Frank Miller, 300 (2, fine)

Da varie parti della Grecia accorrono i volontari: “Provengono da Tegea e Mantinea, da Tespie e da Tebe, da Opus, Focide e Malis. Alcuni a dozzine, alcuni a centinaia, cittadini soldati, schiavi liberati, tutti coraggiosi Greci. Coraggiosi principianti. Sparlano, si vantano, litigano, scherzano, a volte ridono forte. Settemila forti. Marciamo. Verso la bocca dell’inferno. Marciamo”.
Le Termopili. The Hot Gates (le Porte Calde).

È agosto. Una terribile tempesta decima l’esercito persiano. Qualcuno, fra i Greci, pensa che si possa vincere. Non Leonida.
Ecco come si diventa Spartani: “Nasciamo. Siamo esaminati. Se siamo piccoli o malato o deformi, veniamo scartati. Veniamo affamati, spinti a rubare e lottare e uccidere. Veniamo messi alla prova. Lasciati all’addiaccio. Soli con la volontà e l’intelletto contro la furia della natura. Veniamo puniti severamente. Addestrati a non mostrare dolore. L’addestramento non ha mai fine”.

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Serse invia una delegazione. Leonida uccide tutti, e li impala. Il messaggero minaccia: “Le nostre frecce oscureranno il sole!”.
Leonida ribatte: “Allora combatteremo all’ombra”.
Si presenta un essere gobbo e deforme, Efialte, che chiede di combattere come figlio di Sparta, città da cui fuggirono i genitori prima che lui venisse “scartato”. Leonida lo esamina e lo scarta di nuovo, Efialte si suicida (non ci riesce).

L’avanzata dei Persiani sembra il terremoto, la falange spartana si prepara. Poi, avanza: “Spalla a spalla. Scudo contro scudo. Gli occhi fissi sull’odiato nemico. Gustando il loro crescente terrore. Colpiamo”.
Il cielo è oscurato dalle frecce. “Gli eserciti dell’Asia. Impegnati a schiacciare le impertinenti repubbliche della Grecia. A rendere schiavi gli unici uomini liberi che il mondo abbia mai conosciuto”.

Leonida è il cuneo avanzato della “formazione a delta” contro cui si infrangono gli assalti. Nessun prigioniero, nessuna pietà.
L’apparizione di Serse, calvo, pieno di piercing, coperto d’oro. La sua offerta a Leonida è di diventare il generale a capo di tutta la Grecia, “se ti inginocchierai davanti a me”. Leonida rifiuta con sarcasmo. La collera di Serse: “cancellerò dalla storia anche il ricordo di Sparta. Non vi sarà gloria nel vostro sacrificio”.
Sul nuovo assalto dei Persiani, gli Spartani rovesciano i cadaveri accumulati dopo la prima battaglia.
La battaglia è terribilmente cruenta. Le tavole di Miller sono schizzate di sangue.

Intanto, la flotta ateniese ha attaccato le barche persiane.
Spinto dall’odio, in cambio di “terre, oro, donne … e un’uniforme”, Efialte spiega a Serse come aggirare gli Spartani: “Io sono buono. Il crudele Leonida ti chiese di alzarti. Per me dovrai solo inginocchiarti”.
Circondati dai Persiani, i Greci alleati di Sparta fuggono, ma “per noi la scelta è facile, Arcadio. Gli Spartani non si ritirano mai! Non si arrendono mai!”.
Leonida salva solo un uomo, Dilios, colui che sa raccontare le storie, e gli dice di partire per Sparta con la notizia della loro vittoria. Agli altri, dice: “Spartani. Fate colazione. E gustate il vostro cibo. Perché stanotte ceneremo all’inferno”.
L’ultima battaglia, il terzo giorno.
Serse chiede ancora la resa.
Leonida si toglie l’elmo, abbandona lo scudo, e getta l’ultima lancia contro Serse.
“I nostri vecchi dicono che noi Spartani discendiamo da Eracle stesso. L’impavido Leonida conferma la nostra discendenza. Il suo ruggito è lungo, possente e beffardo. Fissando la morte negli occhi. Ride”.
Un anno dopo, Dilios è lì che racconta la leggenda…

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