Sulla boxe, Joyce Carol Oates, Edizioni e/o 1987

La futura scrittrice avvertì la passione per la boxe nei primi anni Cinquanta, quando il padre cominciò a portarla con sé ad assistere ai combattimenti.
In questo volumetto distilla una quantità di suggestioni acutissime, che impongono di leggere e rileggere i passaggi più significativi.

Tanti anni fa, a proposito della fine del PCI mi capitò di usare questa trasparente metafora: “Si dice che per un trainer il compito più difficile sia quello di convincere un giovane pugile a rialzarsi e continuare a combattere dopo essere stato messo al tappeto. E se il pugile è stato atterrato da un colpo che non ha visto arrivare – il che succede regolarmente – come può sperare di riuscire a proteggersi la prossima volta?”.

Ricopio altre cinque citazioni.

sulla-boxe-cop“Gli spettatori di giochi sportivi traggono molto del loro piacere dal fatto di rivivere le emozioni comuni dell’infanzia, ma gli spettatori di un incontro di boxe rivivono i primordi omicidi della razza”.

“Dalle carriere ‘tragiche’ di molti pugili appare chiaramente che essi preferiscono il dolore fisico del ring a quell’assenza di dolore che è la condizione ideale della vita comune. Se non si può colpire, si può almeno essere colpiti e sapere di essere ancora vivi”.

“L’arbitro è così essenziale al dramma della boxe, che lo spettacolo di due uomini che si combattono senza controlli su una piattaforma rialzata, sarebbe insopportabile se non addirittura osceno – sarebbe vita più che arte. È l’arbitro che rende possibile la boxe”.

“Forse è meno noto che negli Stati del sud, prima della guerra civile, i proprietari bianchi usavano far combattere tra loro gli schiavi negri e scommettevano sul risultato… Spesso gli incontri finivano con la morte. Gli spettatori, naturalmente, erano bianchi; ed erano uomini”. Un quarto di secolo prima di Django Unchained…

“Osservare da vicino la boxe, e osservarla con serietà, vuol dire rischiare momenti di ciò che potremmo chiamare un panico animale – non solo la sensazione che stia accadendo qualcosa di molto brutto, ma che, guardando, si diventi complici”. L’autrice confessa di preferire gli incontri registrati, di cui sa già il risultato. Nonostante tutto, a volte si è sopraffatti dal disgusto: “È un po’ come per un amore sbagliato – si sopporta il dolore, sperando che il seguito ci porti un momento felice. E, come in un amore sbagliato, arriva l’istante del logoramento, quando la ricompensa del momento felice non basta più”.

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