Sentenza politica: la Corte spinge per arrivare al 2018

Qualunque giudizio della Corte Costituzionale sui 3 referendum promossi dalla Cgil avrebbe suscitato polemiche. La sentenza di ieri sancisce che si dovrà votare sui due quesiti a minor impatto simbolico, mentre non si potrà farlo sull’articolo 18.

La sensazione – non avendo letto le motivazioni della sentenza, che saranno pubbliche fra un mese – è che la Corte sappia bene in che Paese vive e in quale momento storico. I 14 giudici costituzionali, del resto, sono stati nominati dal parlamento e dal Quirinale, e non vivono in una torre d’avorio.

Perciò, sembra evidente che le ragioni di opportunità abbiano prevalso su quelle strettamente giuridiche. Nel 2003, infatti, un referendum sull’art. 18 si poté celebrare – veniva chiesta l’estensione della tutela reale, ovvero del reintegro nel posto di lavoro nel caso di licenziamenti illegittimi, in tutti i luoghi di lavoro, senza soglia alcuna – non si raggiunse il quorum, ma oltre l’86% di coloro che andarono a votare dissero di Sì.

Nel 2003 sì, nel 2017 no.
Oggi, senza quel quesito, pare evidente che un referendum non raggiungerebbe mai il quorum. Dunque, si chiede al Parlamento di intervenire sulle leggi che disciplinano voucher e appalti, per correggerne gli aspetti più evidentemente nefasti.
In altre parole, la sentenza della Corte allunga la vita di questo Parlamento.

C’è da scommettere che anche la sentenza sull’Italicum, prevista intorno al 24 gennaio, fornirà un’ulteriore bombola di ossigeno a queste Camere, e la mediocrissimo Governo a cui hanno votato la fiducia.

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7 Responses to Sentenza politica: la Corte spinge per arrivare al 2018

  1. willerneroblu says:

    Traspare nostalgia per il governo precedente…

  2. Sara says:

    La stessa Corte che si è pronunciata contro il blocco della rivalutazione delle pensioni fissato dal governo Monti?

  3. eoloros says:

    Rudi hai una notevole capacità di analisi che mi porta a seguire con interesse anche i tuoi post non interisti. Mi sembra che in questo caso tu non entri nel merito della decisione (premettendo che non sono ancora note le motivazioni) e quindi attribuisca alla Corte una decisione di convenienza in funzione delle circostanze (che peraltro condivido). Avrei dato un altro titolo al post: “La sentenza della corte toglie un ostacolo al prosieguo della legislatura” che è un dato di fatto . Quello attuale dice che la Corte ha fatto un atto politico e non è (ancora) dimostrato.

    Per onestà intellettuale mi attendo un commento sulla CGIL ed i Voucher (forse mi è sfuggito? in caso chiedo venia). I dati diffusi da Boeri sono eclatanti, Mi viene da pensare alle accuse di dilettantismo rivolte alla Raggi su questo Blog.

    • Rudi says:

      Grazie per i complimenti. Ho firmato i 3 referendum, nella convinzione che dopo la vittoria del Sì il 4 dicembre – quando ho firmato, era questo che pensavo – servisse un conflitto politico-sociale per impedire a Renzi di superare ogni limite. Dunque, una firma di autodifesa. Ho simpatia per la Cgil perché ci lavorò mio babbo, ma non mi sfuggono le sue contraddizioni (uso dei voucher compreso).
      Questo post voleva solo esprimere la convinzione che non vi siano poteri tecnici avulsi dal contesto che li ha nominati. Questa sentenza riesce a disinnescare il conflitto più esplosivo e offre al Parlamento un movente per durare. Poi c’è Poletti, la tipica buccia di banana…

  4. francesco says:

    qualunque decisione è politica. anche far votare sul quesito non abrogativo ma propositivo della CGIL. in questo caso si sarebbero sprecati le critiche alla corte per le ragioni opposte alla tua, e sarebbero state ugualmente critiche politiche e non di diritto. su tutto, quella intervista a Boeri uscita un paio di giorni fa è encomiabile. raramente mi ritrovo al 100% nei pensieri di una persona, e nel suo caso è stato così. dal giudizio sui voucher a quelli sul sindacato. così come mi ritrovo al 100% nella così poco filopadronale posizione del ministro Calenda sul tema alitalia

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