7-7-2007, Antonio Manzini per Sellerio

L’impressione l’avevo avuta guardando la serie tv, queste pagine la confermano: Manzini è bravissimo nel descrivere il suo personaggio – e l’interpretazione di Marco Giallini non può che favorirlo, nei prossimi romanzi – è molto meno convincente nel gestire l’intreccio poliziesco.
edward-b-gordon-1-hedda-gablerScontroso, maleducato, incline al turpiloquio, quella quarta mattina senza la moglie, il Vicequestore Schiavone, commissariato Roma EUR, viene chiamato sul luogo del delitto: un’abbacinante cava di marmo sulla Tiburtina. La vittima è un ventenne, figlio di genitori separati, senza precedenti, iscritto all’università. La forma del delitto è così violenta, che il mistero appare ancora più incomprensibile.

Nella trama compaiono gli amici romani di Schiavone (Sebastiano, Furio e Brizio) e la stessa Adele, che stava già con Sebastiano. I tre sono “banditi” che si arrangiano in tanti modi, Marina l’ha sempre saputo. Non possono mancare i tratti distintivi che Manzini ha saputo associare al personaggio: lo spinello mattutino, in ufficio; la tendenza a trovare somiglianze fra persone incrociate nelle indagini e nomi latini di animali incrociati in una vecchia enciclopedia illustrata; l’insopportabilità a stare sull’auto della polizia con le sirene spiegate; le Clarks ai piedi, la Toyota ibrida, il caffè rigorosamente senza zucchero. Inoltre, Rocco possiede una foto di Cordova autografata e una collezione di accendini Ronson: ha promesso di lasciare questi cimeli ai tre inseparabili amici d’infanzia, che ogni tanto lo aiutano in certe indagini… Ma queste pagine consegnano anche aspetti meno superficiali: per esempio, Schiavone entra spesso in contatto con il dolore, i familiari delle vittime sono i primi a essere interrogati.

Di passaggio, Manzini si concede le descrizioni più incisive; una sera, pedinando un sospetto in un pub, Schiavone osserva i giovani che stanno lì accalcati: “c’erano ragazze di una bellezza sconfortante. Coi denti perfetti, bianchi, i capelli lunghi. I ragazzi al loro confronto sembravano degli imbranati pieni di boria. Lui ragazze così belle, ai suoi tempi, non ne ricordava”.

C’è voluto tutto il giorno, a Rocco Schiavone, per raccontare i fatti del 7 luglio 2007 al magistrato e al questore di Aosta. Nelle pagine finali, riappaiono brevemente Caterina e Italo, e gli altri personaggi della Questura aostana conosciuti tramite la tv. Infine, la trama ritorna ancora a Roma: con Sebastiano, Furio e Brizio, il protagonista deve chiudere il cerchio con l’assassino di Adele, fratello dell’assassino di Marina.

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