«The Night Of»: nessuna consolazione, a parte il gatto

«The Night Of» non è tanto un’indagine intorno a un omicidio, quanto un’investigazione psicologica sui concetti di verità e potere, manipolazione e compromessi per sopravvivere. Al delitto si chiede di agire come espediente narrativo, scatenando una quantità di conseguenze.

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Arriveremo alla fine senza che nessuno ci mostri cos’è successo nel paio d’ore di buio assoluto, quelle in cui l’omicidio è stato commesso e delle quali Naz non ha alcun ricordo. Sapremo molte altre cose che sono accadute in quell’intervallo di tempo. Vedremo altri possibili moventi, altri possibili colpevoli, il “ragionevole dubbio” spaccherà la giuria popolare. Lo stesso Naz non ha detto tutta la verità nemmeno ai suoi avvocati. Insomma, l’incertezza non svanirà e si dovrà imparare a non fidarsi delle apparenze. Il “finale aperto” lascerà nello spettatore una forte amarezza, rafforzata dalla percezione per cui l’odierno “scontro di civiltà” si nutre di odio, pregiudizi e sospetti. Innanzitutto, di mancate verità.

Scrittura e regia puntano molto sui dettagli. Attimi, oggetti, sguardi, costituiscono pezzetti di un quadro da ricomporre, e ce n’è sempre qualcuno che manca. Decine di telecamere stradali sono state accese dopo l’11 Settembre, ore e ore di immagini da vivisezionare, ma alla fine manca l’immagine risolutiva.
La vita di Nasir è uscita comunque sconvolta; la sua discesa agli inferi (Riker’s Island) l’ha segnato non solo sulla superficie della pelle, sa che molti lo percepiscono colpevole, persino nello sguardo della madre scorge un’insopportabile ambiguità. Il suo rito di passaggio è di aspra vistosità: con un simbolico taglio dei capelli, Naz prende le distanze dalla tradizionale immagine di se stesso, e somiglia a un colpevole ben più di prima. Questa trasfigurazione fisica e psicologica è un autentico pezzo di bravura di Riz Ahmed.

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Anche la vita di Chandra – Amara Karan – la giovane avvocatessa che si è buttata sul caso a corpo morto, non sarà più come prima. A sua volta, l’ex detective Dennis Box non vuole invecchiare giocando a golf. Quanto a Freddy – Michael K. Williams – («The Wire», «Boardwalk Empire»), il detenuto più potente del carcere, nonché protettore di Naz, sfoga contro il sacco da boxe la perdita dell’unico individuo percepito come davvero innocente.

Identica a prima, invece, è la reazione automatica dell’avvocato John Stone, reso magnificamente da Turturro, quando riceve una chiamata e detta le solite regole basilari: il cliente non deve aprire bocca e preparare i 250 dollari della prima parcella. Se c’è uno spiraglio di luce, in questo viaggio al termine della notte, viene dalla disinvolta camminata del gatto che si è installato in casa Stone. Almeno l’avvocato è riuscito a riprendere il controllo sulla sua vita, si prende cura di qualcuno, ha imparato a combattere le allergie e ogni alibi psicosomatico. (4, fine)

UNODUETRE

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