Batman Year Two

Trama e dialoghi sono di Mike W. Barr, il primo capitolo è disegnato da Alan Davis (matite) e Paul Neary (chine), i tre successivi da Todd McFarlane (matite), e Alfredo Alcala. In Italia, uscì come inserto staccabile allegato a «Corto Maltese», nel 1991.

L’Anno Due segue l’Anno Uno narrato da Frank Miller e David Mazzucchelli, che evidenziò quanto il pubblico fosse affamato di storie sul Batman delle origini, quando Bruce Wayne non aveva ancora esperienza, Gordon faceva carriera nella polizia, si inventavano codici come il “bat-segnale” e i nemici, per quanto efferati, agivano solo a Gotham ed esibivano ambizioni ancora ragionevoli e limitate.

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Barr sceglie di mostrare Batman quanto Bruce Wayne. E descrive una sfortunata, melodrammatica love story fra il playboy filantropo e un’insipida protagonista femminile, Rachel Caspian. È la figlia di colui che vent’anni prima agiva da vigilante mascherato nei panni del Mietitore, distribuendo la sua ferale, sommaria giustizia. Rachel non lo sa, ma il ritorno in città del padre è motivato anche dal bisogno di reindossare quei panni e riprendere la sua personale guerra al crimine. Quel che Bruce Wayne non sa, invece, è che l’attrazione che prova immediatamente verso quella giovane donna produrrà in lei un fortissimo turbamento: Rachel, infatti, sta per farsi suora.

Il lettore scopre che la madre di Rachel venne uccisa esattamente come i genitori di Bruce, da un piccolo criminale, una sera, all’uscita da uno spettacolo, davanti agli occhi dell’unica figlia; il padre, invece, si salvò, restò traumatizzato e decise di dedicare tutta la sua esistenza alla vendetta.
Il Mietitore valuta Batman un debole, perché non uccide i suoi nemici. Pur di sconfiggerlo, Batman arriverà ad allearsi con la criminalità di Gotham. Peggio, al suo fianco, come partner, si impone la figura di Joe Chill, colui che venticinque anni prima uccise i coniugi Wayne.

Non ho mai amato lo stile di McFarlane, la sua inclinazione verso il grottesco, per cui preferisco l’interpretazione grafica di Davis, che pure non mi entusiasma.

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