20° C); alcol (11°C), gasolio (+65° C), olio lubrificante (149° C).
La combustione dei liquidi infiammabili dipende dalla temperatura di infiammabilità:
categoria A – i liquidi aventi punto di infiammabilità inferiore a 21 °C (benzina, acetone, alcol)
categoria B – i liquidi aventi punto di infiammabilità compreso fra 21°C e 65°C
categoria C – i liquidi aventi punto di infiammabilità compreso tra 65°C e 125°C (gasolio)

Campo di infiammabilità: è una percentuale, ogni liquido combustibile sta fra un valore minimo e uno massimo.
Un combustibile non brucia sempre, ma solo all’interno di una certa percentuale; al di fuori (sopra o sotto una certa concentrazione nell’aria), i gas non bruciano. Una stanza satura di metano non può esplodere per mancanza di comburente.
Metano, campo ristretto tra 5% e 15% – Ammoniaca: fra 15 e 18% – Benzina: fra 1 e 6,5% – Gasolio: fra 0,6 e 6,5% – Idrogeno: fra 4 e 75,6%

Campo di esplodibilità: è un’altra percentuale, si colloca nella parte centrale del campo di infiammabilità.

I gas sono conservati in recipienti (bombole) atti a impedirne la dispersione incontrollata nell’ambiente.
Sono compressi (Metano, CO2, Ossigeno) o liquefatti (GPL, Cloro, Ammoniaca).
Gas leggero = ha una densità rispetto all’aria inferiore a 0,8 (Idrogeno, Metano) e tende a stratificare verso l’alto.
Gas pesante = ha una densità rispetto all’aria superiore a 0,8 (GPL, Acetilene)
Nei garage sotterranei, il GPL è più pericoloso del Metano, perché va ad occupare zone non areate e tende ad accumularsi (dal 2002, le auto a GPL possono parcheggiare fino al primo piano interrato).

Nel caso di fuga di gas, chiudere l’erogazione e aprire le finestre.
Non toccare alcun circuito elettrico (gli elettrodomestici provocano continuamente scintille non visibili), oppure togliere la corrente elettrica FUORI dall’ambiente invaso dal gas.

Effetti dell’incendio sull’uomo:
anossia / asfissia (riduzione del tasso di ossigeno nell’aria)
azione tossica sul sangue
riduzione della visibilità
azione termica.

Il calore genera ustioni (I, II, III grado).
Una temperatura di 60°C è la massima respirabile per breve tempo.

I gas di combustione sono prodotti della combustione che rimangono allo stato gassoso anche quando raggiungono raffreddandosi la temperatura ambiente di riferimento 15°C.
I gas di combustione dipendono da cosa sta bruciando e dalla temperatura raggiunta; si libera sempre anche acqua H2O.
Gli idrocarburi contengono Carbonio (C) e idrogeno (H); anche il corpo umano, animali e vegetali contengono C e H, in varie proporzioni.
Anidride carbonica CO2 (gas asfissiante)
Monossido di carbonio CO (gas tossico).
L’acido cianidrico (HCN) è fortemente tossico: si sviluppa in combustioni incomplete per carenza di ossigeno di lana, seta, resine acriliche: ha un forte odore di mandorle amare.
Il fosgene (COCl2) è un altro gas tossico, che si sviluppa durante le combustioni di materiali che contengono il coloro.
I gas asfissianti richiedono il soccorso con maschera ad ossigeno, i gas tossici la camera iperbarica, per staccare il monossido dal sangue.

Sotto una certa % di ossigeno – 18% – l’uomo perde conoscenza.
Sotto una certa % di ossigeno – 17% – dopo 2 o 3’, si produce un irrimediabile danno cerebrale.
Nel corso di un incendio, basta poco per compromettere le possibilità di salvezza: perciò i Piani di Emergenza prevedono di evacuare rapidamente.
Ogni gas di combustione ha una dose letale (la percentuale di concentrazione nell’aria che provoca la morte): CO 1,3% – CO2 5%- Anidride solforosa, Acido cianidrico, Ammoniaca, Acido cloridrico, Ossido di azoto e altri stanno fra lo 0,01 e lo 0,07%.
La mortalità da incendio è quasi sempre conseguenza dell’inalazione di gas.

Progettare la Prevenzione e la Protezione antincendio è compito del datore di lavoro. PREVENZIONE: le misure finalizzate a ridurre le probabilità che l’incendio si verifichi:
impianto elettrico a norma;
installazione di parafulmini;
ventilazione naturale dei locali;
uso di materiali incombustibili;
separare le sorgenti di innesco dai combustibili;
segnaletica di sicurezza.

PROTEZIONE: le misure atte a contenere il “principio di incendio” (concetto che richiede una valutazione personale, di buon senso) e a limitarne i danni.
Il principio di incendio può essere estinto con gli estintori portatili, ma l’azione va compiuta solo con una garanzia di fuga sicura alle spalle e l’assistenza di altre persone.
Le misure di protezione scattano DOPO che l’incendio si è innescato, non possono più evitarlo ma solo ridurne i danni.

Protezione PASSIVA: non richiede azioni dell’uomo
porte tagliafuoco
compartimentazione dei locali
scale di emergenza
luci di sicurezza
arredi non infiammabili
sistemi di ventilazione artificiale
vie d’esodo proporzionate (per numero e dimensioni) al potenziale affollamento
divieto di fumo
divieto di usare fiamme libere…
Sono strumenti di protezione passiva anche i rilevatori automatici di calore, fumo, gas, fiamme. Vengono collocati in alto, perché i prodotti della combustione vanno verso l’alto.
L’allarme acustico che scatta in automatico fa parte delle misure di protezione passiva.

Protezione ATTIVA: richiede l’intervento dell’uomo
dispositivi di segnalazione e allarme (pulsanti) da azionare manualmente
evacuatori di fumo e calore che si aprono su comando
impianti di spegnimento automatici
estintori portatili (di colore rosso, fino a 20 kg)
estintori carrellati, su ruote (da 20 a 150 kg)
rete idrica dedicata: indipendente dalla rete generale, protetta dal gelo e dalla corrosione
Gli impianti SPRINKLER fanno parte della protezione attiva.
DPI: Dispositivi di Protezione Individuale (guanti, maschere, stivali, ecc.).

Gli impianti di spegnimento automatici vengono classificati in base alle sostanze utilizzate per l’azione estinguente: acqua (Sprinkler), schiuma; anidride carbonica; halon; polvere.

La resistenza al fuoco di porte, soffitti e pareti si misura in minuti (NON in temperatura)
La resistenza al fuoco si esprime in R.E.I. (R = stabilità meccanica, E = ermeticità, I = isolamento termico) oppure in R.E. (non garantisce la I) o solo in R (non garantisce E e I).
REI 200 significa che quella porta deve conservare stabilità, tenuta ermetica e isolamento per 200 minuti.

La reazione al fuoco dei materiali si divide in 6 classi:
0 (materiali incombustibili: marmo, ceramica, cemento armato)
1 – 2 – 3 – 4 – 5 (gli oggetti che bruciano più velocemente).
La reazione al fuoco di un materiale può essere rallentata mediante trattamento di ignifugazione, da realizzarsi con apposite vernici.

Estintori
Vanno collocati in posizioni immediatamente visibili, a terra o alla parete, in numero congruo, a non più di 30 metri di distanza l’uno dall’altro.
L’etichetta dell’estintore contiene tutti i dati tecnici, fra cui la data di scadenza.
La sostanza estinguente: polvere chimica, acqua, Co2, schiuma, halon
A = per combustibili solidi
B = per liquidi
C = per gas
D = per metalli combustibili.

L’estintore va usato sopra vento (con il vento alle spalle), non sottovento (vento in faccia).
Chi lo aziona, deve abbassarsi per limitare l’aggressione dei fumi.
L’agente estinguente va sparato alla base della fiamma, sempre al massimo della pressione.
Se si usano due estintori, vanno posizionati ad angolo di 90°.
Un estintore a polvere chimica ne eroga circa 6 kg in 15 secondi.
L’estintore a polvere chimica ha un manometro: la lancetta deve stare sul colore verde.
Anidride carbonica o Azoto (non aria compressa) sono i propellenti della polvere chimica.
Ogni estintore ha una propria capacità estinguente, indicata sull’etichetta (es. 34A, oppure 50A): più il numero è alto, più è alta la capacità estinguente.
Queste polveri non sono tossiche: agiscono per soffocamento, separando combustibile e comburente, e in parte per raffreddamento.

Su impianti in tensione elettrica, l’acqua non va mai utilizzata.
L’estintore a Co2 (anidride carbonica compressa e liquefatta) è il più appropriato.
L’estintore a Co2 è una vera e propria bombola, senza segni di saldatura; ideale per combustibili B e C, non per A.
Agisce per raffreddamento, la Co2 esce a – 79 C° (ghiaccio secco).
Non c’è un manometro, perché sarebbe ingannevole: 200 atmosfere sia pieno che semivuoto
La Co2 non è tossica, ma è asfissiante. Può produrre ustioni da gelo.

Estintori a schiuma: sono indicati per combustibili solidi e liquidi, NON per impianti elettrici, NON per gas e metalli.

Rete idrica dedicata (mezzo di estinzione di tipo fisso)
Collegata all’acquedotto cittadino, resa indipendente da altri usi, protetta dal gelo e dalla corrosione.
L’estintore idrico contiene acqua più un additivo che agisce come “filmante”.
Agisce per raffreddamento e per separazione fra combustibile e comburente, grazie alla pellicola filmante che si posa su ciò che sta bruciando.
Il getto d’acqua è più efficace se viene diretto contro il combustibile, anziché contro le fiamme.
Naspo: tubo di gomma avvolto su un rocchetto metallico, collocato in una cassetta rossa a muro.
L’idrante ha una portata superiore al naspo: il tubo di gomma ha un diametro di 45 mm o di 70 mm. (UNI 45 o UNI 70).
Il raccordo “maschio” va sempre verso l’incendio.
La “lancia” si avvita al “maschio” mentre si srotola il naspo.
Alla torretta della rete idrica va avvitata la “femmina” del Naspo.

Segnaletica di sicurezza

Segnali di DIVIETO – TONDO con barra trasversale, bianco su rosso

Vietano un comportamento che può causare un pericolo (fumare, attraversare, spegnere con acqua…)
Segnali di AVVERTIMENTO – TRIANGOLO nero su giallo

Avvertono di un pericolo (sostanze velenose, radioattive, carichi sospesi, tensione elettrica, materiali infiammabili…)
Segnali di PRESCRIZIONE (OBBLIGO) – TONDO bianco su blu

Obbligano a un certo comportamento (DPI, casco, guanti, maschera, occhiali, ecc.)
Segnali di SOCCORSO – QUADRATO bianco su verde

Fornisce indicazioni su uscite di sicurezza e mezzi di soccorso
Segnaletica ANTINCENDIO – QUADRATO o RETTANGOLO bianco su rosso.

Piano di Emergenza (P.E.)

Parte da un accurato studio dei luoghi di lavoro e dell’ambiente circostante; quanti lavorano, quanti lo visitano (dove sono collocati), eventuali disabili, merci utilizzate.
Il P.E. valuta i potenziali pericoli, pianifica procedure, identifica le azioni da mettere in atto in caso di emergenza e la loro sequenza temporale.
Il P.E. contiene istruzioni scritte e chiare, semplici ed efficaci.
Il P.E. contiene planimetrie: impiantistica, vie di fuga, ecc.
Il P.E. prevede formazione del personale, addestramento, esercitazioni.
Il P.E. prevede simulazioni periodiche, con valutazione dell’esito.

Obiettivo prioritario del P.E.: salvare le persone (viene poi la messa in sicurezza gli impianti).
Il P.E. disciplina anche:
l’evacuazione dei dipendenti e degli ospiti
l’assistenza e soccorso ai disabili
l’intervento dei Vigili del fuoco (115) va richiesto con calma, brevità ed esattezza, indicando: il nome di chi chiama; il tipo di emergenza; il numero di persone coinvolte; l’indirizzo esatto e come arrivare sul luogo.

L’addestramento è necessario perché nell’emergenza scatta il panico, l’istinto di sopravvivenza può provocare comportamenti imprevedibili.
Addestrare significa aver provato le cose, essere preparati ad affrontare le eventuali situazioni di pericolo.
L’addetto all’emergenza deve limitarsi a eseguire ciò che sta scritto nel P.E.
Non è possibile attribuire compiti particolari a chi non è stato adeguatamente addestrato.
Il Piano di Emergenza va modificato quando cambiano le condizioni o si verificano incongruenze nella fase di addestramento e nelle simulazioni.

Principale fonte legislativa: Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

 

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2 Responses to Appunti dal mio corso per addetti antincendio

  1. Sara says:

    Ottimo, devo farlo anch’io.

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