“Bologna è come uno di quei pianeti lontani di cui ci giunge un’immagine già vecchia di secoli”, parola di Loriano Macchiavelli

Riproduco a distanza di tre giorni la bella intervista che Valerio Varesi ha fatto a Loriano Macchiavelli, apparsa sulle pagine emiliano-romagnole di Repubblica.
Un quieto signore di 82 anni ci dice cose, su Bologna, in cui mi riconosco pienamente. E parlando del declino di Bologna, mi pare alluda a un declino più generale di quella che è stata la mia parte politica…

Macchiavelli amaro e la Bologna che illude “Era colta e tollerante oggi è solo omologata”

«BOLOGNA è come uno di quei pianeti lontani di cui ci giunge un’immagine già vecchia di secoli » sorride un po’ amaramente Loriano Macchiavelli, classe 1934, scrittore bolognese fra i più noti e pioniere del giallo italiano. Sospetta che anche a lui arrivi un’immagine datata, su agli ottocento metri di Montombraro dove si è ritirato. Ma nel suo caso è l’effetto del ricordo. Bologna per lo scrittore è ormai un oggetto misterioso. Quando scende a valle vi si ferma ai margini quasi con timore, nella contiguità di San Lazzaro.
Cosa significa la metafora del pianeta?
«Giro molto e tutti mi tessono l’elogio di Bologna come città bella, colta, vivibile e tollerante, ma io non la vedo più così. Mi pare che questa sia come l’impronta di un animale estinto».
Invece come la trova lei?
«Una città sporca, caotica e omologata. Forse sono prigioniero dell’idea di un luogo nel frattempo dissoltosi. Ci siamo tutti illusi che potesse essere una città diversa dalle altre, ma poteva sopravvivere un’anomalia del genere nell’Italia attuale? Il risultato è che io, da bolognese, in città mi sento un turista».

Ma c’è un momento in cui il rapporto si è rotto?
«È stato nel 2000 con la giunta Guazzaloca e la sua assessora alla Cultura Marina Deserti. Fu il momento in cui io e altri scrittori come Pino Cacucci, venimmo definiti “sgraditi” e subimmo una sorta di ostracismo. Ricordo che Cacucci voleva presentare un libro di Paco Ignacio Taibo e non poté farlo. Andammo a leggere brani davanti al sacrario dei caduti e partecipò anche Virginio Merola, allora presidente del quartiere Savena ».
Secondo lei in quel momento ci fu il distacco tra l’Amministrazione e una parte del mondo culturale?
«Mi pare di capire che è stato così. Anche perché con Sergio Cofferati e il suo assessore alla Cultura Angelo Guglielmi le cose non andarono meglio. Proprio Guglielmi, dopo un mese in attesa di un colloquio, mi fece sedere e con l’aria di aver fretta accennò all’orologio e disse: “ho cinque minuti”. Mi alzai e uscii. Da allora i rapporti si sono interrotti per sempre, segno che non era tanto l’elezione di Guazzaloca, pur politicamente storica, a provocare il distacco tra la città e la sua parte culturale più intraprendente, ma proprio una metamorfosi che si era prodotta nel tempo».
E adesso come giudica la vita culturale e politica della città?
«Non essendo più tanto partecipe della vita di Bologna non so se esiste una vita culturale come eravamo abituati a pensarla al tempo del teatro San Leonardo, della Casetta rossa o del circolo Brecht, ma se c’è non si vede molto. Ci sono tante presentazioni di libri, ma senza una programmazione organica con appuntamenti che si sovrappongono. Ero abituato che ti chiamavano le biblioteche, le istituzioni, le osterie… Adesso se vuoi presentare un libro sulla città in un luogo del Comune, all’editore chiedono di pagare. Le biblioteche ti rispondono che non hanno il personale. Quante volte noi scrittori riuniti in associazione abbiamo chiesto una “casa della cultura”? Quante iniziative proposte sono rimaste lettera morta? Che città è quella che tiene lontani gli scrittori?» E la vita politica?
«Ma non c’è più la politica. Destra e sinistra hanno programmi pressoché identici. Non ha nemmeno più senso scegliere un sindaco in base a un orientamento perché che ci sia Merola o un altro la direzione sarà la stessa. E non per colpa di Merola, sia chiaro, ma perché c’è un pensiero unico dettato dall’economia e quello è il solco che seguono tutti. Detto questo è ovvio che gente come me sia stata definita “sgradita”. Cosa c’entra la cultura con questo mondo? A parte qualche intellettuale ormai canonizzato, non si ricerca più né si sperimenta. Pensiamo a settori artistici anche al di fuori della letteratura come il fumetto o la musica. Ricordo che si faceva il festival del jazz e un giorno arrivò Louis Amstrong in treno. Scese con la tromba e cominciò a suonare con Enghel Gualdi per tutta via Indipendenza».
C’è qualcosa che ancora ama di Bologna?
«La sua architettura, il ghetto, il Pratello, i portici. Certe viuzze del centro minore ai lati delle grandi strade come via Senzanome, che un tempo si chiamava Sfregatette, vicolo Pepoli, via Gerusalemme… Non è per effetto del ricordo, è che era una città che ancora conservava un volto originale».

VALERIO VARESI, la Repubblica 28 dicembre 2016

Annunci

4 Responses to “Bologna è come uno di quei pianeti lontani di cui ci giunge un’immagine già vecchia di secoli”, parola di Loriano Macchiavelli

  1. willerneroblu says:

    Bologna questa primavera la girerò in bicicletta penso sia la soluzione migliore per apprezzarla completamente!!

  2. francesco says:

    Ma varesi è il giallista?

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...