Snowden [id.] – Oliver Stone [cine35] – 8

Un film da vedere, anche non mi pare all’altezza della storia che racconta. Purtroppo non l’ha girato il regista di Platoon o Nato il 4 luglio, di Salvador o del primo Wall Street. È un paradosso, la vicenda di Edward Snowden è esplosa tre anni fa, non è colpa di Stone se a settembre ha compiuto settant’anni.

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Tre anni fa, dunque, un “patriota” come Edward Snowden, che non poté fare il marines per gravi problemi di salute e ha lungamente lavorato per CIA e NSA, svelava al mondo come il governo americano spiasse i suoi stessi cittadini. La denuncia gettava una luce accecante – anche grazie all’autorevolezza di Guardian e Washington Post – su una sorveglianza globale che usa qualsiasi dispositivo (videocamere, pc, email, social, eccetera) per controllare la nostra intimità. Con la scusa del terrorismo.

Snowden è un potente atto di accusa verso un sistema politico che già prima dell’Undici Settembre (figuriamoci dopo) ha cinicamente scommesso sul consenso della maggioranza silenziosa di fronte allo scambio fra sicurezza o libertà. Miliardi di dollari vengono investiti nella sorveglianza globale, senza alcun controllo politico. L’atto d’accusa parte dal giovane Bush e non risparmia Obama, con le sue promesse non mantenute.
Come Julian Assange, e con una coerenza ancor più dolorosa, Edward Snowden ha deciso di sacrificare tutto pur di dire la verità. Salva la vita, ma sa che la sua intera esistenza deraglierà irrimediabilmente.

Stone cita Full Metal Jacket e 1984, ma salvo un paio di momenti visivamente emozionanti, non riesce a proporre un’estetica all’altezza del dramma rappresentato. Nella lunga parte centrale, non riesce a mettere a fuoco il carattere del protagonista – strepitoso Joseph Gordon-Levitt: l’avevo già pensato dopo Inception e l’ultimo Batman – che oscilla fra ambizione e frustrazione, non è più l’ingenuo che (a differenza della fidanzata) non firmava gli appelli di Amnesty, e non è ancora arrivato a decidere di uscire dal vortice (sembra quasi che sia la gelosia a dargli la spinta finale).
Genio informatico, formidabile hacker governativo, Edward Snowden ha presto chiara la dimensione pressoché illimitata del suo potere (“Tutto il reame, Biancaneve”, lo canzona un collega), ma è un militare, figlio e nipote di militari, deve liberarsi dai dogmi di un certo patriottismo, l’indole e la fidanzata lo costringono a porsi domande che non trovano risposte soddisfacenti. Nei meandri inespugnabili dell’intelligence Usa (un gioco di scatole cinesi, dove le sigle sono secondarie) Snowden scopre cosa significa essere una spia oggi. Glielo spiega il capo, Corbin O’Brian (un luciferino, gelido Rhys Ifans): il fronte oggi non la Siria, non è l’Iraq, il fronte è ogni pc e ogni smartphone, ogni dispositivo in grado di trasmettere dati.

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Fra le parti meno riuscite, quella in cui Ed Snowden cerca un megafono nel giornalismo: Spotlight era riuscito con ben maggiore densità a mostrare i condizionamenti che stanno affossando la credibilità dei media. Ma il cuore salterà un paio di battiti, nel finale, grazie a un’idea che Stone compone magistralmente.

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2 Responses to Snowden [id.] – Oliver Stone [cine35] – 8

  1. metalupo says:

    Spotlight un capolavoro, questo no.
    Piaciuto abbastanza.

  2. Pingback: Visti al cinema nel 2016 | RUDI

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