L’occhio che uccide [Peeping Tom], Michael Powell 1960 [Tv118] – 8

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Sbalordisce e quasi spaventa la quantità di cinema che ha attinto da questa pellicola. Tanto Hitchcock, tantissimo De Palma, un po’ tutti quelli che hanno voluto proporre opere cinematografiche che pulsano sulla scopofilia, il voyeurismo, l’atto del guardare. All’epoca, la benpensante critica inglese lo fece a pezzi. Ora è il classico cult movie.

Uscito dal lungo sodalizio con Emeric Pressburger, Powell esegue la partitura composta dal crittografo Leo Marks e fotografata da Otto Heller. Come attore protagonista, sceglie Carl Boehm (pseudonimo di Karlheinz Böhm), già Francesco Giuseppe nella romanticissima trilogia sulla Principessa Sissi.

Londra, quartiere di Soho: Mark Lewis, operatore cinematografico timido e riservato, si presta anche a fare fotografie pornografiche. Il padre (famoso psichiatra) gli ha lasciato una grande casa, che Mark affitta in parte. Ma il piano di sopra è il suo regno: vi conserva gli “appunti” del padre (audio e video), studioso della paura al punto da sottoporre il suo unico figlio a prove disgustose per coglierne le reazioni in diretta. L’infanzia da cavia ha lasciato in Mark il bisogno di filmare le espressioni di terrore delle vittime di un omicidio. E uccide. Prima una prostituta, poi una collega attrice. Nascosta nel treppiede della macchina da presa, una lama acuminata: si aggiungono scene al documentario che Mark rivede nel suo appartamento… Mentre la polizia indaga sul serial killer, conosce Helen, una giovane affittuaria che sembra attratta da lui, e la madre cieca, che ne intuisce la patologia…

Film a basso budget ma di smisurato talento, «Peeping Tom» indaga nell’abisso che sta fra il sesso e la morte, l’orrore e il masochismo. Gioca con la suspense, ma non manca di umorismo (un anziano tratta sul prezzo d’acquisto di un album di foto pornografiche, dimenticando i giornali su cui aveva finto di interessarsi).

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