Olivo Barbieri, Appunti di viaggio in Cina, Publi-Paolini 1989

Questa estate ho visto una mostra di Barbieri a Villa Manin (Passariano, Udine), che comprendeva immagini raccolte in Cina nel corso di oltre trent’anni di viaggi. Qualche giorno prima, un amico mi aveva detto che questa parte del gigantesco archivio del fotografo carpigiano (nato nel ’54) è diventata oggetto di interesse per i cinesi stessi, perché la macchina fotografica ha catturato i tumultuosi cambiamenti di un subcontinente largamente irriconoscibile, rispetto all’epoca dei primi viaggi.

Questo piccolo catalogo, curato da Vittorio Erlindo (un altro amico, in questo strano gioco di “gradi di separazione”) contiene immagini ricavate dal primo viaggio in Cina.
Tutto analogico, il digitale è di là da venire. Due settimane, fra Hong Kong, Macao, Hangzhou, Suzhou e Shanghai. Subito prima di Tien An Men…

olivo-barbieri-ersatz-lights-case-study-1-east-west-suzhou-china-1989

La mostra di Villa Manin aveva per titolo “Ersatz Lights”; parte del repertorio fotografico era esibito in videoinstallazioni (senza audio, purtroppo), dove diveniva ancor più vistoso quell’effetto ottico che gli esperti chiamano “miniaturizzazione del paesaggio”: a Barbieri piace la messa a fuoco selettiva, per offuscare volutamente parti dell’immagine, enfatizzandone altre.

Dopo una fase segnata da un’estetica realista (ha collaborato a vari progetti di Luigi Ghirri), pare sempre più interessato alle potenzialità della post-produzione in camera oscura. In particolare, fa un uso destabilizzante dell’illuminazione artificiale, certe immagini mi hanno ricordato quelle di David Lachapelle (QUI), e chiedo scusa, da appassionato di fotografia senza studi alle spalle, se questo accostamento apparirà inappropriato… Avvolti da una specie di magia, i paesaggi fotografici di Barbieri evolvono a opere pittoriche. Più che documentare un luogo, al fotografo pare importante cogliere gli elementi essenziali, quelli che ne producono l’atmosfera.

barbieri_beijing_china_2001

Negli appunti che presentano la selezione fotografica sul primo viaggio in Cina – 75 foto orizzontali, panoramiche, base doppia dell’altezza, senza un solo volto a fuoco – Barbieri riversa alcuni pensieri.
“Sovente i cinesi mi fanno notare che sto fotografando cose non belle o poco interessanti e me ne indicano altre per loro più rappresentative. In questo non sono dissimili dagli italiani”.

“In bicicletta mi fermo davanti al nome di una via in ideogrammi e mi rendo conto che non ho nessuna possibilità di ricollegarlo a quello corrispondente sulla carta topografica della città”.

“Shanghai di notte. La quantità di studenti che sfila è smisurata”.

“Hangzhou e Suzhou. Quando i mezzi a motore raggiungono le zone del centro illuminate, spengono i fari e tengono solo le luci di posizione, e a volte nemmeno quelle. Suonano spesso il clacson, soprattutto i camion e le corriere”.

“In questi pochi giorni in oriente, già dal primo giorno penso che vorrò ritornare”.

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