Il profumo dell’invisibile, Milo Manara

Diventare invisibili: chiunque, con varie motivazioni, l’ha sperato. È una forma di potere quasi assoluto, consente di fare quello che si vuole senza doverne rendere conto a nessuno, perciò ha suscitato l’interesse del fantascientifico Wells, che nel 1881 pubblicò «L’uomo invisibile» (nel 1933 James Whale ne ricavò il film omonimo con Claude Rains, nel 2000 Paul Verhoeven ha diretto «L’uomo senza ombra», con Kevin Bacon e Elisabeth Shue).

profumo_invisibile_manara_2_Manara si discosta dalla dimensione tragica del testo di Wells, vira in commedia le potenzialità della situazione. Immagina un inventore a cui non importano fama e ricchezza, ma che dalla sua scoperta – una pomata che rende invisibili, con una lieve scia d’odore di caramello – cerca di ottenere solo l’amore di Beatrice, una famosa ballerina, che scopriremo essere viziosa e crudele. La vera protagonista della storia è Miele, l’assistente della ballerina, costruita sulla Kim Basinger di «9 settimane e mezzo» (a me sembra somigli più a Sydne Rome).

L’inventore non è esattamente affascinante, il suo è un amore platonico e contemplativo, ma la vicinanza con Miele – un tipo dipolare, ingenua quanto maliziosa – ha effetti conturbanti (la pomata va spalmata sul corpo nudo). Senza essere visto, l’inventore scopre la natura nascosta di Beatrice, indegna di suscitare un tale sentimento amoroso. Miele fa da apripista al timido scienziato, che comincia a vedere le donne con altri occhi.

I limiti delle sceneggiature di Manara escono confermati dallo sviluppo di questa storia e dalla banalità dei dialoghi, quasi mai all’altezza dell’intuizione di partenza… Inevitabile notare il sapore felliniano del finale: il grande tendone sotto il quale doveva esibirsi Beatrice viene trascinato in mare da una tempesta.

profumo_invisibile_manara_1_Sono 60 tavole in bianco e nero, uscite nel 1986 per «L’Echo des savanes». Cinque anni dopo, Manara riprende il pretesto narrativo e confeziona altre 44 tavole per i supplementi estivi di «Panorama». Non c’è Miele, ma Bruna (capelli neri, per il resto quasi identica). La ragazza è banalmente ambiziosa, vuole usare la pomata dell’invisibilità per ricavarne il massimo profitto: intende “diventare ricca, ricchissima. Ricca da fare schifo”. Perciò, cerca di rubare l’invenzione al suo artefice, lo ricatta, il professore si vendica, la situazione sfugge di mano a entrambi: è un mondo di squali, in cui l’avidità e la violenza possono emergere in qualsiasi momento.

La trama risulta, se possibile, ancora più esile della precedente. L’unico, azzeccato colpo di scena ha a che fare con chi riesce a mettere le mani sulla pomata, e comincia a usarla per soddisfare le proprie curiosità sessuali. Infine, il plot si sfilaccia, si ingarbuglia, diventa caotico (oserei dire lisergico), sfiorando la questione del terrorismo internazionale.

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2 Responses to Il profumo dell’invisibile, Milo Manara

  1. 321Clic says:

    E infatti la storia più bella disegnata da Manara rimane “Tutto ricominciò con un’estate indiana”.

  2. Pingback: Manara è sempre lo stesso | RUDI

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