L’inverno di Frankie Machine, Don Winslow, 2005

La notizia è che finalmente il film si fa.
Ci avevano provato sia Scorsese che MIchael Mann, DeNiro aveva comprato i diritti di adattamento del romanzo, e sarebbe stato il più adatto a interpretarlo, ma qualcosa è andato storto, e solo adesso il film va in produzione, con la regia dell’ottantenne William Friedkin e un budget da media produzione.

Ne ho letti 4, finora, di romanzi di Winslow, e questo continua a essere il mio preferito.

Frankie Machine
Frankie mette la sveglia alle 3.45 del mattino, si fa il caffè mentre ascolta a tutto volume la «Bohème» di Puccini; capelli grigi e corti, sessantadue anni, vive solo in una bella casa che ha sistemato con le sue mani, scegliendo con estrema cura mobili e utensili per la cucina; gli piace cucinare e gli piace fare l’amore con Donna, ha una figlia che sta per laurearsi in medicina, si alza presto per andare ad aprire il negozio di articoli per la pesca, sul molo di San Diego, estremo sud della California. Fa freddo, è inverno, piove spesso. “Frankie, il venditore di esche, è benvoluto da tutti”.
Il suo nome è Frank Machianno e Winslow ce lo presenta così.

Frankie si tiene in forma, continua a praticare il surf nella cosiddetta “ora dei gentiluomini” durante la quale si ritrovano gli appassionati non più giovani, fra cui l’amico Dave Hansen, agente dell’Fbi. La vita – pensa – è come un’arancia, “quando sei giovane ti affretti a strizzarla per prenderne subito tutto il succo. Quando sei maturo la spremi più lentamente, ne assapori ogni stilla. Perché uno, non sai quante gocce ti rimangono, e due, le ultime sono quelle più dolci”.
È stato sposato con Patty, la madre di Jill, con cui ha mantenuto ottimi rapporti.
Da otto anni, Frankie frequenta Donna, ex ballerina che ora gestisce una boutique, cinquantenne elegante e ancora molto bella. Così seducente e provocante, da far venire la curiosità di sapere che volto avrà, al cinema.
Come previsto, la tranquillità di Frankie viene bruscamente interrotta. Sotto casa, lo aspettano due uomini, uno è il figlio di un boss mafioso di Los Angeles, anche l’altro sa che lui è “quella cazzo di leggenda” di Frankie Machine. Chiedono aiuto e nello stesso tempo lo ricattano: Frankie capisce di non poter rifiutare.
Quella notte – sfuggendo alla trappola architettata da chi voleva ucciderlo – Frankie ripiomba nella vita da cui era riuscito a evadere vent’anni prima.

Il gangster uscito dal giro, che fa una vita normale ma viene ripreso dalle spire del passato, è uno dei luoghi più frequentati dalla narrativa e dal cinema di genere. Nell’alternarsi dei flashback, Winslow propone una scrittura intrinsecamente cinematografica, che fa stare il lettore in continua allerta. Alterna scoppi di brutalità a situazioni ad alta tensione che sembrano incubare ulteriore violenza, sempre lì sul punto di esplodere, e invece non esplodono. All’amico Hansen, sulla spiaggia, dopo il surf, una volta disse: “Lo sai perché il governo vuole sbarazzarsi del crimine organizzato? Siamo in competizione”.

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2 Responses to L’inverno di Frankie Machine, Don Winslow, 2005

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