Fidel e lo sport, 2: appunti su Fangio e la Costituzione di Cuba

L’articolo 9 della Costituzione sancisce che lo Stato debba garantire “che non ci sia persona che non abbia accesso allo studio, alla cultura e allo sport”. Nei Giochi Panamericani di Rio de Janeiro (agosto 2007), il medagliere cubano è secondo solo a quello degli Stati Uniti. Fidel Castro non perde l’occasione per sottolineare questo straordinario successo in un intervento su «Granma», il giornale del Partito. Castro confronta il numero delle medaglie e la relativa popolazione: una ogni 3,09 milioni di abitanti per gli USA, una ogni 0,16 milioni per Cuba.

Il dna dei cubani deriva da varie provenienze e in particolare dall’ingente afflusso di schiavi africani, portati sull’isola fin dal Seicento per essere impiegati nelle piantagioni di canna da zucchero. Appena stabilizzata la rivoluzione, nel febbraio 1961 viene fondato l’Instituto Nacional de Deportes Educación Fisica y Ricreación; Castro ne detta gli obiettivi: “Lo sport rinforza il fisico e la mente, e rinforza anche il carattere… l’atleta ha bisogno di volontà, ha bisogno di forza spirituale… non deve essere una stella, non deve diventare un campione, però il giovane deve coltivare l’educazione fisica allo stesso livello che la sua istruzione generale… non è concesso a un giovane rivoluzionario di non essere sportivo”.

Fidel Castro - Muhammad Ali - Teofilo Stevenson

L’Avana, su una targa davanti all’hotel Lincoln sta scritto: “Nella notte del 23-2-1958 in questo luogo venne sequestrato da un commando del Movimento 26 di Luglio, diretto da Oscar Lucero, il campione del mondo di automobilismo, per ben cinque volte, Juan Manuel Fangio. Fu un duro colpo propagandistico contro la tirannia di Batista e un importante stimolo per le forze della Rivoluzione”. All’interno dell’hotel è esposta una foto, scattata nel 1981: ritrae Fangio che parla con il comandante Fidel Castro.

Il sequestro dura ventisette ore. La notizia ha già fatto il giro del mondo, il problema è trovare il modo di riconsegnare Fangio senza farsi arrestare o, peggio, uccidere dalla polizia del regime. Pare sia proprio il pilota a suggerire la soluzione: l’ambasciata del suo Paese.
Da allora fino alla sua morte, avvenuta nel 1995, per il suo compleanno Fangio riceve un biglietto di auguri da Cuba. Racconta: “Non mi hanno mai bendato gli occhi, ho sempre avuto ogni comodità”. E uno dei guerriglieri gli ha detto: “Quando trionferà la Rivoluzione, lei sarà il nostro invitato d’onore”.

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2 Responses to Fidel e lo sport, 2: appunti su Fangio e la Costituzione di Cuba

  1. antonior66 says:

    Molti italiani celebrano la figura di Fidel Castro. Sono gli stessi che voteranno No temendo una deriva autoritaria. (Spinoza)

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