L’Italia nella Nato, Pinotti come Andreotti (ma molto meno furba)

Ai primi di novembre, “Sbilanciamoci!” analizzò la legge di bilancio del governo Renzi e concluse che si trattava di una manovra dannosa per l’Italia e finalizzata solo a vincere il referendum.
Stime di crescita più alte del realistico, stime sulla disoccupazione più basse della realtà, voluta sottovalutazione del peso del debito pubblico, “coperture incerte” di spese certe… In particolare, si segnalava come il Governo non riuscisse a ridurre la spesa pubblica e che i ricavi da privatizzazioni fossero assai inferiori a quanto pianificato.

Ricopio: «Assenti interventi pubblici incisivi a sostegno della domanda interna, la promessa revisione delle aliquote Irpef è rinviata a data da destinarsi, le scelte fiscali premiano solo le imprese grazie alla previsione dei super ammortamenti, della riduzione delle imposte per le piccole imprese, delle garanzie pubbliche sugli investimenti e al programma Industria 4.0.
Le imprese godranno anche nel 2017 di due dei più costosi interventi realizzati dal governo: la decontribuzione, totale sugli assunti nel 2015 e parziale sugli assunti nel 2016, con un costo di almeno 7 miliardi l’anno e di almeno 20 miliardi nel quadriennio 2015-2018; la riduzione dell’imposta sulle società, l’IRES, dal 27,5% al 24% a partire dal primo gennaio, con un costo per l’erario di almeno 3,5 miliardi l’anno. Interventi costosi e non selettivi di cui beneficiano tutte le imprese indistintamente, non solo quelle che investono, crescono e creano occupazione e reddito».

Quanto agli investimenti pubblici – oggi tutti li dicono necessari, polemizzando con l’Europa – la legge di bilancio 2017 ha istituito un Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo di infrastrutture con una dotazione di 1,9 miliardi per il 2017, 3,15 miliardi per il 2018 e 3,5 miliardi per il 2019. Poca roba, se si considerano le destinazioni di queste risorse: trasporti, viabilità, infrastrutture, ricerca, difesa del suolo e dissesto idrogeologico, edilizia scolastica, attività industriali ad alta tecnologia, sostegno alle esportazioni, informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria… Per tutto questo, meno di 2 miliardi per l’anno in corso. Sei volte il costo degli F35, il famigerato “cacciabombardiere Stealth supersonico multiruolo”.

Ieri si sono riuniti i vertici della Nato con i ministri della Difesa dei Paesi che vi fanno parte; l’Italia vi ha inviato Pinotti, caschetto biondo reduce dalla platea di Sanremo, e la signora si è mostrata contrita perché l’Italia non ha mantenuto le promesse fatte a Obama di alzare le spese militari ai livelli che oggi minaccia Trump (sennò smobiliterà lui pure), ma il ministro ci ha anche tenuto a rimarcare che truppe italiane, parole sue, “sono presenti su tutti i principali teatri di guerra”.

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One Response to L’Italia nella Nato, Pinotti come Andreotti (ma molto meno furba)

  1. Laura Nava says:

    Senza entrare nel merito della destinazione d’uso, ahimè, di soldi che, doppio ahimè, non ci sono, credo che anche il più acceso oppositore di Andreotti troverebbe ingiustamente avvilente per il divo Giulio, date le proporzioni, il pur smorzato paragone con Pinotti.

    (Data la mia età anagrafica non ho vissuto, ma solo l’erto e studiato certe fasi, pertanto potrei averne una visione distorta. Ti chiedo scusa per l’irriverenza, Rudi.)

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