Breve viaggio intorno a Gigi Simoni

Insieme a Luca Carmignani e Luca Tronchetti, ho scritto la biografia di Gigi Simoni, edita da Goalbook e disponibile da circa un mese. Vorrei condividere alcuni pensieri che possano spingere qualche frequentatore del blog a procurarsi il libro. E a leggerlo.

simoniCOPDella biografia, abbiamo cominciato a parlare a gennaio, su iniziativa dei due Luca toscani (coppia di tipi entusiasti, dall’energia trascinante; mi hanno spesso riservato la parte di chi è troppo problematico). Abbiamo intervistato Simoni per oltre 24 ore (tutte rigorosamente sbobinate, e per ogni ora registrata, ce ne vogliono almeno 3 al computer), nella sua bella casa di Marina di Pisa, la prima volta nel pomeriggio di lunedì 18 aprile. Nitide, immediate, le prime impressioni su di lui sono state: “Ma davvero mi merito una biografia? Cosa ho fatto di così speciale?”, e “Ma come fanno a sapere queste cose? A ricordarsi episodi che avevo dimenticato?”… Simoni si è proposto come una persona mite, modesta, serena, e tuttavia consapevole di poter testimoniare una vita intensa e fortunata. Voleva giocare a calcio ed è rimasto in quel mondo per oltre sessant’anni. Ha indossato sette maglie da calciatore, si è seduto su venti panchine diverse, alla fine ha fatto anche esperienze da dirigente. “Tre vite” nel calcio.

Quando si è trattato di darsi un voto – nel libro ci sta anche questo, ovviamente – voleva attribuirsi solo un “7” da calciatore, mentre era un po’ più orgoglioso della dimensione da allenatore, che è poi quella per cui quasi tutti lo ricordano. Fra gli oltre 600 calciatori allenati, ci sono Ronaldo, Baggio e Pirlo, Bruno Conti e Pruzzo, ma anche gli amatissimi Mario Faccenda e Alain Boghossian. Fra i compagni di squadra, non dimentica il doppio imprinting di fenomeni come Julinho e Kurt Hamrin, l’ispirazione venuta da trascinatori come Giagnoni e Ferrini, l’amicizia con Greatti e Meroni. Il capitolo sui “maestri” (gli allenatori che ha avuto e a cui si è ispirato, da Fabbri a Rocco, fino a Silvestri) mi pare uno dei più riusciti.

Fosse stato per i due Luca, avremmo composto un volume di mille pagine, accumulando un’idea dopo l’altra, inseguendo suggestioni, personaggi, aneddoti. Quando mi hanno proposto una lista di 33 interviste, li ho trattati come folli, scongiurandoli di dimezzarne il numero: mi hanno dato ragione e alla fine le interviste sono state 38 (fra gli altri, Pagliuca e Zanetti, Simeone e Damiani, Bruno Conti e Bergomi, Sormani e Zigoni).

Simoni a Gubbio

Si resta increduli davanti alla scoperta di quanti gli sono rimasti affezionati (conferme si trovano a ogni presentazione pubblica del libro). Senza l’insistenza di Carmignani e la puntigliosa meticolosità di Tronchetti, questo libro sarebbe molto più povero.
Impressionano, i numeri di Simoni: ma restano sulla superficie. È l’allenatore italiano con più presenze in panchina (1091), ha vinto 14 campionati tra cui 7 di Serie B, la Coppa Uefa con l’Inter, il Torneo Anglo-italiano con la Cremonese. È stato un calciatore consapevole dei suoi limiti, ma capace di migliorarsi anno dopo anno, fino a diventare il leader delle ultime squadre in cui ha giocato (Brescia e Genoa). Da allenatore, dopo aver ascoltato le lezioni di Silvio Piola a Coverciano, la sua qualità essenziale non era tattica, ma umana: sapeva capire i suoi calciatori, costruiva gruppi fortemente coesi, stava vicino ai suoi ragazzi anche nei problemi extracampo, imponeva una disciplina che oggi appare anacronistica, ma solo perché il calcio si è fatto irriconoscibile, deformato da procuratori e tivù, dissipando l’infantile, incontenibile felicità del giocare.
simoni-a-pisa-2016-b

Spesso Simoni viene interpellato su questioni relative al calcio di oggi. Inevitabile che arrivino a chiedergli un confronto con il calcio di ieri. Mi permetto di suggerirgli la stessa battuta che Gloria Swanson rivolge a William Holden in «Viale del tramonto». Lui la riconosce come una grande diva del muto, e le dice: “Eri grande”. Lei lo guarda dall’alto in basso e replica: “Io sono ancora grande. È il cinema che è diventato piccolo”.

Non è con l’età – viaggia verso i 78 anni – che Simoni si è fatto saggio. La sua sapienza non deborda mai in sentenza, il senso della misura forse risale all’infanzia vissuta nella campagna bolognese, nel comprendere il privilegio di vivere certe esperienze, nel non concepire il calcio come un’arena in cui conta solo vincere. Per persone come Simoni, vincere non è l’unica cosa che conta. Conta molto di più come ti comporti, come vieni ricordato, l’affetto che riesci a suscitare, la correttezza che sai mantenere anche se intuisci che dovrai pagarne il prezzo. Quando arrivi a trattare le sliding doors più brucianti – gli episodi che reindirizzano una vita, o almeno una carriera: dal rigore su Ronaldo, all’esonero mentre vince la Panchina d’Oro – e cerchi un residuo di astio o di risentimento, ti senti rispondere che non è mai stato così felice come all’Inter, e che gli albi d’oro non dicono tutto. Ha ragione lui: come dicevo, i numeri restano sulla superficie e chi ha avuto la fortuna di conoscerlo si rammarica perché se n’è perso lo stampo.

Abbiamo confezionato un ritratto di Simoni che ha una sola pretesa: restituire frammenti di una persona che ha reso il calcio un posto migliore.

io-e-gigi-simoni

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11 Responses to Breve viaggio intorno a Gigi Simoni

  1. kund3ra says:

    Una vera fortuna, per voi, averlo conosciuto e intervistato. Bravi!

  2. micklosblog says:

    Articolo stupendo, ben fatto Rudi.

  3. Con questo libro, mi sono appassionato ad ascoltare storie che riguardavano squadre che non erano l’Inter. Le mille pagine di cui parla Rudi, sarebbero state reali. Molto materiale rimane “nei cassetti”, nella memoria e nel cuore di chi ha ascoltato.
    Dalle “briciole” raccolte da tutto questo materiale, è venuta l’idea di fare un articolo in tre puntate sul Malpensante.

    Questo il mio primo “pezzo”. Che fa seguito a quello sulla stagione 1997-98.

    http://www.ilmalpensante.com/2016/12/11/gli-allenatori-dagli-anni-50-oggi-parte/

  4. Questo articolo ha bisogno di un solo commento: chi critica le scelte societarie, chi chiama incapaci i dirigenti, pensi che in questo blog, la maggioranza, Icardi lo avrebbe (s)venduto, e che fino a un mesetto fa c’erano ancora post di chi avrebbe voluto (s)venderlo a 20 milioni di euro.
    Perché “…Icardi non partecipa alla manovra…”
    Chiunque sbaglia giudizio, beninteso, io per primo. Però poi, al momento di criticare, ricordiamocelo, quello che avremmo sbagliato.

    http://www.fcinter1908.it/copertina/icardi-re-deuropa-maurito-primo-per-gol-e-assist-anche-cavani-si-e-dovuto-inchinare/5/

  5. willerneroblu says:

    Faccenda è il più grande Interista che abbia calcato i campi di calcio!!!!

    • … e era pure infortunato. Persona umilissima. E’ uguale a quando giocava, ma “sale e pepe”, Un grandissimo. Ha tentato, invano, di spiegarmi come si cambiavano la marcatura sugli attaccanti. L’unica cosa sicura che ho capito è che quando sbagli, 9 su 10 prendi gol.
      Ma è un personaggio. Uno dei più simpatici insieme a Enrico Chiesa e Frey.
      Uno solo mi ha deluso moltissimo. Di una maleducazione estrema. Peccato, era un mio mito. Mi avevano detto che “non brillava” per sensibilità, ma fino a quel punto non credevo.
      Sai per chi fa il tifo Faccenda?

  6. willerneroblu says:

    Hanno battuto Spezia e Alessandria e han vinto una coppa roba da Guinness!!!

  7. Pingback: Citato da Mura, oggi su Repubblica, nei “100 nomi dell’anno”, il nostro libro su Gigi Simoni | RUDI

  8. Pingback: Simoni si nasce, ulteriori segnalazioni | RUDI

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