Infine, si vota

Ho scritto un dozzina di post (questo è il più lungo, richiede 4-5’) e almeno altrettanti tweet sul referendum, cercando di evitare due rischi: accusare gli altri di starsene in compagnia di qualche impresentabile (tanti, troppi, su entrambi i fronti, nessuno che si senta di sinistra può vincere una gara come questa), ed evitare la rissa verbale.
Non ho mai scritto che se vince il Sì è inevitabile una svolta autoritaria, o che il No esprime un punto di vista coerente sulla riforma di cui ci sarebbe bisogno.

Ovviamente ho attribuito le maggiori responsabilità del buttarla in caciara al presidente del consiglio, un tipo che non possiede il senso del ridicolo e dimentica i giuramenti del giorno prima (“stai sereno” e la regia dei “101” io non li dimentico). Ma non posso negare che Grillo l’ha fatta spesso fuori dal vaso, che il No di Berlusconi è timido come il Sì di Prodi, che l’impegno di D’Alema per il No può essere stato altrettanto dannoso di quello di Napolitano per il Sì.

scheda_elettorale-3

Non mi sorprendono né le ultime mance inserite in legge finanziaria, né l’accordo a orologeria sul contratto degli statali: da questo governo che viaggia a slides e promesse, bonus e ottimismo, ho smesso di aspettarmi che salvi almeno le forme. Lo strapotere mediatico gli servirà a ben poco: il 90% dei media è per il Sì, ma la loro influenza sul voto di opinione non è mai stata così bassa. Come ha scritto Polito sul Corriere, “fino a quando hanno potuto, i sondaggi ci hanno infatti detto che tra chi ha già deciso di votare, e cioè tra gli elettori più politicamente motivati, il No prevale”.Alla fine, ho creduto giusto distillare cosa è davvero in gioco il 4 dicembre; mi conforta verificare che nessuno ha contestato la mia sintesi qui a fianco.
Nessuno l’ha fatto, perché è evidente che se vince il Sì, si consolida l’attuale assetto di potere.

La sfida non è più per cambiare la Costituzione ma per conservare il governo. So che per qualcuno, anzi molti, la stabilità è un valore in sé, e costoro giustamente vedono nel Sì lo strumento per affermarla. Per me, la stabilità è un feticcio ideologico, per affrontare il declino dell’Italia serve una classe politica legittimata a prendere decisioni difficili, non qualche scorciatoia per impedire al “populismo” di farsi strada. Di populismi, l’Italia ne sta vivendo di vari tipi, equamente divisi fra maggioranza e opposizione.

La posta in palio, dunque, ruota intorno a 3 questioni dirimenti:
1) rafforzare o ridimensionare le ambizioni personali di Matteo Renzi
2) rafforzare il Governo a danno del Parlamento
3) rafforzare lo Stato centrale a danno delle autonomie locali.
Voterei 3 volte No, ma non mi sorprende che qualcuno possa votare 3 volte Sì.

Milioni di italiani ritengono giusto e utile dare più potere a Renzi, sottrarre altri poteri al Parlamento e alzare il livello di decisionismo, fare inversione di marcia rispetto alla sbornia del federalismo e tornare a uno Stato centrale forte e senza conflitti di competenze.
Per me, nessuna di queste prospettive è desiderabile, viviamo una fase storica in cui la democrazia sta collassando, il 90% dei votanti è un pallido ricordo, la principale forza politica del Paese è fatta da chi non vota e non si sente rappresentato da nessuno. La fine dei partiti di massa, accelerata da un altro referendum – quello di Segni e Occhetto nel ’93 – ha spalancato la porta a una rabbia sorda e tendenzialmente di destra, che vuole più autorità e meno chiacchiere, e che Renzi pensa di accarezzare, con i ripetuti appelli alla “maggioranza silenziosa”.

Non esiste un’unica, legittima idea di democrazia. La mia, però, ritiene intollerabile che lo Stato possa costruire la Tav contro chi vive in quelle terre, o, peggio, il Ponte sullo Stretto contro il parere di Sicilia e Calabria. Un potere così, io allo Stato – cioè al leader di chi vince le elezioni – non voglio consegnarlo. Né a Renzi, né a Grillo, né all’erede di Berlusconi. La differenza è che oggi questa pretesa l’avanza Matteo Renzi.

Da tempo, sono arrivato a pensare che sia la sua natura a essermi indigeribile, con tutta la retorica sul nuovo, sul merito, sulla rottamazione, sulla casta (lui che parla di casta?), sui gufi, sui rosiconi, sul cambiamento come valore in sé. Vedo lui e vedo i renziani all’opera, e riscontro che fanno il contrario di quel che dicono.

Si fosse votato su 5-6 singoli quesiti, non saremmo a questo punto. Chi può dire No alla cancellazione del Cnel? Chi può dire No a una semplificazione nelle materie di competenza fra Stato e Regioni? Chi può dire No alla fine del bicameralismo perfetto? Chi può dire No a una drastica riduzione del numero dei parlamentari? Ma poi mi si propone la polpetta avvelenata di un Senato indecente, che scimmiotta istituzioni di paesi diversissimi dal nostro, mi si promette di cambiare l’Italicum dopo averla definita le legge che “tutti ci avrebbero copiato” (e lo si fa alla luce di sondaggi che inquietano persino Renzi), e non si ha nemmeno il coraggio di cambiare il residuo post-bellico delle “Regioni a statuto speciale”… A chiunque non sia iscritto al Fans Club Viva Matteo Renzi dovrebbe pur venire il dubbio che questa riforma peggiora l’esistente.

Se davvero si voleva “riformare le istituzioni”, il referendum è una gigantesca occasione perduta. Ma fin dall’inizio è stato qualcos’altro: fallito il Patto del Nazareno, è divenuto il modo per trovare legittimazione da parte del terzo governo consecutivo che sta lì senza aver avuto un mandato elettorale. L’aggravante è aver usato una raffica di voti di fiducia, approfittando del premio di maggioranza conquistato grazie a Sel, imbarcando una quantità di transfughi di Berlusconi.

Tutto legittimo, sono e rimango per l’assenza di vincolo di mandato. Insopportabile se questa accozzaglia pretende di cambiare regole che valgono per tutti.
Voterò No contro questo sistema di potere.

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7 Responses to Infine, si vota

  1. Concordo anche sulle virgole.

    E aggiungo questa riflessione presa da un post che gira su facebook: “Renzi negli ultimi giorni ha i modi, i toni, e l’intima disgrazia una Wanna Marchi a fine carriera, a cui – se non vende gli ultimi due set di pentole in questa televendita – non rinnovano il contratto nell’emittente locale.”
    Perché ogni metodo denuncia un merito. Anche una buona riforma, se “venduta” così, denuncerebbe un baco, un vizio, e una magagna nascosta. Figuriamoci questa merdata.

  2. francesco says:

    Io ho appena letto un post su Facebook di una mia amica

    “Più di renzi mi fanno vomitare quelli che votano SI”.

    Se ero convinto al 99%, adesso lo sono al 100%.

  3. Duke says:

    Vorrei dire una cosa al di là del no e del sì. Una semplice testimonianza.

    Quello che è successo (le votazioni sono chiuse) all’estero è scandaloso e non degno di un Paese occidentale.
    Non so se ci saranno brogli al momento dei conteggi (credo che le schede arrivate ai consolati siano controllate in Italia), ma il sistema di votazione è assurdo e totalmente antidemocratico.
    Le schede arrivano a casa, sulla base dell’indirizzo a conoscenza del Consolato, non sono timbrate e alcuni di noi non le hanno ricevute.

    Altri, invece, ne ricevono più d’una perché al loro indirizzo sono domiciliati connazionali che in realtà risiedono altrove.
    So per certo che qualcuno ha votato più schede.

    Questo sistema barbaro, ricordo, è stato voluto dalla destra (Legge Tremaglia). La stessa destra che adesso parla di probabili brogli.

    I Francesi, in occasione delle consultazioni elettorali, allestiscono dei seggi esattamente come accade in patria. Qui, per esempio, utilizzano la locale scuola francese e tutto si svolge proprio come se si fosse in Francia.

    E’ così difficile fare qualcosa di simile?
    (va da sé che il problema emerge ora solo perché di solito il peso del voto politico della circoscrizione estero è risibile rispetto a quello di un referendum…)

  4. gguydog says:

    Caro Rudi, concordo in pieno.

    Aggiungerei un piccolo “dettaglio” che molti sembrano dimenticare, e che però è essenziale: prima ancora di discutere nel merito la riforma, bisogna ribadire che è stata elaborata da un organo la cui composizione è determinata da norme dichiarate incostituzionali per contrasto con l’articolo 1 della Costituzione, che sancisce il principio di sovranità popolare, e con l’art. 48 (libertà di voto), poiché che la legge elettorale concedeva un premio di maggioranza “sfacciato”, oltre alle liste bloccate.

    Di conseguenza un simile organo non ha, o non avrebbe, il potere di legiferare in via straordinaria come avviene con una riforma costituzionale, ma solo in via ordinaria, e pure per un tempo limitato: una tale “ferita” andrebbe infatti rimarginata al più presto, eleggendo un nuovo organo sulla base della legge risultante dall’eliminazione del premio di maggioranza e delle liste bloccate.

    Non la faccio lunga, credo che si capisca il mio ragionamento.
    A stupirmi non è tanto la tattica di chi è al potere: non ho mai avuto dubbi che il vantaggio competitivo sarebbe stato sfruttato fino in fondo (non ho mai creduto alle varie minacce di elezioni anticipate o dimissioni, come buttare all’aria una simile irripetibile opportunità?).
    Sono più stupito (diciamo così) da quelli che davvero sono convinti che tutto ciò vada bene, che ci si possa passare sopra in nome di finalità asseritamente più alte (“cambiare”, la governabilità, una scossa al paese, l’affidabilità sul piano internazionale ecc.).

    Non mi stupisce nemmeno che tra costoro vi siano molti colleghi giuristi (teorici e pratici), una classe spesso avvezza a legittimare il potere (direttamente o indirettamente) quale che esso sia; sarei forse più sereno se costoro lo facessero per convenienza personale e non per convinzione, ma sono davvero troppi perché la possibile spiegazione sia quella.

    In gioco, come ricordi tu, c’è la posizione dei cittadini, chiunque essi siano e di qualunque colore politico, di fronte al potere statale, qualunque esso sia.
    Da domani si rischia non solo che questo rapporto sia ancora più squilibrato, ma anche – e soprattutto – che molti se ne rallegrino (con conseguente “miopia” sull’operato dei poteri pubblici).

    Purtroppo ho pochissima fiducia nei miei connazionali (presi in blocco, non singolarmente), e mi sa che devo prepararmi ad anni di mal di fegato (e a qualche amicizia persa, temo).
    Se le garanzie democratiche basilari sono fuori moda, allora voglio i cari armati agli angoli delle strade e non questa ottusa e miope accondiscendenza spacciata per progresso.

    Se la citazione non è fuori luogo: “resistere, resistere, resistere!”

  5. Vengo ad interrompere queste apologia del No con qualche originale considerazioni:
    – la riforma è modesta e confusa. Perché fatta per accontentare anche centristi ex berlusconiani e alfaniani. Farla invece con Salvini Meloni e Grillo sarebbe più facile immagino?
    – il parlamento è stato eletto con una legge incostituzionale. Dunque tutto quello che il parlamento to ha legiferato in Italia deve essere annulato, oltre che l’elezione di 3 Presidenti della Repubblica, di decine di giudici della Corte Costituzionale, che hanno giustamente rilevato l’incostituzionalità della legge che ha eletto il parlamento che li hanno resi giudici della consulta…Dunque loro non sarebbe legettimati a giudicare tutti i ricorsi che dal 2006 hanno giudicato…
    -La legge Tremaglia è un assurdo, per me chi non paga le tasse in Italia non dovrebbe votare, ma fu una norma voluta dai fascisti e da Berlusconi…è darne la colpa a Renzi è assurdo.
    -Infine francesco dire che chi vota si ti fa vomitare è da grillino-leghista.
    Comunque vada la domenica non potrà essere peggiore del venerdì appena trascorso.

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