La finestra dei Rouet, Georges Simenon

Comincia così… Dominique esce raramente di casa, abitudine presa quando dovette accudire il padre, ex generale, fino alla morte, avvenuta nella stanza poi affittata a giovani sposi (il generale non era benestante, alla sua morte la figlia si scopre povera). Hubert Rouet è quotidianamente visitato dallo stesso medico che aveva in cura l’ex generale. La madre Augustine vive al piano di sopra, tirannica e colossale, fatica a camminare. Il signor Rouet padre ha ceduto l’azienda di famiglia, ma “si direbbe che abbia in odio la sua casa” (scopriremo che va a prostitute, senza farsi scoprire dalla moglie, pur così sospettosa). Debole di costituzione e di carattere, ormai quarantenne, l’erede dei Rouet “era stato sedotto da una dattilografa, da una bella ragazza che ci sapeva fare”.

Dominique è testimone del fatto che Antoinette Rouet non torna in tempo per dare la solita medicina al marito, che muore nel suo letto. “Antoinette Rouet aveva desiderato la vita con una tale avidità da restarsene immobile sulla porta mentre suo marito moriva”. Poi aveva versato la medicina nel vaso di una pianta. Dominique non saprebbe spiegare perché, ma scrive alla giovane vedova una lettera anonima (va a spedirla da un quartiere lontano), vuole farle capire che qualcuno sa della mancata assistenza al marito e della pianta in cui ha versato le gocce del cardiotonico. Di lettere anonime, ne scriverà una seconda. Ma passano i giorni e non succede niente.
rouet-simenon-cop“Là dove Dominique, prima impaziente, poi esasperata, sperava di scorgere un cenno di paura, o forse di rimorso, ci fu un’esplosione di violenza”. Accade il quinto giorno dopo il funerale. Antoinette ha deciso di andarsene: liberata da un marito insignificante e noioso, si trova a fronteggiare l’anziana suocera, che glielo impedisce. La vedova fa disfare la camera matrimoniale, si libera del letto e dei vasi di fiori. A Dominique sfuggono le parole, ma nemmeno un dettaglio.

Cosa muove le azioni di Dominique? Non il senso di giustizia, quanto il risentimento e l’invidia. È questo che prova sia verso Antoinette che per i suoi giovani inquilini, così liberi di vivere, mentre “lei non è mai uscita dai binari di una routine monotona e deprimente”. Anzi, Dominique invidia “tutta questa gente, che va e viene, che beve stravaccata nei caffè all’aperto, conversando e guardando le gambe delle donne con gli abiti troppo corti, incollati al sedere, tutti quegli odori di corpi umani, di vita umana, la prendono alla gola, le danno alla testa…”. Nel suo frustrante passato c’è solo un amore, segreto e appena confessato, fra i quindici e i diciott’anni, nei confronti di un giovane sottufficiale che morì in guerra, nel deserto. È rimasta fedele a quella specie di giuramento. Per tutta la vita, “si è rifatta il letto appena alzata, affrettandosi, senza sapere esattamente perché, a cancellare tutto ciò che poteva ricordare la vita notturna”.

Fra i più sensuali e torbidi romanzi di Simenon, che scrisse «La fenêtre des Rouet» nel luglio 1942, ma poté pubblicarlo solo nella primavera del ’45.

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