Il voto, posata un po’ di polvere

Resto convinto del fatto che i campionati di calcio si vincano imparando dagli errori e che le elezioni non si possa che riperderle se si sbaglia l’analisi del voto.
Ci sono numeri, tabelle e statistiche di notevole interesse, nascosti dietro la valanga del No.
Una valanga, vale richiamarlo, che tuttavia non costituisce il primo partito italiano: i No sono stati 19 milioni 419mila, i Sì 13 milioni 432mila, i non votanti oltre 20 milioni.
Nello scarto di quasi sei milioni fra chi ha espresso il voto, colpisce la polarizzazione anagrafica, senza precedenti nella storia d’Italia.
Pare che l’81% degli under 34 abbia votato contro la revisione costituzionale.
Fra i 35 e i 54 anni, il No ottiene una percentuale inferiore, ma ugualmente impressionante: 67 a 33.
Il Sì vince solo tra gli over 55 anni: 53 a 47.

referendum-dati-popolazione

Nelle grandi città, a Milano, Bologna e Firenze prevale il Sì di stretta misura; a Roma, Napoli, Bari e Palermo, il No dilaga con percentuali superiori al 70; nell’intero Sud, il Sì fatica a raggiungere il 30%.
Poi, tanti hanno ripreso la ricerca da cui emerge che nei 100 Comuni con più disoccupati il No vince con il 65,8%, mentre nei 100 con meno disoccupati vince il Sì con il 59%. Il dato macroscopico è lampante, ma a scanso di equivoci bisognerebbe capire di che tipo di occupati si parla.

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Ancora, emerge che almeno il 25% degli 11 milioni che avevano votato per i Democratici alle europee del 2014 – quasi 3 milioni di persone – abbia scelto il No. Se si arriverà a una scissione, il bacino potenziale di una forza alla sinistra del Pd può arrivare a 4-5 milioni di elettori (sempre che la legge elettorale non renda impraticabile un progetto come questo).
Paradossale che in termini di “fedeltà”, trionfi il partito meno partito, il Movimento 5 stelle, le cui indicazioni di voto sono state seguite dalla quasi totalità degli elettori di riferimento.

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Non va dimenticato che fra il milione e 246mila votanti all’estero (30,7% degli aventi diritto), il Sì ha prevalso con il 64,7%: siccome le polemiche si ripetono a ogni consultazione elettorale, sarebbe il caso di ritoccare queste regole prima delle prossime elezioni.

ps – ho saccheggiato le indagini di Quorum (per Sky), del Sole 24 Ore e dell’Istituto Cattaneo; chi le ha compiute ha tutta la mia invidia, è il lavoro che avrei sempre voluto fare.

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11 Responses to Il voto, posata un po’ di polvere

  1. francesco says:

    ma le regole sugli italiani all’estero vanno riviste solo perchè non convengono, un pò come l’italicum che adesso per Grillo e DiMail adesso è perfetto?

    Sui dati invece riportati io – pur condiviendo la “bellezza” di quel lavoro – sarei un pò scettico…. nel SI si sono imbarcati elettori che mai hanno votato PD o Renzi (per dire, io non lo votai nel 2014) ma se ci sono elettori in libera uscita questi me li vedo tutti sul fronte grillino. e non sono neanche così sicuro che i giovani si siano espressi così unanimemente a favore del NO.

    Se poi – come ritengo e lo scopriremo entro 36 ore dalla direzione del PD – si voterà a febbraio/marzo, quel 40% di SI ha buone anzi ottime possibilità di diventare blocco sociale e politico. Non ha senso lasciare agli altri la facoltà di organizzarsi, questo errore lo ha fatto Bersani nel 2011 con Monti, Renzi non lo farà di sicuro

    • antonior66 says:

      Renzi lo ha già fatto. Sarebbe dovuto andare al voto nel giugno del 2014, capitalizzando il trionfo delle Europee, ed evitando di dover imbarcare nella maggioranza soci imbarazzanti. Si sarebbero così evitati i compromessi al ribasso in tante occasioni, e alcuni voti pesantemente fastidiosi come quello in Senato su Albertini. Per il resto, mi pare evidente che ci sia un forte disagio sociale soprattutto al Sud. L’analisi più interessante, anche perché è quella più oggettiva, quindi non soggetta al margine di errore statistico, è la correlazione tra occupazione e Si e disoccupazione e No. Io il sospetto che in Italia chiunque governi avrà il problema di un’impossibile quadratura nel cerchio. Non vorrei (è il mio timore più forte) che si raggiunga un’uguaglianza in cui la crisi occupazionale venga estesa anche laddove si manifestano timidi segnali di ripresa.
      Ma soprattutto Renzi ha sbagliato nell’inimicarsi la categoria più divisa ma corporativa che esista: la mia, gli insegnanti. La buona scuola, aldilà di alcuni errori dovuti ad una fretta francamente eccessiva, è stata un tentativo di imporre criteri di meritocrazia e di funzionalità. Ma la categoria è la più conservatrice che esista.
      Certo è spettacolare vedere che l’Italicum, che fino a ieri era incostituzionale per i 5S, adesso va talmente bene da poter essere esteso anche al Senato.

      • francesco says:

        no, dopo il 2014 doveva governare e riformare, sarebbe stato un segnale sbagliatissimo.

        Renzi ha capito che non può piacere a tutti. cosa che poi varrebbe per chiunque governi. è oltre Veltroni, è oltre Prodi, è oltre Bersani. io credo che ne vedremo delle belle.

  2. Un dato interessante che ho letto è che, sembrerebbe, che 2/3 dei No siano stati motivati come voto contro il governo Renzi, più che contro la riforma.
    Non sono riuscito a trovare dati su quanti Sì siano stati determinati dalla volontà di evitare le dimissioni di Renzi e aprire lo squarcio nel paese.
    Ho l’impressione che in quanto ad accozzaglia, anche il Sì non scherzi (pare che un 25% di pdl sia finito lì) e conosco decine di persone che hanno motivato il sì con un “Renzi non mi piace, ma non voglio lasciare il paese a Grillo e Salvini”. Pochi di questi voterebbero PD alle prossime elezioni. Che quel 40% sia una base elettorale solida, ne dubito fortemente.

    • francesco says:

      non dubito che ex elettori del PDL abbiano votato SI. io ne conosco tanti, qui a Milano. ma se la gente non cambia idea è difficile vincere le elezioni non credi? o anche in questo caso chi cambia idea è apprezzabile se va verso i cinquestelle ma è un porco se opta per Renzi? io ho semplicemente detto che chi ha votato SI mi è sembrato ben più convinto prospetticamente (visto che sceglieva una riforma) di chi ha votato NO (lo dice il termine stesso, è un voto contro). se si vota entro 120 giorni quel 40% di italiani questa cosa l’avrà ancora a mente.

  3. willerneroblu says:

    Buongiorno Sig.Luccarmo volevo risponderle riguardo all’utilizzo di Bella Ciao personalmente sono legato ad essa fin da quando bambino la mattina la Banda a Niguarda attaccava la prima strofa il 25 Aprile!!!Mi ha sempre fatto venire i brividi e la collego ad eventi tragici ed eroici per cui l’utilizzo per questo referendum la trovo ridicola anzi il pezzo musicale che avreste dovuto mettere era Meno Male Che Silvio C’è!!!

  4. Il dato su Milano, inteso come Comune dove ha prevalso leggermente il sì con il 51%, va a mio parere letto in senso più ampio. Milano è un comune piccolo con un hinterland molto vasto. Dal punto di vista geografico la grande Milano occupa molto di più del Comune in sé. Se appena ci spostiamo verso i comuni della prima cerchia, comuni che contano una popolazione paragonabile ad alcuni capoluoghi di provincia, i numeri cambiano. Ad esempio a Sesto San Giovanni, già Stalingrado d’Italia, il NO prevale con il 54% e così è lo stesso nelle contigue Cinisello Balsamo e Bresso, A Cologno il NO sale al 58%. Basta varcare il confine di Milano per vedere prendere forma il disagio. E’ come se l’elettorato si spogliasse della patina luccicante della city per entrare in una realtà molto più drammatica fatta di disoccupazione, criminalità, degrado, fatica a tirare fine mese.

  5. Il dato di Milano in realtà conferma quello nazionale, perché il sì ha vinto in modo consistente solo nel Municipio 1, ossia il centro, abitato da quei ricchi che si credono di sinistra perché sono tanto cosmopoliti e colti e civili, mentre nelle zone periferiche ha vinto il no. L’analisi dell’Istituto Cattaneo per Bologna si applica perfettamente anche a Milano: “nelle sezioni economicamente o socialmente più disagiate/marginali, gli elettori sono decisamente più “critici” e utilizzano l’occasione referendaria per mandare un segnale al governo e all’intera classe politica”. “La presenza di immigrati, spesso relegati nelle zone periferiche o più povere delle città, finisce per essere interpretata come l’attestazione di una perifericità sociale che si va a sommare a quella territoriale. Di conseguenza, anche in questo caso è lecito aspettarsi un voto negativo nel referendum più “forte” in quelle aree della città dove la presenza di immigrati è più diffusa.” In zona corso di Porta Romana a Milano, dove abita tutta l’intellighentia milanese, sfido chiunque a trovare un immigrato o un homeless.

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