Ian McEwan, le mie letture

Buona parte delle mie purtroppo vaghe idee su come comporre un romanzo – come organizzare i materiali della trama, i fatti, i personaggi e l’intreccio, la gestione dei tempi e dei dialoghi – mi vengono dalla lettura di McEwan. Ogni volta che lo leggo, resto immancabilmente colpito da una delle sue soluzioni, e prendo appunti come su un libro di testo. Quanto mi piacerebbe assorbire la sua densa scorrevolezza, le mutevoli forme narrative…

La ballata di Adam Henry, 2014

Blues della fine del mondo, 2007

Sabato, 2005 (anche qui)

Cortesie per gli ospiti, 1981

Solar, 2010

Cani neri, 1992

Chesil Beach, 2007

Espiazione, 2001

In fondo all’edizione italiana di «Espiazione» è riprodotta una dichiarazione rilasciata da McEwan alla BBC:

“A quanto pare scrivere non è un’attività che si semplifica con l’andare del tempo; non è possibile “buttare giù” un romanzo solo perché si fa questo mestiere da qualche decennio… È fondamentale convincersi di avere tra le mani qualcosa di nuovo, di fresco, qualcosa che sia decisamente diverso da tutto ciò che l’ha preceduto, anche se può trattarsi solo di un’illusione… Continuo a credere che tra un romanzo e l’altro sia necessario inserire un pezzo di vita; mi pare che ogni romanzo debba essere scritto da una persona leggermente diversa”.

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