Governo balneare

So che non potrò venire deluso dal governo Gentiloni, avendo aspettative vicine allo zero; al peggio, potrà farmi arrabbiare.
mauro-biani-giulio-regeni-30-dicembre-2016L’ha fatto, di passaggio, il nuovo, grigissimo premier, rispondendo a una domanda sul Caso Regeni, rendendoci partecipi di una sensazione così soggettiva, che pare solo sua: “Ultimamente ho visto segnali di cooperazione molto utili dall’Egitto”. Fra pochi giorni sarà passato un anno dalle torture e dall’assassinio del ventottenne ricercatore triestino. I “segnali di cooperazione”, altrimenti definibili come depistaggi, sono avvenuti mentre il nuovo premier faceva il ministro degli Esteri. E al suo posto, abbiamo insediato Angelino Alfano…

Un governo che vuole “completare le riforme” (Gentiloni ha detto proprio così), cosa può aver capito del 4 dicembre?

È un governo-ameba, a cui sarà facile togliere la spina al primo, serio incidente di percorso: se la Corte Costituzionale darà il via libera ad almeno un paio dei 3 referendum sul lavoro, si può già scommettere su quale sarà. Il premier vorrebbe (ma non può) tenere l’esecutivo al riparo dalle convulsioni del suo partito, ma sa bene che non troverà aiuti continuando a ripetere il mantra della “continuità con Renzi”, aggravata da autoassoluzioni patetiche: “Io penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro”.

La massima ambizione di questo governo è a portata di mano: farà rimpiangere quello che l’ha preceduto.

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2 Responses to Governo balneare

  1. willerneroblu says:

    Questa mattina ho letto la notizia della scomparsa di chi costruiva le sorprese dell’ovetto Kinder e la frase più bella dell’articolo dice che se ne è andato lasciando appesa nella sua cameretta una sciarpa dell’Inter!!Buon 2017 a tutti!!

  2. luccarmi says:

    Mi ricordo il maestro di musica Bruno, a Castagneto Carducci. Insegnava musica “in tempo di guerra”, come si usa dire. Dicono fosse un bell’uomo, di sicuro era molto bravo e suonava benissimo. Erano famose le sue serenate (per quello che possono essere famose in un piccolo paese della campagna Toscana verso metà degli anni ’30). Serenate che faceva alla sua amata che aveva un nome stranissimo: Emilda. Me la ricordo l’Emilda, ha fatto la bidella alle scuole elementari e medie (ché all’epoca una bidella bastava e avanzava per due scuole) dal dopoguerra fino ai primi anni 70. Me la ricordo pulire le finestre enormi, me la ricordo con il grembiule nero, in quel suo sgabuzzino in fondo al corridoio che era la sua stanza.
    Ma torniamo al maestro di musica. Suonava, come serenate, musiche di Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. La sua preferita era “E lucevan le stelle”, che come tutti sappiamo è di Giacomo Puccini (Tosca). Purtroppo. Dico purtroppo perché, come molti sanno, non era una musica che il regime fascista gradiva. Fu avvisato di non suonare più simili canzoni. Figuriamoci. Non si arrese, continuò a fare le sue serenate. Si nascondeva in qualche angolo del paese, quando faceva buio e suonava. Tutti sentivano, nel silenzio che regnava in quei tempi. Quando arrivavano i fascisti, Bruno era già da un’altra parte. Sapevano che era lui, ovviamente, ma non prendendolo non potevano dimostrarlo. Durò poco, lo presero, lo processarono e lo condannarono: sobillatore di popolo.
    Non vi narro le sofferenze, le sevizie, i soprusi che subì. Sono sofferenze comuni a milioni di persone nel mondo. Vittime dei regimi e della follia umana. Follia che arriva a ritenere una colpa (grave) anche la semplice esecuzione di una pezzo di musica classica.
    Vi dico solo che sopravvisse. Ed il termine sopravvivere è l’unico utilizzabile. Non poté più suonare, non ai suoi livelli, né camminare normalmente. Questo però non gli impedì di sposare la sua Emilda. Ebbero due figlie, la seconda la chiamò Clara. Volle chiamarla così perché all’Emilda piaceva il nome Chiara, mentre Bruno adorava il suo strumento. Il clarinetto. Gli venne in soccorso il latino (che nessuno dei due conosceva, ma tant’è…) e tutto si risolse.
    Clara, il 7 marzo 1964 dette alla luce il suo primogenito. Lo voleva chiamare Matteo. Poi le sue alunne, insistettero per un altro nome: Luca.
    Debbo alle alunne di mamma Clara, il mio nome. E devo a nonno Bruno la passione per la musica. Facevo le elementari, quando mi mise nelle mani, per la prima volta, il suo clarinetto. Lo suonavo stando seduto e tenendo la “campana” sopra i miei piedini (era troppo grande per me). Mi insegnò subito una canzone: “E lucevan le stelle”. La imparai a memoria, sapevo tutte le note e tutt’oggi, a distanza di 45 anni, la saprei suonare.
    Siamo sopravvissuti alle follie del genere umano fino ad ora. Sopravviveremo anche a queste. Ma ad un patto: di non piegarci ai soprusi e di non aver paura. E di chiedere la verità, come per Giulio Regeni.
    Siamo in grado di comporre e suonare capolavori come questi due che vi lascio (ascoltate le parole del Nabucco … “O t’ispiri il Signore un concento, che ne infonda al patire virtù”). Non possiamo avere paura. Di nessuno.

    Buon 2017 a tutti.
    Luca Carmignani

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