Altri appunti su Buster Keaton

Mi sono iscritto a un cineclub che per 10 sabati proietterà corti e lungometraggi di Keaton accompagnati dalla musica dal vivo di Marco Dalpane.
Perciò, mi sono imposto di leggere un po’ di cose sull’attore e regista. Ho cominciato con la sua autobiografia (QUI, QUI e QUI) e sono passato al “Castoro” di Giorgio Cremonini, da cui ricavo qli appunti che seguono.

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“Keaton fa il suo ingresso nel mondo del cinema nel 1917, come partner di Roscoe ‘Fatty’ Arbuckle, esordisce alla regia nel 1920 e nel lungometraggio nel 1923”. È il maestro dell’umorismo acrobatico, non ha mai accettato controfigure, dalla sua esperienza nel vaudeville ricava un tipo di comicità inconfondibile: a una mimica facciale rarefatta, contrappone una smisurata gestualità corporea.
Non è sempre stato il regista dei suoi film, ma si è sempre occupato dell’elaborazione della sceneggiatura e della scelta delle gag. Tipiche dei suoi film sono le riprese in campo lungo, rari i primi piani, con la massima profondità di campo possibile all’epoca e minimi movimenti di macchina. In Italia, Keaton viene ribattezzato Saltarello.

Un tema che affiora speso nei film di Keaton è quello del sogno: Buñuel, Dalì e altri surrealisti hanno riservato a Keaton grandi apprezzamenti, anche perché “la linea di demarcazione sogno-realtà non è mai netta”.
Giorgio Arlorio definì i film di Keaton come lo sviluppo di una “struttura a palla di neve”; sia sul piano visivo che della trama, si ravvisano spesso geometrie, simmetrie, parallelismi.
Dal 1923, “Keaton girerà 12 lungometraggi, al ritmo di due all’anno, ciascuno in otto settimane di riprese (invece delle tre dei cortometraggi), più due o tre settimane di montaggio”. Anche quando abbandona le torte in faccia e si dedica a produzioni più elaborate, Keaton non ha mai l’aria dell’intellettuale: “la sua non è mai una poetica dichiarata, esplicita, enfatizzata”.

Alla “imperturbabile disponibilità di fronte agli avvenimenti, come se fossero tutti logici o ai quali si dovesse opporre la minima resistenza, si mescolano lo stupore di chi si trova ogni volta di fronte a una situazione come se fosse la prima volta”.

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