Generazione, l’imprinting del No a Renzi

Pare ormai assodato, dopo l’esposizione degli studi di vari istituti demoscopici e sociologici, che la più bruciante sconfitta di Renzi si sia concretizzata nell’elettorato più giovane.
La tabella che segue viene da Demos, l’istituto di Ilvo Diamanti, e l’ha pubblicata Repubblica.

generazioni

Le interpretazioni divergono: c’è chi ha sottolineato l’aspetto materiale – la precarietà, i voucher, eccetera – di questo che si configura come un voto di protesta contro il governo, più che un giudizio sul contenuto della proposta di riforma.
Altri hanno dato più rilievo agli elementi simbolici e di “narrazione”.
Altri, ancora, hanno incrociato il dato biografico con quello geografico.

La valanga di No ha destato stupore anche per l’incomunicabilità con un premier poco più che quarantenne, che si è fatto vedere col giubbotto di Fonzie, nei pressi dei talent show, sulla copertina di Rolling Stone.
Non ho elementi soggettivi per suggerire quale di queste interpretazioni colga maggiormente nel segno. Ma la larga condivisione elettorale vissuta da un paio di generazioni, un’esperienza comune (per di più vittoriosa), mi ha fatto tornare in mente Marc Bloch, e un suo concetto che ricopia nel libro che scrissi su Andrea Pazienza. Lo ricopio di nuovo, perché è gravido di conseguenze…

“Gli uomini nati in un medesimo ambiente sociale, in date vicine, subiscono necessariamente influssi analoghi, specie nel periodo della loro formazione. L’esperienza dimostra che il loro comportamento, in relazione ai gruppi di uomini sensibilmente più anziani o più giovani, presenta dei tratti distintivi nettissimi. Persino nei loro contrasti, che possono essere fra i più vivaci.
Appassionarsi per una medesima disputa, sia pure schierandosi su fronti contrapposti, significa ancora rassomigliarsi. Questa comunanza di impronta, venendo da una comunanza di età, fa una generazione”. (Marc Bloch, Apologia della storia, 1949)

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13 Responses to Generazione, l’imprinting del No a Renzi

  1. francesco says:

    Ma a te i giovani sembrano cosi uguali e quindi così omogenei?

  2. Credo che, come in tutto, ci siano tante concause, ognuna con un diverso peso specifico nelle varie fasce. Però è innegabile la continuità tra i 18 e i 64. Ci sono oscillazioni importanti, ma la tendenza è sempre quella di un NO netto. Perciò mi sento di poter dividere i dati in due soli gruppi: uno macro, con tutte le sue sfumature, e una nicchia che rappresenta l’eccezione.
    A questo punto, concentrarsi sugli over64 potrebbe dare un abbozzo di risposta.
    La mia sensazione è che sia stato un Sì conservativo. Sembra un paradosso, dire Sì a una proposta di cambiamento con l’intenzione di conservare. Eppure questa riforma parlava chiaro: le parole più usate sono state stabilità e governabilità, che fanno rima con tranquillità.
    “Vada chiunque, purché possa governare”. Il Sì serviva a confermare la linea politica degli ultimi vent’anni, la politica che ha eroso i diritti dei lavoratori, che ha accolto la globalizzazione come un’opportunità, che si è riempita la bocca di un’Europa dei diritti e delle persone, ma poi ha srotolato il tappeto rosso per le banche e la finanza.
    Dire Sì alla riforma era un consolidamento, la garanzia che non ci sarebbe stato caos, ribaltamenti, che nessuno avesse la possibilità di sparpagliare le carte. Chi ha da vivere molto meno di quanto ha già vissuto, ha sempre paura dei ribaltoni, dell’incertezza. Si muore sempre pompieri. Oltre a questa interpretazione psicologica, credo che il Sì degli over 65 sia stato conservativo anche da un punto di vista materiale: sono i meno colpiti dalle politiche che hanno creato (o non limitato) i disagi sociali. Se fino ai 34 c’è stato un No di protesta per salari bassi e disoccupazione, fino ai 64 c’è stata la generazione dei padri che vive questo disagio di riflesso. I “nonni” lo vivono di riflesso al riflesso, in un modo annebbiato e senza riuscire a percepirne la gravità, temo.

    Tutto con le dovute sfumature e oscillazioni, ma come tendenza questa è una delle risposte che mi sono dato

  3. francesco says:

    http://www.lastampa.it/2016/12/14/cronaca/il-venditore-di-merendine-spacca-il-pininfarina-Dv8ETm4q7VAFA6AGODcvhN/pagina.html

    dite che il ragazzo sospeso/bocciato/vituperato/minacciato è un renziano?

    (lo dico perché io ci andrei cauto, molto cauto, nel dire giovani=rivoluzionari=sostenitori del NO. a me sembra che spesso siano solo il contrappeso degli agi fornito loro dai padri tutelati)

  4. Quella dellla generazione è una definizione sempre più difficile…venuta meno la semplice generazione biologica…25 anni uno più uno meno…ha sempre più importanza la condivisione di fenomeni sociali e culturali..che però tendono ad essere molto trasversali e soprattutto veloci…bel tema però

    • Rudi says:

      ciao Stefano, infatti anch’io penso che sia difficile, oggi, diventare una getenerazione. La società è polverizzata, vivere esperienze comuni – come lo intende Marc Bloch – è sempre più raro. I fenomeni sociali e culturali tendono a essere “trasversali”, come dici tu, ma quando fai parte di un’esperienza comune a tanti altri, questo ti lascia un segno.

      • Caro Rudi è proprio un tema affascinante che mette insieme demo/socio/psicosociale ec… faccio un esempio: i fatti di Genova 2001 per me sono stati uno spartiacque da lì in poi è cambiato il modo di sognare la politica ecc…immagino come me altri….con almeno un range di età di 30 anni tipo (16/50enni) nel frattempo in parallelo c’erano coetanei che manco scalfiti da quella situazionale …difficile quindi dire la generazione del g8 a Genova….forse è più facile con la tecnologia…la generazione dei nativi social o dello smartphone senza banalizzare troppo…mah mica facile …un saluto

      • Rudi says:

        ciao Stefano, anche per me è una questione di enorme interesse. La generazione, tutto sommato, è l’unico antidoto alle appartenenze tribali, da tifosi, e alle solitudini di chi non sente il proprio destino legato a quello di altri. Però, le tecnologie dubito aiutino questa presa di coscienza, proprio perché sono tendenzialmente usate in modo “ombelicale”.

  5. francesco says:

    mia figlia era al primo voto

    lei ha cultura politica assolutamente modesta, ahimè. non le piace Renzi, non le piace Salvini (lo odia), non le piace Grillo, non le piace Berlusconi. era per il NO. alla fine però non ha votato. ufficialmente, perché aveva da fare. in realtà il motivo è che aveva capito, intuito, usate voi il participio che volete, che il NO si fondava sull’antirenzismo. che non era questione di merito. si è astenuta, al suo primo voto.

    • Se penso che molti diciottenni hanno votato come gli hanno detto i genitori, il fidanzato, la fidanzata, i bulletti della scuola che fanno i capi ultrà alle autogestioni…mi sembra una decisione molto consapevole quella di tua figlia. E ancora molto pura da non abbassarsi alla soluzione meno peggio.

      E mi hai fatto venire in mente che devo andarmi a ricercare i dati sull’astensionismo per fasce d’età. Mi ricordo che dopo la brexit si straparlò dei giovani che avevano votato in massa per il remain, ma poi si scoprì che in realtà una percentuale spaventosa si era astenuta. Quindi di stare o no in Europa non gli interessava una mazza

    • gigidibiagio says:

      Col massimo rispetto ma sta storia che il solo movente di chi ha votato NO fosse l’antirenzismo ha giusto un filino rotto i coglioni. Che fosse una parte importante di quel 60% è fuori di dubbio, ma levatevi dalla testa che il fronte del SI fosse invece consapevole per intero e non spinto a sua volta da un’acritico sostegno a Renzi & co almeno quanto il fronte opposto.
      Poi ci sarebbe da considerare il fatto che la fasce giovani sono senza dubbio più scolarizzate, il che non le rende migliori ma di sicuro fornisce in media più strumenti per capire e giudicare adeguatamente. Che poi si decida di usarli e di farlo in maniera propria è altro discorrso

      • C’è stata una Amaca di Serra che sosteneva che il 60% del no fosse in realtà suddiviso in
        30% contro la riforma e neutrali su Renzi; 30% neutrali sulla riforma e contrari a Renzi.
        Il fronte del Sì, si sottintendeva, invece era un 40% compatto, informato, favorevole alla riforma e ben disposto verso verso.

        Un pizzico arbitraria e faziosa come suddivisione…

  6. gigidibiagio says:

    Decisamente arbitraria per non dire del tutto campata in aria, ma è la versione che va per la maggiore. Illuminati da una parte, pecoroni dall’altra.
    Che poi fa il paio con i “voti come brunetta\salvini\grilllo”

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