La La Land: divagazioni, consigli e confronti dopo la seconda visione

Una decina di giorni fa ho visto «La La Land» – QUI – in versione originale; ieri pomeriggio nella versione italiana. Potendo scegliere, meglio la prima, ma sono almeno altrettanto importanti la grandezza dello schermo (vertiginoso revival del CinemaScope) e la qualità dell’amplificazione.

Secondo: mi sono tolto gli ultimi dubbi sul cinema a 2 euro. È una pessima idea. Un’idea populista nel senso peggiore del termine. Anziché avvicinare al cinema chi non ci va, allontana dal cinema chi lo frequenta spesso. Colpa della maleducazione di un pubblico (smartphone accesi, vibrazioni e beep alla chiamata, chiacchiere come si fosse sul divano) ormai incapace di estraniarsi per due ore dalle peggiori abitudini giornaliere. Quanto alla questione del prezzo, materialisticamente parlando, è pura idiozia, se si considera alle varie promozioni (3, 4, 5 euro; studenti, anziani) sempre disponibili, e al fatto che tanti sono disposti a spendere 10-20-30 volte tanto per andare a teatro, a un concerto, in discoteca. Sinceramente, aggiungere un paio di milioni di biglietti al botteghino grazie a questa ulteriore svendita del cinema, mi sembra penoso.

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Il film? Mi è piaciuto come la prima volta. Ora che non è più nuova, la musica rimane in testa con maggiore intensità, e certi passaggi della trama risultano più nitidi. Nelle interpretazioni, ho rivalutato Emma Stone, mentre Ryan Gosling mi sembra penalizzato dal doppiaggio. Ho potuto far caso al limitatissimo numero di stacchi durante i numeri musicali, agli sfondi del balletto sulla highway, a coreografie e geometrie, gesti delle mani e dei piedi, alle più esplicite citazioni cinematografiche, ai tagli che deve aver subito il ruolo di Rosemarie DeWitt (scoperta in «Rachel sta per sposarsi» di Demme, amante di Don Draper in una delle prime stagioni di «Mad Men», rivista in «Promised Land» di Van Sant)… mi sono sporto in avanti per cogliere l’attimo dello stupore di Seb che rivede Mia, e lo sguardo di riconciliazione che i due si scambiano.

In questa decina di giorni, mentre nasceva un vasto fans club, si diffondeva anche una cupa, snobistica astiosità verso questo capolavoro. Certe critiche non tollerano il travolgente successo: «La La Land» si appresta a vincere almeno una mezza dozzina di Oscar, dopo aver raccolto 14 Nominations, eguagliando il record di «Eva contro Eva» (Mankiewicz) e «Titanic» (Cameron). Il musical sembrava morto, e invece arriva un film che colpisce al cuore, ti porta dritto al centro di un cliché amoroso, ti abbassa le difese razionali, ti incanta e ti spinge a emozionarti per le stesse cose che provavi a vent’anni. Riporta in superficie emozioni che avevi dimenticato: il finale è struggente, gonfio di un romanticismo quasi insostenibile, e tuttavia freddamente logico, nel mostrare come la vita separi i sogni dalla realtà, le passioni dai progetti.

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Non ho cambiato idea su ciò che avevo scritto d’impulso: «La La Land» ha qualche limite musicale, alcune canzoni non mi sembrano perfettamente rifinite, ma la forza visiva ed emotiva delle immagini è stupefacente. Mia e Seb si giurano amore eterno, credono in quelle parole, eppure va diversamente. L’amore è stato una risorsa, poi un peso, poi una responsabilità, poi una contraddizione fra ciò che si vuole e ciò che si deve all’altro. Mia l’aveva detto a Seb: “La gente adora le persone che hanno una passione perché le ricordano quello che hanno dimenticato”. Avrebbe potuto aggiungere, che troppa felicità è insostenibile.

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3 Responses to La La Land: divagazioni, consigli e confronti dopo la seconda visione

  1. Dal precedente post non avevo capito se ti era piaciuto o meno; mi fa piacere leggere che l’hai apprezzato.

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