Espiazione, Ian McEwan 2001

Siamo all’incrocio fra la tragedia classica e il romanzo di formazione. Il fulcro della storia è una ragazzina, Briony, “una di quelle bambine possedute dal desiderio che al mondo fosse tutto assolutamente perfetto”. Le più esposte ai sogni e alla delusione. Tredicenne con la passione per i segreti, Briony tiene un diario chiuso con un lucchetto, e lo scrive in un codice di sua invenzione, ma “niente della sua vita era sufficientemente interessante o scandaloso da meritare di essere tenuto segreto”. Le piace scrivere: nei suoi racconti e nelle sue commedie può riversare tutte la sua immaginazione.

espiazione-copLa sorella maggiore, Cecilia, è tornata a casa dopo gli esami universitari; intrattiene un rapporto teso e ambiguo con Robbie, amico d’infanzia, orfano di padre e figlio della governante, a cui i genitori di Cecilia hanno pagato gli studi. Siamo in una villa vittoriana nella campagna inglese, proprietà della famiglia Tallis, nell’estate del 1935. Anche Cecilia ha un’indole sognatrice: all’arrivo del fratello Leon (di due anni più grande) insieme all’amico Paul, si chiede se quello sconosciuto “poteva essere l’uomo che avrebbe sposato, e se avrebbe quindi ricordato quel particolare momento per il resto della vita, magari con gratitudine, o con amaro rimpianto”. Poco dopo accarezza la prospettiva “di accasarsi con un uomo del genere: quasi bello, enormemente ricco e irrimediabilmente cretino”.

C’è una maestria inafferrabile, una studiata lentezza, nella prosa di McEwan, mentre fa entrare in scena i personaggi, li presenta e li collega fra loro, alludendo a infiniti, possibili sviluppi. Il pathos dell’attesa è costruito con passaggi mirabili: “Negli anni a venire avrebbe ripensato spesso a quel momento” – pensa Robbie, che ha appena scoperto di essere innamorato di Cecilia e sta per incontrarla. Il lettore è spinto a credere che qualcosa di fondamentale stia per succedere. E in effetti succede…

Le pagine scorrono insinuando una sensualità non disgiunta dalla morbosità, in cui è facile confondere una passione con una violenza. Briony arriva a concepire “il male” come un “fenomeno ingannevole e complesso”, è lei l’artefice del disastro, la sua immaginazione trasforma un equivoco in una catastrofe: la valanga precipita irresistibile, travolgendo ogni razionalità.

La seconda parte del romanzo si apre con uno stacco brusco: Robbie Turner è al fronte, nel nord della Francia. Ha passato 3 anni e mezzo in carcere, poi si è arruolato nell’esercito (è questa la sua forma di espiazione). Cecilia gli è sempre stata vicina, scrivendogli ogni settimana; ha troncato ogni rapporto con la sua famiglia: “Ti si sono rivoltati contro, tutti quanti, persino mio padre. Devastando la tua vita, hanno distrutto anche la mia. Hanno scelto di credere alla testimonianza di una stupida ragazzina isterica. Anzi, l’hanno incoraggiata, non lasciandole spazio per un eventuale ripensamento”. In una lettera a Robbie ammette che lui ha capito prima di lei la natura del loro sentimento…

La prima parte è eccelsa, il seguito non altrettanto, ma sono magnifiche le pagine finali, sul “potere assoluto” del romanziere nei confronti dei protagonisti delle storie che sceglie di raccontare (l’epilogo è l’autocoscienza di Briony, scrittrice di successo, ormai settantacinquenne, torna nella vecchia casa di famiglia, ora trasformata in albergo, per la festa di compleanno).

Tradotto da Susanna Basso; in copertina, fotografia di Chris Frazer Smith.

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