Poletti non mangia il panettone?

Prima ha detto questo: “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedì”.
Poi si è reso conto di aver fatta fuori dal vaso: “Mi sono espresso male. Penso semplicemente che non è giusto affermare che ad andarsene siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri”.
Ma l’impressione è che Poletti sia l’anello debole della catena, il perfetto capro espiatorio, facilmente sacrificabile.

Ora, a chiedere che si dimetta ci sono persino i giovani del Pd (l’esistenza di questa categoria mi suscita un soprassalto di allegria), che dopo aver digerito il Jobs Act e i voucher senza un lamento, trovano insopportabili le parole in libertà di un ministro per caso. QUI

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50 Responses to Poletti non mangia il panettone?

  1. antonior66 says:

    A parte un sarcasmo evitabile (io che lavoro con i ragazzi di giovani del PD ne conosco parecchi), non ti sorge il dubbio che Jobs act e Voucher sono delle misure che contrastano il lavoro nero? Perchè l’alternativa non è tra Voucher e tempo indeterminato, l’alternativa è tra voucher e lavoro nero.

    • Laura Nava says:

      A parte il fatto che ho sempre letto ma commentato poco, e praticamente non commento più, perché si alzano i toni e si fa polemica, a mio avviso del tutto fuori luogo, ad ogni post, (tag Morettine escluse), come se ci si sentisse in diretto/dovere di farlo…

      La discussione dovrebbe essere costruttiva.

      L’autore è esplicito, basta leggere in alto.
      Il blog è di Rudi: contenuti e tono dovrebbero essere una sua esclusiva competenza. Lui ha tutto il diritto di esprimersi come ritiene; tra l’altro si è sempre dimostrato pacato, a differenza di altri.
      Io non mi permetterei di contestare la scelta del divano che ha in salotto, signor antonior66, sul quale lei mi ha fatto cortesemente accomodare. Se sono ospite, mi adeguo, o faccio lievemente notare un disagio, oppure, eventualmente, decido di non tornare più.

      • antonior66 says:

        Non credo di aver mai mancato di rispetto nei confronti del padrone di casa. Se così fosse, chiedo scusa. Quello che ho sempre apprezzato di questo spazio è la possibilità di esprimersi con libertà anche quando si hanno idee diverse da quelle del padrone di casa che, aldilà delle divergenze di opinioni, stimo.
        Nello specifico, si può magari contestare l’efficacia delle misure, ma non è che voucher e jobs act si inseriscano in un mondo in cui tutto funziona perfettamente. Nel mondo reale ci sono assunzioni con lettera di dimissioni firmate, c’è lavoro nero, c’è mancata assunzione di lavoratrici in età fertile, ci sono operai che casualmente ci lasciano la pelle proprio nel primo giorno di lavoro (che coincidenza 😡). Il tentativo di cambiamento dell’esistente può essere giudicato inefficace, ma (per me) non si può dire che chi ha votato tali norme sia contro i giovani o contro i diritti.

    • Laura Nava says:

      Tengo a specificare che non entravo affatto nel merito della questione, che è un triste dedalo inestricabile, e nemmeno la mia osservazione era esplicitamente rivolta a lei: mi ha semplicemente dato il la per esplicitare un pensiero che serbavo da tempo.
      E converrà che, a volte, qualcuno qui dentro esagera, Rudi è fin troppo buono. Cordialità.

    • Rudi says:

      No, non mi viene il dubbio. Tutti quelli che conosco sono pagati coi voucher solo perché conviene al datore di lavoro. E faccio del sarcasmo sui giovani del Pd perché se lo meritano.

      • antonior66 says:

        Beato tu che non hai dubbi. Ma in un’economia sana è l’imprenditore che rischia i propri soldi, ed ha tutto l’interesse che l’azienda funzioni.
        I giovani del PD che conosco io non meritano nessun sarcasmo, sono ragazzi in gamba e motivati.

  2. antonior66 says:

    Per completezza, aggiungo che Poletti dovrebbe andarsene. La sua frase è davvero stupida, fuori luogo, grottesca!

  3. willerneroblu says:

    Come minimo dovrebbe andarsene!!!

  4. Lo scalpo di Poletti per questa uscita (per quanto grottesca) sarebbe un po’ come l’arresto di Al Capone per evasione fiscale

  5. rugherlo says:

    Poletti doveva essersene già andato (la sua uscita ne conferma in modo ulteriore l’inadeguatezza).
    Aggiungo poi che conosco situazioni di lavoro stagionale prima regolarmente assicurate ed ora pagate coi voucher.
    Sostenere quindi che i voucher combattano il lavoro nero è un grosso errore.

    • antonior66 says:

      Puoi argomentare?

      • rugherlo says:

        È sufficiente leggere ciò che ho già scritto
        Sostenere che i voucher combattano il “nero” è un errore (ci sono stagionali che prima erano assicurati con regolare contratto e ora pagati in voucher).
        Per quanto riguarda Poletti , al netto delle cene coi casamonica mi pare che il suo operato e i risultati (disoccupazione e tutele per i lavoratori in in drastica diminuzione) parlino da se.
        L’ultima dichiarazione rappresenta adeguatamente il personaggio.
        Ah, taccio del figlio e dei 200.000 euro di finanziamento che dubito porteranno ad un pulitzer.
        Ho argomentato a sufficienza per quanto mi consente il mezzo (cellulare) è l’ora.
        Spero che te lo faccia bastare.

  6. francesco says:

    Di certo poletti ha sbagliato ad esprimersi

    Ma onestamente della retorica dei cervelli in fuga mi sarei un po seccato

    • Vorrei soltanto ricordare che, inizialmente, la retorica dei cervelli in fuga fu utilizzata per dimostrare l’inadeguatezza competitiva di questo Paese, non più sovrano, nei confronti dei virtuosi partners europei e non solo.

      • francesco says:

        Al limite dell’assenza della meritocrazia in questo paese. Cosa verissima peraltro. Peccato che quando si parla di valorizzazione del merito, nel privato e nel pubblico, lobby e sindacati insorgono. In realtà il trionfo della mediocrità è interesse di moltitudini di persone in questo paese

  7. Proprio ieri ho avuto la sfortuna di parlare con un parente acquisito, quasi sessant’anni. Assunto col jobs act, circa un anno fa, come macellaio in un supermarket. Dopo qualche mese cambia il direttore del negozio che, a aio dire, lo prende in antipatia perché è del sud.
    Iniziano ad arrivare lettere di richiamo del tipo che aveva messo in mostra il salame senza togliere la prima fetta ossidata e inscurita.
    Poi è arrivato il licenziamento. Lui ha preso un avvocato che gli ha detto che nella migliore delle ipotesi può ottenere un indennizzo pari a una mensilità per anno di lavoro, quindi una mensilità.
    Non so quali fossero gli intenti del jobs act, questi sono i risultati: poter mandare via un lavoratore per motivi razzisti e pagarlo ina miseria.

    • francesco says:

      Pensa che con un contratto a termine non prendeva manco quel mese

    • francesco says:

      Era solo per dire che ieri non era l’eden

      • Ma certo, Francesco. La crisi del mercato del lavoro è vecchia e con radici profonde. I problemi sono tanti, molti a livello globale, sopra alle nostre teste. Una buona politica può arginarli, ma è difficilissimo. Questo l’abbiamo detto tutti.
        Proprio per questo non rimprovero al governo il jobs act in sé, ma la narrazione dello stesso: lo spacciarlo per soluzione a buon mercato, per panacea. La mancanza di onestà intellettuale nell’analisi dei dati, spiattellando l’aumento dell’occupazione senza distinguere i voucher dal lavoro stabile, e ignorando completamente quel +27% di licenziamenti per motivi disciplinari.
        Il jobs act ha tirato un tozzo di pane a qualche precario, ma ha svuotato il concetto di tempo indeterminato.
        Certo che un nuovo contratto a tutele crescenti è meglio di un contratto a termine, ci mancherebbe altro, ma siamo arrivati a un nuovo concetto di tempo indeterminato che ormai fa parte a tutti gli effetti del precariato. Essere cacciati con un calcio nel culo con un contratto a termine, fa parte del gioco. Con un contratto stabile, no.

  8. antonior66 says:

    Caro calciomercato, un artigiano, un negoziante, cosa direbbero del tuo ragionamento?

    • Mi piacerebbe sapere cosa diresti tu se un insegnante potesse essere mandato via con tre lettere di richiamo inventate di sana pianta, perché sta antipatico al preside, e poi ritrovarsi a casa senza lavoro.

      • E comunque: lavoro con circa ottanta negozianti, tutti del settore artigianato, e c’è una confidenza per cui parliamo quotidianamente di queste faccende. Una buona fetta si accorge che un paese con stabilità lavorativa è un paese nel quale lavorano meglio anche loro.
        Perché se io so che, facendo il mio dovere, avrò il mio stipendio anche domani, magari imbianco casa dando lavoro ad artigiano e negoziante. Se sono appeso a un filo e posso essere licenziato dall’oggi al domani, anche senza giusta causa, allora ci penso dieci volte prima di fare un investimento. È un circolo vizioso.

        E con ciò non nego che, sotto certi punti di vista, il libero professionista non debba essere più tutelato. In primis sui pagamenti.
        Sono convinto che tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, abbiano diritto a delle tutele.
        Mi rattrista molto vivere in un mondo con partite iva aperte e chiuse nel giro di tre mesi, negozianti falliti per crediti non riscossi, dipendenti usa e getta. È la globalizzazione, possiamo farci ben poco, ma andarle incontro col sorriso no eh

      • antonior66 says:

        Esiste il reato di mobbing. Un D.S. non può inventarsi tre lettere di richiamo, arriverebbe un’ispezione, e sarebbe anche lui a rischiare. Non voglio mettere in dubbio la tua storia, ma mi chiedo se il soggetto in questione dopo la prima lettera di richiamo sia andato in sindacato o da un’avvocato.

      • Al di là del caso specifico, un +27% di licenziamenti disciplinari ti sembra un dato casuale? È possibile che con questa crisi tutti, invece che tenersi stretti il lavoro, si siano messi a fare minchiate?
        A me sorge il dubbio che invece sia il jobs act ad aver permesso tutto questo.
        Incentivare l’assunzione indeterminata con grandi sgravi fiscali era un ottimo incentivo, ma se dai la possibilità di licenziamenti lampo pretestuosi, poi è ovvio che nessuno fa contratti a sei mesi (più costosi), ma specula sulle agevolazioni e poi manda via.
        Invece che incentivare posti di lavoro a lungo termine, hanno creato un ulteriore arma per chi approfitta del precariato.

  9. antonior66 says:

    Io sarò limitato, ma vorrei capire perché un imprenditore dovrebbe mandare via un dipendente capace che lavora bene. Aggiungo, +27%. Quindi un quarto in più rispetto a quello che c’era prima. Non mi sembra una cifra drammatica. Ovvio che ci sono imprenditori che vogliono approfittare del precariato, ma quello succedeva anche prima con cococo e coll a progetto. Mi sembra che rispetto a quel punto di partenza ci sia stato un passo avanti.

    • Sto facendo, dall’inizio un discorso di onestà intellettuale, non si può dire che il 27% non è sia una cifra drammatica, e poi sbandierare come enormi risultati i più zero virgola.
      E non ci si può riempire la bocca con i contratti a tempo indeterminato in crescita quando, come hai detto tu, alla fine sono dei sostituti a tempo dei co.co.co.
      Con la differenza che prima un precario aveva un contratto precario, ora ha un’etichetta di lavoratore stabile, ma stabile non è. Il jobs act ha cambiato nome al precariato. Nessun dramma, ma si abbia almeno la dignità di non sbandierare stabilizzazioni che non ci sono.

  10. Concordo pienamente su quanto dice Calciomercato.
    Rispondo ad Antonio66, che è insegnante. Il mio prim lavoro, fatto durante le esteti del Lice Scientifico, è stato “Bracciante Agricolo” (e ne vado fiero). Poi Marina Militare, TPA, Saped, Conad de Tirreno, All.Co ecc. Fra tutti questi ho omesso che per 4 anni, sono stato insegnante (Matematica, Fisica e Informatica) alle scuole medie superiori (Lice Scientifico XXV Aprile a Pontedera ed altri istituti professionali). Fino a prendere l’abilitazione. Poi ho scelto di lavorare nel settore privato.
    Alla tua (giusta) domanda: “perché un imprenditore dovrebbe mandare via un dipendente capace” rispondo così: se dovessero mandare via tutti gli insegnanti incapaci, ne rimarrebbero assai pochi. Il fatto è che sono pressoché illicenziabili (quelli di ruolo, mentre i supplenti soffrono). Se hai onestà intellettuale, ammetterai di avere colleghi incapaci o quasi. Molti sono bravi, e professionali, ma molti no. perché loro non dovrebbero essere licenziati?
    La verità te l’ha detta calciomercato: un Paese stabile, che da lavoro stabile, produce ricchezza. Il precario, le pareti di casa (quando ce l’ha) non le ritinge, Le persiane non le cambia. L’auto non la compra. Al Bar non ci va.
    Ti rispondo anche in un altro modo (e tieni presente che ho cambiato lavoro da pochi mesi, rinunciando ad un contratto “vecchia maniera” e prendendone uno “a tutele crescenti” (a tempo indeterminato, ma non con le stesse garanzie, quindi parlo con cognizione di causa).
    Caro Antonio, insegnante da una vita, (se non ho capito male, se così fosse te ne chiedo scusa): forse non conosci il mondo del lavoro nelle aziende private. Perché la tua domanda, vale SOLO per profili e figure che richiedono qualifiche ben precise (ed a volte neppure per quelle).
    La risposta alla tua domanda è persino BANALE: perché c’è sempre qualcuno che sa fare il tuo lavoro, ad un prezzo più basso. Capisco che facendo l’insegnante questo concetto ti possa sfuggire. Ma è così. Questo concetto vale per gli artigiani, i liberi professionisti in genere ed i dipendenti privati. Non vale per i dipendenti pubblici. perché sono illicenziabili. Di fatto.

    • antonior66 says:

      Da una vita, giusto. E conosco tantissimi ragazzi diplomati e laureati. La maggior parte di essi ha delle situazioni lavorative abbastanza stabili. Non sono molto d’accordo sul fatto che c’è sempre qualcuno che sa fare il tuo lavoro ad un prezzo più basso. O forse può essere vero per lavori meno qualificati. Ed è giusto fare qualcosa anche per questo tipo di lavori. Ma ricordo a tutti voi che un imprenditore (e ci sono stati parecchi così) può trasferire il lavoro oltre frontiera. Lasciare tutto com’è non mi sembra una buona risposta.
      Sugli insegnanti, cosa devo dirti? Io credo che il livello sia molto più alto di quello che si creda comunemente, però la mia è ovviamente un’impressione di parte. E forzatamente limitata alla mia esperienza. Chi tocca la scuola ed alcuni privilegi muore, c’è poco da fare. Io non riesco ad immaginare un governo che abbia la forza di fare modifiche nel senso che tu dici.
      Uno degli scandali di cui nessuno mi pare abbia parlato, sono le persone che da pensionati vanno a lavorare in nero. Tolgono lavoro ai giovani, evadono contributi. Realtà su cui tutti chiudono gli occhi.

      • Certo che è un problema. Come le ripetizioni in nero degli insegnanti (Io credo che il livello dei nostri insegnanti sia molto alto, tra parentesi), i medici della mutua che poi fanno anche la libera professione eccetera.

        Ma quello che dice Luca su un mondo del lavoro in cui c’è sempre qualcuno disposto ad essere pagato meno è verissimo, e molto più vasto come problema. E non mettiamoci a parlare di lavori qualificati e lauree, che sono una percentuale minima. Manovalanza, lavoro agricolo, commessi, camerieri…c’è un continuo ribasso del costo del lavoro. Poi tiriamo fuori storie tipo che gli italiani non hanno voglia di lavorare, sono schizzinosi e non vogliono raccogliere i pomodori. Forse gli italiani non possono permettersi di raccogliere pomodori a 2€ all’ora. La globalizzazione ci vuole sempre più poveri e disposti a tutto.

  11. antonior66 says:

    http://www.governo.it/articolo/caporalato-approvata-la-legge/5968
    Aggiungo, è praticamente impossibile dichiarare le lezioni, se non fai un’attività che ti impegni al pomeriggio a ritmi insostenibili. Sui medici, non mi pare sia consentito. O per meglio dire è un’attività regolamentata. Con norme perfino restrittive. Ne parlavo con un mio amico psicologo qualche giorno fa. E giustamente si lamentava della attuale regolamentazione.

  12. francesco says:

    Calciomercato, il tuo ragionamento secondo me non regge perchè ragioni per categorie, probabilmente per antica tradizione comunista.

    Il mondo del lavoro è troppo articolato e le aree di opportunismo troppo ampie, nel pubblico come nel privato (in cui ho sempre lavorato). Tradotto: il più pulito ha la rogna.

    E comunque non dimentichiamo che il precariato piace tanto sopratutto a noi consumatori, che godiamo cosi tanto col sottocosto, con i saldi, con lo stariffamento, con la disintermediazione, con gli acquisti online

    • Ah ma io sono consapevole di fare un ragionamento reazionario, per certi versi. Recuperare certe categorie forse è l’unico modo per provare a resistere a questo cieco processo di liquefazione, usa e getta e anche il sottocosto, svalutazione del lavoro altrui e tutta quella roba lì.

    • antonior66 says:

      Bravo Francesco. Ad esempio io mi vanto di non comprare nulla su Amazon. Lo faccio per motivi ideologici, preferisco da consumatore spendere i miei soldi in una libreria che non darli ad una multinazionale. Quanti compagni puri e duri fanno altrettanto?

      • Rudi says:

        Hai ragione Antonio, io per esempio sono una contraddizione vivente, comprando da Amazon e Ibs metà dei libri che compro.

      • francesco says:

        Rudi, però solo gli sciocchi non cambiano idea. Io l’ho fatto su Renzi, tu falli sul commercio online.

  13. Centrali elettromeccaniche. Il 90% delle centrali telefoniche nei primi anni 90 era elettromeccanico, solo un 10% era digitale. Questo comportava che schiere intere di ingegneri, con i contro-coglioni, fosse deputata alla manutenzione di tali centrali. Che erano sofisticate, delicate ed estremamente precise. La commutazione della linea era a “commutazione di circuito”, significa (in termini pratici) che veniva aperta una comunicazione (una linea) fra il chiamante ed il chiamato, quindi, non appena si era finito di fare il numero, immediatamente dall’altra parte c’era il segnale della centrale (tut, tut…). Già la tecnologia digitale (che era pur sempre a commutazione di circuito), ha reso le figure degli ingegneri che si dedicavano alla manutenzione delle centrali telefoniche, inutili o quasi: bastava un qualsiasi tecnico con bassa specializzazione a cambiare le “schede”. Adesso, siamo alla tecnologia “IP”, quindi “commutazione di pacchetto”. Significa che, (in termini semplici) non c’è una linea diretta fra chiamante e chiamato, ma router “intelligenti” che smistano i “pacchetti voce” insieme ai “pacchetti dati” (VOIP=Voice Over IP). Ce ne accorgiamo perché alla fine della composizione del numero, non risponde direttamente la centrale, ma passa qualche secondo prima di sentire il fatidico segnale (tut.. tut..). Risultato? Sempre minori costi nella manutenzione delle centrali, sempre più efficienza nella comunicazione, sempre minore necessità di personale specializzato o altamente specializzato nella manutenzione. Tutto bene? Dipende. In Telecom sono passati da 120.000 persone dei primi anni ’90 alle attuali 55.000. E sono sempre troppi. Parlano di altri 10.000 esuberi. (i numeri, più o meno, sono questi). Parliamo di Telecom, non del salumificio sotto l’angolo di casa. Ingegneri, Economisti, Informatici, Periti elettronici ecc.
    Ma di che cosa state parlando, sciagurati che non siete altro, voi che vi riferite al commercio on-line? Ma prima di premere i vostri polpastrelli sulla tastiera, siete “connessi” o scrivete giusto per scrivere?
    Volete che vi porti esempi di come funziona una ditta che produce apparecchi per l’ortodonzia? Una delle 7 nel mondo, con sede a Firenze? Sapete come preparano adesso gli ordini? Il cliente, fa l’ordine on-line (i clienti sono i dentisti nel mondo, in tutto il mondo), l’ordine manda i comandi ad un “armadio” (tecnologia a controllo numerico) che occupa due piani di edificio, prepara la merce da spedire, in automatico, emette la bolla (il DDT) o la Fattura, ed un mini carrellino porta tutti gli articoli ordinati, già imballati pronti per la spedizione. Lo so perfettamente: chi ha fatto questi programmi sono io. Sapete come preparano una bustina con dentro 250 piccolissime viti? Pensate che le contino? No: le pesano. Ed allora, basta una bilancia a controllo numerico per sostituire una persona. Dove prima erano necessarie molte persone (chi prendeva l’ordine telefonico, chi preparava la merce, chi controllava, chi era addetto alla spedizione) adesso ne basta una. Ma di cosa state parlando?
    Si chiama progresso tecnologico. E’ inevitabile. Volete che un dentista che sta in America o in Cina o in India o in Australia, aspetti che sia libera una linea in Italia per fare il suo ordine? Con tutti i problemi che comporta? Anche di orario? Ma per favore. Uscite dalla vostra torre d’avorio. Entrate nel mondo reale! Vanno bene i contratti CoCoCo? I Voucher? Il contratto a tutele crescenti? Bene aderite a tali contratti, toglietevi le vostre garanzie. Sapete quanti insegnanti validissimi insegnerebbero meglio ed a minor costo degli insegnanti attuali? Decine di migliaia. Quanto si preparano gli insegnanti? Quanti corsi di aggiornamento fanno? Quanto sanno in più rispetto a 5 anni fa o a 10 anni fa? Poco o niente. Ci scommetto quello che volete. Sapete quante persone prenderebbero il posto di impiegati del comune o di qualunque ufficio pubblico, lavorando di più (ci vuole poco) e meglio? Ed a costi inferiori? A Pisa, è di questi giorni, impiegati (non dico di quale ente pubblico) sopresi a timbrare il cartellino e poi scoperti a fare la spesa o dalla parrucchiera, ce ne sono stati tanti. Risultato? Cambiati di ufficio !!! Per favore. Smettete di essere ipocriti. Rinunciate alle vostre garanzie. Poi ne parliamo!!! E chi scrive, lo ha fatto da pochi mesi. Così do l’esempio alle mie figlie. Non posso chiedere loro di avere coraggio e poi starmene con il mio bel contratto tutelato.
    Rinunciate ai vostri PRIVILEGI. Solo allora sarete credibili. Altrimenti rispettate chi perde il lavoro, chi non lo ha, chi stenta a trovarlo e chi fa lavori inferiori alle proprie capacità ed è sottopagato e tacete una buona volta! Ordini on-line! Da non credere !!! Almeno a Natale, siate vicini a chi soffre.

  14. antonior66 says:

    Decine di migliaia su 720.000 insegnanti che ci sono oggi in Italia. Pensavo fosse un post serio, poi ho capito da questo particolare che si trattava di uno scherzo.

    • francesco says:

      Io quello li non lo capisco. Cioé, non capisco se esiste, se è serio o ci sta perculando tutti. Cioè, Rudi ci ha pure scritto un libro. Ma poi non ho capito: ma il progresso tecnologico va bene perchè serve a giustificare l’acquisto dei libri online?

    • Ma che bravo. Da questo particolare. Ma quanto sei in gamba. Sai quanti sono gli insegnanti precari? Circa 150.000. Il “campione di riferimento” è quello: OVVIAMENTE. Tutti più bravi dei “titolaroni” come te? Ho pensato: no. Facciamo un terzo? Sono 50.000 = decine di migliaia.
      Se sei davvero bravo, perché non trovi lavoro fuori dalla scuola? Suvvia, qualche ditta che ti prende dovrà pur esserci no?
      I numeri li so guardare. Non so cosa insegni, ma eviterei di dire agli alunni che il problema sono “gli ordini on-line”.
      Poi oh! Fai te. L’insegnante sei tu.
      Sia chiaro Antonio, non metto minimamente in dubbio le tue capacità. Non mi permetto. Do per scontato tu sia un buonissimo insegnante. Che tiene al proprio lavoro.
      Il mio invito (provocatorio) a trovare lavoro fuori dalla scuola è vero: PROVACI. Manda curriculum vitae. Poi mi sai dire. Capirai ciò che ti dico.
      Qui non sei in cattedra, dove ti devono dare ragione per forza. Capisco che non sei abituato a farlo. Ma se dici una cosa sbagliata, ammettilo. Fai più bella figura.

  15. antonior66 says:

    Ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace, e questo non ha prezzo. Ma che io mi debba sentire un privilegiato, quando dopo 24 anni di insegnamento ed una laurea in matematica ho uno stipendio che non arriva a 1800€ al mese, lo trovo proprio assurdo. Mia cugina insegna in Australia, ed il suo stipendio non è proprio paragonabile al mio. E i ritmi di lavoro non sono molto diversi.
    Aggiungo, quando l’anno scorso sono stato operato, non sono riusciti a trovare un sostituto per il mio mese di convalescenza. Poi alla fine, dopo due settimane, è arrivato un ragazzo neolaureato alla prima esperienza che nonostante la buona volontà ha fatto una fatica incredibile anche solo nel fare un minimo di ripasso. (Tra parentesi, sono stato costretto ad un mese di convalescenza forzato, perché sarei voluto rientrare prima). Se avessi voluto fare un lavoro diverso, lo avrei scelto subito dopo la laurea, non adesso. Per uno che sta dentro la scuola e vede la difficoltà in alcune classe di concorso (tra cui la mia, A049, cioè matematica e fisica alle superiori) a trovare un supplente, o la fatica che fanno i giovani ad inserirsi in un mondo complicato come è la scuola oggi, l’idea che molti (o anche solo alcuni di noi) siamo facilmente sostituibili è inattuabile prima ancora che ridicola. Da spettacolo poi la frase “qui non sei in cattedra, dove ti devono dare ragione per forza”. Ragione? In cattedra? Ma davvero hai insegnato?
    Infine, non capisco quale sia l’errore che ho commesso. La scelta etica di non comprare i miei libri online (anzi, di non comprare praticamente nulla online, se non qualche volta i biglietti aerei, ed anche lì quando posso vado in agenzia), e di non dare i miei soldi ad Amazon? Poi, non ho detto che gli acquisti on line siano il problema. Però le multinazionali come Amazon (vedi post di Rudi di qualche settimana fa) con fatturati enormi e pochi dipendenti sono parte del problema. Il fatto di non essere andato nel privato? E perché, se a me il mio lavoro piace tanto?

    • Condivido molte cose che scrivi adesso. E’ vero, il “mestiere” di insegnante è difficile ed è basilare perché forma le nuove generazione. Ed è vero anche il fatto che adesso è più difficile insegnare che non prima (per molti fattori che sai meglio di me).
      Sono meno d’accordo sul fatto di essere sostituito (non te specificatamente, ma gli insegnanti in generale). Tutti possiamo essere sostituiti.
      Ed i 150.00 insegnanti precari, dubito siano poco preparati (almeno non tutti)
      Non hai capito però, il motivo per cui ti ho chiesto di provare a cambiare (inviando il tuo curriculum vitae). E’ per capire che al giorno d’oggi è difficile trovare lavoro che, spesso e volentieri è un jungla.
      Sei un privilegiato perché hai un contratto “blindato”. Non significa che non lo meriti: significa che milioni di persone che lo meriterebbero, non ce l’hanno.
      Non cerco “conflitti di classi di lavoratori”: sogno l’uguaglianza e la parità di diritti e di dignità di posti di lavoro. Non è un concetto difficile.
      Poiché affermi che il problema non sono le tipologie di contratto attuali, ti chiedo (provocatoriamente): rinunciaci.
      Vedi, Antonio, il problema non è la tecnologia. Né Amazon. Se guardi la storia dell’Uomo, vedrai che centinaia di anni fa, intere popolazioni vivevano di pastorizia. E ci curavamo con le sanguisughe.
      Il progresso è inevitabile ed è una opportunità, non un problema.
      Non possiamo difendere categorie di lavoratori che possono essere sostituiti dai computer.
      Dobbiamo trovare nuovi lavori che non siano fattibili dai computer, almeno non completamente.
      Penso al nostro patrimonio artistico. Quanto lavoro potrebbe dare? Pompei e la Reggia di Caserta sono esempi virtuosi.
      Quanto lavoro deriverebbe dal mettere in sicurezza e ristrutturare (solo per fare un esempio) le scuole fatiscenti? Si darebbe lavoro a muratori, falegnami, idraulici, elettricisti, geometri, ingegneri.
      Quanto lavoro deriverebbe dal mettere in sicurezza il nostro territorio? Quanti danni in meno provocherebbero le cosiddette “catastrofi naturali”? Soprattutto in vite umane non perse, ma anche danni alle “cose”.
      Quanto lavoro deriverebbe dal valorizzare il nostro patrimonio ambientale? Le nostre foreste, i nostri laghi, fare parchi naturali, tutelare la nostra fauna.
      Quanto lavoro deriverebbe dal fare un turismo eco-sostenibile, valorizzando i nostri beni.
      Ecco Antonio: parlo di questo. Il problema non sono “gli ordini on line” e neppure la tecnologia. Il problema è pensare solo a se stessi, vivere del proprio “bel contratto” e non interessarsi agli altri, dando colpe a casaccio.
      Mi spiace per il tuo problema di salute dell’anno scorso.
      E la risposta alla tua domanda è: ovviamente si. Anche come assistente al Professor Pacini dell’Università degli Studi di Pisa, per il corso di Sistemi 1.
      Non ho motivi di dire una cosa per un altra.

      • antonior66 says:

        La mia era una domanda retorica, non avevo motivo di non crederti. Ma appunto, visto che hai insegnato, sai che il compito dell’insegnante (forse il più importante) è quello di stimolare la curiosità e la crescita di chi ti sta davanti. E se vuoi riuscirci la cosa più sbagliata è presentare la scienza come verità rivelata. Di tutte le cose che hai scritto la più fastidiosa è stata quella che ho copincollato.

  16. francesco says:

    E comunque il progresso è una opportunità se libera risorse ed energie per produrre altro. Gli stati non diventano forti con il turismo e i beni culturali, ma con l’industria e i servizi, con l’acciaio e la finanza. Le città d’arte arricchiscono pochi che poco restituiscono allo stato, che se povero non può fare politiche a sostegno degli esclusi. Che possono essere anche i corrieri di amazon pagati 50 centesimi a consegna, se va bene. E non si capisce perché dovremmo deliberatamente andare in quella direzione

    • Su questo sono pienamente d’accordo con Francesco. Ma viste le discussioni precedenti, evidentemente non vediamo ugualmente le possibili soluzioni.
      Io credo che il compito della politica sia quello di intervenire quando determinati fattori vanno nella direzione dell’interesse dei pochi. Ostacolare gli Amazon (per rendere i prezzi allineati al mercato tradizionale) tassare le importazioni, dissuadere dalla delocalizzazione, e su questa linea (per tornare al tema iniziale) tutelare il lavoratore e impedire che possa essere licenziato con un click.

  17. Dimenticavo: con questo passo e chiudo. Leggerò la tua risposta, nel caso ci sia e ti lascio volentieri l’ultima parola. Se abbiamo trovato un punto di intesa bene, altrimenti restiamo ognuno sulle sue posizioni. Tanto i problemi sui contratti e sul lavoro rimangono lo stesso indipendentemente da ciò che pensiamo noi due.
    Saluti.

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