I casi sono 3: in ordine di probabilità…

I casi sono 3: in ordine di probabilità:
– si scioglie il Parlamento entro Pasqua e si vota in maggio-giugno.
– si votano in aprile-maggio i referendum sul lavoro promossi dalla Cgil.
– si cambia in modo significativo la legislazione sul lavoro, disinnescando i referendum.

La terza ipotesi mi sembra da escludere. Il governo Renzi bis senza Renzi non può sconfessare il governo Renzi sulla più simbolica delle sue riforme, il Jobs Act, quella che ha svuotato l’articolo 18, introducendo la precarietà generalizzata e i voucher.

Poletti

Sui referendum Cgil, l’11 gennaio si pronuncerà la Corte Costituzionale, e tutti danno per scontato che ci sarà il via libera della Consulta, dopo quello della Cassazione. Io non ne sarei così sicuro, perché anche la massima Corte annusa l’aria che tira.
Nessuno può dire quale sarà l’esito del referendum, è arbitrario estrapolare il No del 4 dicembre e trasformarlo in Sì in aprile-maggio.
Ma è ancora più evidente che una vittoria del Sì nel prossimo referendum sarebbe la morte del Pd. E che nessun governo – non dico Gentiloni, ma nemmeno Eisenhower o Churchill – potrebbe reggere l’urto.

Sono pronto a scommettere che la linea ufficiale del Pd sarebbe quella dell’astensione, puntando a far mancare il quorum. Come sulle trivelle.
In questo contesto, quella del ministro Poletti non è una gaffe: è la precisa ammissione che la maggioranza del Pd – quella di stretta osservanza renziana – vuole che Gentiloni scaldi la poltrona di Palazzo Chigi non oltre Pasqua. Anche il non aver coinvolto Verdini nel governo è una scelta finalizzata a questo scopo.

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11 Responses to I casi sono 3: in ordine di probabilità…

  1. francesco says:

    ma secondo me la sera delle dimissioni annunciate Renzi pensava a tutto tranne che al referendum

  2. Rudi says:

    Lo sottovaluti.

  3. willerneroblu says:

    Qua si gioca sulla pelle di tante troppe persone che sono senza lavoro.In un paese civile questa crisi drammatica andrebbe affrontata da tutti in maniera definitiva cercando veramente un punto in comune tra lavoratori e imprenditori e dirò di più bai passando i sindacati tanto ormai sono presenti solo nel pubblico impiego e coi pensionati.Riguardo all’articolo 18 la divisione rimane sempre tra pubblico impiego e aziende private e tra esse la differenza tra chi supera i 15 dipendenti e chi no!!!Concludendo altro referendum altri soldi e altro tempo prezioso buttato!!!

  4. Silvio Dossi says:

    è anche vero che negli ultimi anni, diciamo circa 10/15, il sindacato, nello specifico io parlo della CGIL, si è un pò “imborghesito” però non posso fare a meno di ricordare che il sindacato lo fanno anche e soprattutto i lavoratori e se questi non partecipano e stanno dalla parte dei padrun fino a quando questi non li licenziano per delocalizzare i siti produttivi così loro moltiplicano i loro profitti dopo poi si rivolgono ai sindacati, questo mi dice la mia esperienza di 41 e 6 mesi di lavoro e 1 di mobilità

  5. willerneroblu says:

    Però volete mettere finalmente a Roma coi pentastellati si respira un’aria nuova!!!

  6. willerneroblu says:

    Ma può un ministro inventarsi il diploma????

  7. pgkappa says:

    willer manco la maturità ha questa! . meglio il cavallo di caligola a questo punto.

  8. antonior66 says:

    Vogliamo parlare della CGIL che promuove I referendum contro i voucher, e poi li usa? 😳😳😳

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