Lo Spread a 203

Non è un buon momento, politicamente parlando.
Aver impedito, il 4 dicembre, che la repubblica diventasse presidenziale, e un quarantenne presuntuoso facesse i comodi suoi, non poteva bastare.
Il nuovo governo è così debole e sbiadito, che nessuno si azzarda a criticarlo: non sia mai che cade tutto il castello di carte e si precipita alle elezioni.
Lo stesso Renzi è stato ridotto a miti consigli, in attesa di riaccendere il lanciafiamme (succederà, statene certi: è la sua natura). Il Pd è una federazione di interessi divaricanti che non deflagra solo per l’enorme potere accumulato, già il rischio di perderne un pochino fa fibrillare l’intero organismo, risvegliando persino D’Alema.

Non si voterà ad aprile, figuriamoci.
Non si voterà nemmeno a giugno, ogni scusa è buona per rinviare il voto: fare una legge elettorale “armonica” fra Camera e Senato… svuotare i referendum della Cgil… garantire alla Commissione Europea che pagheremo i debiti aggiuntivi a suo tempo graziosamente concessi per agevolare il governo e fermare i populismi… eccetera.

Davanti a una pizza, mentre guardavamo il Napoli dilagare sul Bologna, discorrendo con due amici dalle idee assai simili alle mie, mi è venuto da chiedere cosa sia desiderabile. Non cosa sia “il bene del Paese” (chi siamo noi per saperlo). E nemmeno cosa sia meglio per la sinistra o quel che ne rimane. No. Mi basterebbe capire cosa mia meglio per la nostra vita, di noi e tre e rispettive famiglie, nel quadro di uno svuotamento della democrazia che altrove ha portato a Trump e prepara il conto anche a Francia e Germania.

Ottimo il Napoli, buona anche la pizza, ma non siamo riusciti a trovare la risposta. Sappiamo che da questo governo non può venire niente di buono. Sappiamo che dalle prossime elezioni uscirà una maggioranza di salute pubblica, una larga coalizione a guida democristiana. Sappiamo che la prossima legge finanziaria sarà drammatica. Non sappiamo cosa sperare oggi.
Abbiamo concluso che il futuro non è nelle nostre mani, e a decidere quando mandare gli italiani a votare sarà ancora una volta lo spread.

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3 Responses to Lo Spread a 203

  1. Caro Rudi, è la conseguenza della vostra vittoria del No. Non rammaricartene troppo altrimenti il nostro confronto fissato per il 4 dicembre 2017 dovremo anticiparlo.

    • francesco says:

      Si. I sostenitori del NO, quelli intelligenti e che qualche dubbio lo avevano, anche se magari non lo esprimevano, stanno constatando che sta andando peggio del previsto. Dire “io lo avevo detto” mi fa solo un po rabbia ma spero ancora in un miracolo

  2. La mia domanda è: tutti i tuoi amici hanno idee assai simili alle tue. Oppure frequenti anche persone che hanno idee diverse e contrapposte alle tue?

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