Ancora su Rocco Schiavone (e Edward B. Gordon)

edward-b-gordon-21Del serial tv ho scritto QUI e QUI

Mi ero ripromesso di scriverne ancora, esaurite le sei puntate – le ultime due non mi sono sembrate le migliori – ma prima ho deciso di leggere il romanzo (di grande successo) che è rimasto sullo sfondo del serial: quello in cui muore Marina, l’amatissima moglie.
A metà lettura, qualche appunto e – come talvolta capita leggendo qualcosa e trovando qualcos’altro – qualche immagine di Edward B. Gordon, tedesco di Hannover, pittore a cui si deve la copertina di “7-7-2007“. Donne di spalle che irradiano un fascino ineffabile: un’autentica rivelazione.

Svegliato di soprassalto dall’heavy metal di un vicino, Rocco Schiavone pensa che quel genere di musica stia “al settimo posto nella graduatoria delle rotture di coglioni. Se suonato alle tre e quarantacinque di notte, saliva di diritto al nono”. Si alza, va a bussare, scopre trattarsi di un sedicenne solo in casa, e che pensava di essere il solo nel palazzo. Schiavone vi si è trasferito da undici giorni. “Di dormire non era più cosa. Dopo una doccia rapida e la pappa a Lupa erano usciti di casa. L’alba stava sbavando di rosa il cielo e i tetti umidi di Aosta”.

edward-b-gordon-23Siamo a un mese di distanza dall’omicidio di Adele, l’amica romana uccisa nel letto in cui Schiavone l’ha ospitata. Il bersaglio era lui, questo lo sa. Sa anche chi è l’omicida e quale sia il movente, ma non l’ha detto né al giudice Costa né al questore Baldi. Ora, però, è costretto a farlo. Il prologo è finito: si torna a Roma, a fine giugno 2007. Quando aveva quarant’anni.

Da tre giorni, Marina se n’era andata di casa. Dormiva dai suoi, si era sentita tradita, verificando i movimenti sul conto corrente. Troppi soldi, ingiustificabili con la serie di bugie costruite dal marito. Rocco si era trovato costretto a dirle la verità (non proprio tutta): aveva “arrotondato”, con un po’ della marijuana sequestrata, delle bustarelle di qualche assessore, di altra refurtiva. Non gli era servito far notare a Marina che lui viene da un ambiente diverso: lei è una borghese, lui viene da Trastevere, il padre tipografo era morto quando lui era ragazzo.

Scontroso, maleducato, incline al turpiloquio, quella quarta mattina senza la moglie, il Vicequestore viene chiamato sul luogo del delitto: un’abbacinante cava di marmo sulla Tiburtina. La vittima è un ventenne, figlio di genitori separati, senza precedenti, iscritto all’università. Ma la forma del delitto è così violenta, che il mistero è ancora più fitto.

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