Chesil Beach, Ian McEwan (2007)

Comincia così: “Erano giovani, freschi di studi, e tutti e due ancora vergini in quella loro prima notte di nozze, nonché figli di un tempo in cui affrontare a voce problemi sessuali risultava semplicemente impossibile”.
Edward e Florence hanno 22 anni, lui si è appena laureato in Storia, lei è un’ottima violinista, si sono sposati in chiesa, a Oxford, e sono venuti in un albergo sulla costa del Dorset, che guarda “sulla sconfinata distesa di ciottoli di Chesil Beach”. È metà luglio, il lettore – grazie alla concisione allusiva di cui McEwan è maestro – può dedurre che siamo nei primi anni Sessanta, appena prima dello scoppio della rivoluzione sessuale.

La coppia sta cenando, fra poco l’avventura erotica è destinata a cominciare: Edward non vede l’ora, anche se ha paura di commettere errori e fare brutta figura; Florence, invece, è terrorizzata, anzi nauseata dall’atto che sa di dover compiere.
Per entrambi, quella prima volta riveste un significato solenne, rappresenta uno “spartiacque esistenziale”. Sono innamorati, timidi, ingenui, e si sono piaciuti anche per questo: “una donna più esplicita ed esigente, una donna libera, avrebbe potuto terrorizzarlo”. Erano passati mesi dalla prima volta in cui le aveva visto il seno nudo, a quando l’aveva toccato, a quando l’aveva baciato, altri mesi prima di arrivare ai capezzoli. D’altro canto, lei “lo amava, desiderava compiacerlo, ma doveva superare una buona dose di ripugnanza”.

Chesil Beach

McEwan sa enfatizzare la tensione psicofisica che si impadronisce di entrambi alla fine della cena, il lungo bacio inconsapevolmente vissuto con significati opposti, ma sa anche raffreddare la tensione che si impossessa del lettore: fa un passo indietro, apre un flashback sull’adolescenza di Edward e Florence e sul fortuito primo incontro, presso la sede dell’oxfordiano Comitato per il disarmo nucleare. Per entrambi, il matrimonio rappresenta il passaggio necessario affinché “l’esistenza prendesse il via”. Presto avranno un’altra “prima volta”, votando laburista alle elezioni.

Tradotto da Susanna Basso, si chiude con una nota dell’autore, ancora una volta perfidamente ambiguo: “I personaggi di questo romanzo sono frutto di invenzione e non corrispondono pertanto a persone reali né vive né morte. L’albergo di Edward e Florence, situato a poco più di un miglio a sud di Abbotsbury, nel Dorset, su un’altura erbosa, alle spalle del parcheggio della spiaggia, non esiste”.

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