#RoccoSchiavone. Aosta e la neve, scarpe inadatte e fiuto per la malvagità, un Vicequestore che prova nausea ogni volta che vince

Viste le prime due storie di Rocco Schiavone – dai romanzi di Antonio Manzini pubblicati da Sellerio – confesso di non aver ancora le idee chiare, ma di voler vedere anche le prossime quattro.

Rocco Schiavone

Marco Giallini è quanto mai adatto, anche se la sua pronuncia non sempre trova aiuto nel suono in presa diretta. Il resto del cast, invece, mi lascia perplesso. Non rientra nei miei gusti l’estetica horror di Marco Soavi, il regista: abile costruttore di tensione, uscito dalla scuola di Dario Argento, Soavi tende sempre a eccedere con l’effettaccio, non a caso uno dei comprimari più riusciti è il medico addetto alle autopsie.

L’andamento delle prime due storie è ben costruito: chiamato a chiedersi chi sia l’assassino, lo spettatore dispone di molti indizi, certi moventi appaiono troppo immediati per risultare risolutrici, la verità non è mai così semplice, e in entrambi i casi il colpo di scena va a segno.
In realtà, l’unica cosa che davvero interessa è la vita di Rocco Schiavone.

Si capisce subito che ha solo un loden spiegazzato e scarpe inadatte a quelle latitudini. Farà giustizia senza trarne la minima soddisfazione. La sua anima è irrimediabilmente spezzata, la morte della moglie – Isabella Ragonese – ne circonda ogni gesto, ogni parola. Cerca immediata soddisfazione in una bella amante – Francesca Cavallin – ma il Vicequestore è il primo a sapere che non può funzionare. Le scene in solitudine (o con il fantasma) nel suo appartamento sono rese con notevole intensità.

rocco-schiavone

Rocco Schiavone viveva a Trastevere e lavorava a Roma. È stato trasferito 800 chilometri a nord per punizione: ha pestato i piedi a un pezzo grosso, un Sottosegretario con figlio violentatore. Rocco fuma spinelli e ha amici borderline, la sua idea di giustizia può portarlo a cancellare prove che contraddicono i risultati investigativi a cui è pervenuto. In certi momenti, l’andatura curva sotto il peso del Male, fa pensare a Luther – Idris Elba, nel capolavoro seriale della BBC. Ma non mancano le citazioni di serial di più immediato successo (House of Cards, per esempio).

Dai romanzi – sceneggiati da Eleonora Fiorini, Maurizio Careddu e dallo stesso Manzini – hanno preso forma sei storie di cento minuti; dopo «La pista nera» e «La costola di Adamo», seguiranno, i prossimi venerdì su Rai 2, «Non è stagione», «Era di maggio» e altre due storie riprese da «Cinque indagini romane per Rocco Schiavone» (non ho capito se hanno tratto qualcosa anche dal recente, vendutissimo «7-7-2007» o se già lavorano a una seconda serie di episodi).
Mi pare che la serie funzioni per il protagonista e per l’ambientazione: Aosta e la sua valle. Nelle prime due storie (e immagino anche nelle prossime) non manca una parentesi romana, al presente o in flashback: una Roma sempre inondata di sole, mentre la Val d’Aosta è perennemente buia, fredda, grigio-azzurra.

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21 Responses to #RoccoSchiavone. Aosta e la neve, scarpe inadatte e fiuto per la malvagità, un Vicequestore che prova nausea ogni volta che vince

  1. francesco says:

    ho trovato molto belle i primi due episodi e, sono d’accordo con te, l’ambientazione in valle d’aosta ha aiutato in questo senso. io però adoro Giallini, grandissimo attore

  2. willerneroblu says:

    Di solito non guardo Rai e Merdaset ma Giallini non lo voglio perdere,esiste un modo per rivedere le due puntate??

  3. Rudi tu hai letto i romanzi? Se sì cosa ne pensi?

  4. pgkappa says:

    Comunque luther è inarrivabile.

  5. Enrico Cuaz says:

    Essendo valdostano dico la mia…Avevo letto i libri e mi erano piaciuti molto, e anche Giallini è un attore che avevo già ammirato molto nel ruolo del “Terribile” nel Romanzo Criminale, ho ovviamente guardato le prime due puntate e debbo dire che sono stato deluso. Lento, trovo che gli altri attori non siano all’altezza, i due poliziotti “scemi” non sono credibili, e che i poliziotti si facciano le canne non lo metto in dubbio, ma che lo facciano sul loro luogo di lavoro mi pare improbabile. Per il resto sembra che tutta la VDA sia una regione da lupi…C’è il sole ogni tanto pure da noi. Il tutto, trama compresa, mi para confuso e non credibile. Gli do 6 proprio perché si svolge in Valle, fosse stato ambientato in Molise avrei mollato dopo 10 minuti e sarei andato a letto.

    • Rudi says:

      ciao Enrico, è chiaro che la scelta estetica è quella di associare la tua Valle a certi colori e temperature. L’avessero deportato in Puglia, non funzionerebbe così bene. Ma sui poliziotti scemi, hai ragione da vendere…

  6. Nel primo episodio c’è Mark Lanegan in colonna sonora (sottofondo durante la prima canna fumata). Già mi basta per una sufficienza larga

  7. Tra l’altro le canne del commissario pare che siano state causa di polemiche da parte dei contrari alla liberalizzazione in quanto cattivo esempio esempio che la rai non avrebbe dovuto trasmettere.

  8. metalupo says:

    Giallini un grandissimo.
    Dovessero rifare un ipotetico “Soliti Sospetti” italiano sarebbe il primo della lista.
    Ti lascio il piacere di trovare gli altri.

  9. francesco says:

    tutti si sono straniti per la storia delle canne e mi pare una minchiata

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