Olimpiche. Luca Pelosi, Edizioni della Sera, 2016

“Storie immortali in cinque cerchi”, il sottotitolo: poteva essere “Storia morale delle Olimpiadi”, oppure “Vite parallele”, perché la scelta di Pelosi è in molti casi quella di proporre le vicende di coppie di sportivi. Storie diverse per ambientazione, tempo storico, notorietà dei protagonisti, ma tutte ugualmente edificanti.

olimpiche-pelosi-copComincia con un capitolo scandito sulle 10 prove del decathlon di Roma 1960 e sulla rivalità inestricabile dall’amicizia fra il vincitore, Rafer Johnson, e il secondo classificato, Yang Chuan-kwang. Afroamericano il primo, di Taiwan il secondo (inutilmente Mao cercò di far espellere la Cina nazionalista dal CIO, e così la Cina popolare boicottò anche quei Giochi). Sia Johnson che Yang erano allenati dal patriarca di UCLA, Elvin “Ducky” Drake.

La storia più celebre è quella dell’amicizia fra Jesse Owens e Luz Long. La più commovente quella di Eliska Misáková, ginnasta cecoslovacca: aveva 22 anni a Londra 1948, quando le venne diagnosticata la poliomielite. Perse l’uso di braccia e gambe, morì in ospedale mentre le sue compagne vincevano l’oro a squadre; e “per la prima e unica volta della storia delle Olimpiadi il CIO ha deciso di assegnare una medaglia postuma”. Non conoscevo la tragica storia d’amore fra la campionessa di ginnastica ritmica Oksana Kostina (15 aprile 1972 – 11 febbraio 1993) e il fidanzato pentatleta, Edouard Zenovka. Era lui al volante quando Oksana morì in un incidente stradale; ad Atlanta 1996, Zenovka conquistò solo l’argento, scivolando a una decina di metri dal traguardo.

Il libro finisce con interviste a Jury Chechi, Daniele Masala, Dino Meneghin e Sara Simeoni (l’introduzione è di Gelindo Bordin). L’autore e i suoi ospiti – tutti a favore di Roma 2024 – sembrano dirci che nello sport, come nella vita, c’è sempre la possibilità di rialzarsi e ricominciare a inseguire un sogno, purché il sogno venga inseguito con la massima integrità. Dunque, vincere non è l’unica cosa che conta… Certe pagine possono apparire favolistiche, merito di chi le ha scritte è non aver arretrato davanti ai peggiori rischi della retorica.

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