La La Land [id.] – Damien Chazelle, 2016 [cine3] – 9

Il film più atteso dell’anno è così bello da far male agli occhi. Lo rivedrò senz’altro e intanto provo a dare un ordine alle prime suggestioni, a partire dal fatto che nel cinema nulla si crea e nulla si distrugge, e purtroppo Nanni Moretti non ci ha dato il musical sul pasticcere trotzkista, nonostante avesse intuito che il musical – come il western, il muto, il bianco e nero – non morirà mai.

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Mia e Sebastian, Emma Stone e Ryan Gosling, somigliano a una mia nipote e a Bjorn Borg. Nei loro occhi e nei loro corpi, Chazelle ha intravisto il mito identitario di “L.A.”, o meglio Hollywood, la terra promessa dopo il Klondyke, il luogo magico di chi cerca fortuna nell’industria dei sogni… «La La Land» racconta una storia raccontata mille volte, struggente come la prima volta. Parla di magia e di stupore, di inseguire il sogno e dei prezzi che si è disposti a pagare. Della natura dei sentimenti, della fedeltà a se stessi e alla persona amata, di ciò che si cerca nell’altro, di ciò che si trova, di ciò che si perde. Qualcosa si perde, è inevitabile, in un percorso accidentato, che si apre su varie sliding doors.

Il musical è la lingua perfetta per stilizzare questi concetti. Ha il fascino dell’irrealtà, l’eleganza dei costumi e delle luci (qui le coreografie sono davvero sublimi), la geometria ordinata che manca alla vita vera, il sottotesto della musica e delle parole, frasi che non pronunceresti nella vita vera eppure sembrano le uniche possibili.
Mentre sei lì a chiederti quante decine di prove siano state necessarie per realizzare la scena che apre il film – il più meraviglioso ingorgo stradale della storia del cinema -, può venirti voglia di rivedere «West Side Story» e «Hair», «Cantando sotto la pioggia» e «Across the Universe». Ma anche «Un sogno lungo un giorno» e «Les parapluies de Cherbourg».

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Chazelle celebra Hollywood e il cinema, celebra persino il jazz di Monk e Bird, ma lo fa con il disincanto di un trentaduenne che sa vedere oltre e dietro la superficie. Mostra l’artificiale allegria di un party, gli sguardi della cameriera verso le star, la pellicola di Gioventù bruciata che va a fuoco e il cinema Rialto che chiuderà i battenti, la crudeltà insita nei provini a cui devono sottoporsi quelli che sognano il successo. “Venerano tutto, ma non danno importanza a niente”, dice Sebastian a Mia.

Capolavoro, film quasi perfetto: alla magnifica colonna sonora di Justin Hurwitz manca, forse, un motivo più orecchiabile, da canticchiare mentre esci dalla sala, e pensi a quando tornerai a immergerti in questo cinema.

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2 Responses to La La Land [id.] – Damien Chazelle, 2016 [cine3] – 9

  1. Interator says:

    Grazie Rudi. La recensione mi ha convinto.
    Vado a vederlo stasera stessa.

  2. Pingback: La La Land: divagazioni, consigli e confronti dopo la seconda visione | RUDI

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