Le Elvetiche, quando Pratt rende Corto immortale

Corto Maltese in Svizzera nel 1924, nel Canton Vallese, dalle parti di Paracelso, Hermann Hesse e delle leggende del Sacro Graal.

La Svizzera, spiega a Corto il vecchio amico, professor Steiner, dell’università di Praga, è “un paese pieno di cose nascoste. Qui si danno appuntamento alchimia, magia, astrologia, leggende”, tradizioni religiose ed esoteriche.
Accompagnando Steiner, nella casa di Hesse, Corto scopre che lo scrittore è interessato all’alchimista Paracelso. Ha appena scritto «L’ultima estate di Klingsor», e al giovane Klingsor, che si presenta ad accoglierli e poi lo rimprovera per la sua incredulità, Corto replica: “Non è vero. Io credo nella fantasia dorata celtica e anche in quella verde tropicale del voodoo, ma ho dei dubbi su quella svizzera”.

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Corto sogna ed entra in un sogno dai colori pastello, nel quale c’è posto per la Morte con la sua falce, per un gruppo di scheletri danzanti, e persino per King Kong, non ancora apparso a Hollywood. Inconsapevolmente, beve alla fonte dell’eterna giovinezza e conquista l’immortalità senza averla cercata. Pratt cita la «Danse Macabre», musicata da Camille Saint-Saëns, e va a chiudere quest’opera con un processo onirico in cui il Diavolo (in veste di caprone barbuto) fa da pubblico ministero e la giuria è composta da figure riconducibili allo spiritismo ed alle arti arcane come Merlino, Balal di Sennaar, Eva, Giovanna D’Arco e, a sorpresa, Rasputin. Corto ne esce assolto. Al risveglio, saluta Steiner e Hesse, e parte per Zurigo sull’auto di Tamara de Lempicka.

Storia ellittica ed ermetica, metafisica e impenetrabile, una delle meno immediate fra quelle in cui Pratt ha calato il suo marinaio. A un certo punto Corto si rivolge a un’entità arcana con parole sibilline: “Dal giorno in cui ho cercato di mostrare come certi aspetti della storia si spieghino solo con l’intervento delle società segrete, dal giorno in cui ho detto questa cosa, in molti hanno cercato di evitarmi e anche di eliminarmi”.

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