Il promontorio della paura [Cape Fear], John Lee Thompson, 1962 [Tv119] – 8

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Impressionò Scorsese al punto da volerne realizzare il remake. Il thriller con Gregory Peck e Robert Mitchum nasce dal romanzo «The Executioners» di John MacDonald, e venne esaltato dalla fotografia in bianco e nero da Sam Leavitt, e dalle partiture hitchcockiane di Bernard Herrmann.
Sposato e con una figlia adolescente, ricco e sulla cresta dell’onda, l’avvocato Sam Bowden vede crollare il suo mondo quando dal passato riappare Max Cady: appena uscito di galera, condannato a otto anni per stupro, è fermamente convinto che la colpa sia proprio di Bowden. È presto chiaro che Cady intende vendicarsi, e che i suoi bersagli sono le donne della famiglia Bowden. L’irreprensibile avvocato comprende che la Giustizia non può offrirgli alcuna protezione. Comincia la sua discesa agli inferi, abbandonando ogni remora morale e deontologica pur di farsi giustizia da sé.

Astuto e spietato, indifferente al dolore, Cady è artefice di una persecuzione devastante. Ai Bowden non servono l’amico poliziotto (Martin Balsam) o i pedinamenti dell’investigatore (Telly Savalas). Le perversioni sessuali dell’ex carcerato si scaricano su un’altra vittima, che rifiuta di sporgere denuncia, terrorizzata dalle possibili conseguenze. Il crescendo di violenza passa dall’avvelenamento del cane dell’avvocato, alla seduzione della figlia adolescente, all’uscita da scuola. Le atmosfere si fanno sempre più torbide e ossessive, il pubblico sa che l’atto conclusivo del dramma prevede lo scontro diretto fra Peck e Mitchum. La location: Cape Fear, nelle paludi della Florida, sulla casa galleggiante dell’avvocato, che non esita a usare moglie e figlia come esche della trappola.

Nonostante De Niro non lesini gli sforzi, non arriverà a superare la malvagità di Mitchum, quella miscela incandescente di violenza ed erotismo, delirio e depravazione.

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