Gravity [id.], Alfonso Cuarón 2013 [filmTv73] – 8

Gravity - 2013 - Alfonso Curaon

Sandra Bullock e George Clooney, e basta. Nascosti da tute e caschi spaziali per buona parte del film (Clooney ha una sola scena a volto scoperto). Quasi secondari, rispetto alla fotografia di Emmanuel Lubezki, al misuratissimo montaggio dello stesso Cuarón, alla colonna sonora di Steven Price. Sette Oscar fra cui Miglior regia, tre anni di lavorazione, un’impresa titanica per realizzare uno dei film più audaci e sperimentali della fantascienza ancora immaginabile.

Lo spettatore comincia a respirare in modo diverso. È avvolto fisicamente dall’assenza di gravità, dalla distanza siderale, dalla solitudine disperante, dal vuoto cosmico che inghiotte ogni cosa, improvvisamente attraversato da corpi contundenti, detriti mortali, basi spaziali abbandonate. Alla deriva. E anche lo spettatore va alla deriva. Soffre di vertigini. Perde aderenza con gli oggetti.

Il film non dice, mostra. C’è una dottoressa al primo viaggio e un comandante all’ultimo, sta per finire l’ossigeno, la Terra sta sullo sfondo con gli unici colori che non siano buio e fiamme. Il making off mostra la complessità dello sforzo produttivo e sottolinea ciò che la percezione in diretta aveva fatto presagire: il film è composto da solo 156 inquadrature, lunghi e lunghissimi piani sequenza (quello iniziale dura 17 minuti), e gli attori hanno superato un tour de force fisico e psicologico.

Resta un vago senso di insoddisfazione nel momento in cui la “rinascita” si compie. Bullock si supera, ma è pur sempre dentro una classica storia di “nuovo inizio” ed elaborazione del lutto, a cui la cornice fantascientifica aggiunge solo pesantezza metafisica. Manca un Hal 9000 per sfiorare il capolavoro.

2 Responses to Gravity [id.], Alfonso Cuarón 2013 [filmTv73] – 8

  1. gus says:

    Adoro la fantascienza…anche se qui di “fanta” c’è poco, visto che siamo a due passi dal nostro pianeta; non ci sono buchi neri, alieni o computer impazziti. C’è l’Uomo, la solitudine, un misticismo “naturale”, un ignoto che odora di landa desolata da frontiera western. La tensione costante da blockbuster hollywoodiano, le inevitabili concessioni al pubblico statunitense, non tolgono nulla, a mio modesto parere, all’umanesimo che pervade il capolavoro di Cuaron.

  2. Pingback: The Midnight Sky [id.], George Clooney, 2020 – [filmTv60] – 7 | RUDI

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